Pubblicato: mer, 13 Dic , 2023

Palermo, Borgo Parrini: il comune sfratta il bene confiscato alle mafie

Il Comune di Partinico revoca il comodato d’uso del bene confiscato alla coop antimafia NoE

Borgo Parrini di Partinico, vicino Palermo, è da poco tornato a vivere grazie al recupero di una comunità di artisti che lo ha ridipinto di colori e fantasia. Nel 2022 ha accolto 5 mila turisti, ed è già considerato una tappa obbligata. Qui la giunta di centrodestra ha revocato il comodato d’uso alla coop “No Emarginazione”(NoE) di un bene confiscato alla mafia: 5 ettari di terreni, in parte agricoli, che confinano con il borgo abitato.

Il motivo sarebbe scaturito da una modesta festicciola, che secondo il Comune costituirebbe gravi violazioni sufficienti alla revoca. La serata culturale constava in note balcaniche improvvisate, piatti altrettanto improvvisati, da food-truck, grazie ad un furgoncino recentemente acquistato dalla cooperativa. Un incontro informale sotto l’albero, con una spicciolata di commensali, ma ad una certa ora si sono presentate le forze dell’ordine per i controlli. Un blitz di tutto rispetto: a contrada Parrini, lo scorso 7 settembre, erano presenti niente meno che vigili urbani, polizia e carabinieri. Sono state elevate sanzioni amministrative e sanitarie. Come si legge nella diffida notificata dal Comune alla cooperativa “nel bene confiscato si svolgeva un evento musicale, privo delle necessarie comunicazioni e/o autorizzazioni e del preventivo pagamento della Siae, veniva segnalata la presenza di un autocarro adibito alla preparazione dei pasti ed alla vendita di bibite ed alcolici, diversi tavoli completi di sedie destinati alla consumazione dei pasti […] Inoltre era presente un complesso che suonava dal vivo”. Infine – contesta ancora il Comune – “il predetto evento, costituente uno di altri simili già svolti in precedenza, veniva pubblicizzato attraverso i social, con la precisa indicazione di servizi a pagamento per la consumazione della cena sul posto“. Il sindaco Pietro Rao, intervistato dalla stampa locale, ha dichiarato di attenersi al risultato di un’operazione congiunta delle forze dell’ordine. Il primo cittadino sostiene che i luoghi del bene confiscato sono stati affidati in comodato d’uso gratuito per finalità diverse.

La coop NoE  ritiene che si tratti di una “delibera politica” con altre finalità. Nelle precedenti serate estive non sono mai state sollevate contestazioni nè infrazioni. Non era previsto alcun biglietto d’ingresso; avvisi in veste amicale e informale sono stati inviati anche al sindaco, all’addetta di segretaria del sindaco e al responsabile del Suap, cosa che confermerebbe la buonafede degli operatori e di quanto fossero informati gli uffici comunali. Il legale della cooperativa mette in evidenza che alla festa del 7 settembre “hanno partecipato solo 16 persone” e che “nel verbale della polizia è stata accertata l’assenza di palcoscenico, assenza di amplificazione, di ballo e di somministrazione di cibo“. La procedura adottata dal Comune viene contestata anche nella forma, considerando che la revoca della concessione arriverebbe “dopo gravi e reiterate” violazioni avvenute nell’ambito di un contraddittorio, un confronto e un dialogo che in questo caso non sono mai avvenuti.

Il bene, tolto alla mafia, è stato assegnato alla coop NoE nel 1988. Prima non c’era nulla, i cittadini hanno acquistato trattore e piante. La coop non brilla negli affari. Riferiscono di aver perso 178 mila euro nel 2017 per un progetto con Invitalia e non hanno nemmeno partecipato alla richiesta fondi del Pnrr per problemi burocratici. Per diversificare le loro attività, a maggio hanno presentato un progetto per realizzare spettacoli, accoglienza scout e un campo giochi. Tuttavia, sembra che la giunta comunale voglia dare lo sfratto per creare attività più remunerative. A far gola sarebbe dunque un’area verde funzionale all’ingresso del bene, che potrebbe diventare un comodo parcheggio alle porte del grazioso borgo variopinto. Incalza anche l’ipotesi di un faraonico ampliamento dell’ospedale di Partinico, un ipotetico accordo tra Asp e Comune con un eventuale impegno della giunta comunale ad acquisire i terreni circostanti e funzionali all’ospedale, mentre l’Asp si farebbe carico delle spese per la progettazione del raddoppio dell’attuale superficie sanitaria, con reparti e pronto soccorso molto più ampi, lasciando intravvedere una possibile collaborazione con fondazioni sanitarie private.

Il primo cittadino, Pietro Rao è farmacista e imprenditore, fondatore della Rao Farmaceutici, specializzata nel settore veterinario nata a Partinico e poi cresciuta con sedi dislocate in tutto il territorio siciliano. E’ anche politico di lungo corso, ha iniziato nel Ccd, è stato deputato regionale con l’Mpa, si è candidato nel 2018 a sindaco con la Lega di Matteo Salvini; nel 2022 ha vinto le elezioni con la coalizione Forza Italia e Nuova Dc di Totò Cuffaro. Nel 2020 è stato consigliere comunale di minoranza nella giunta guidata da De Luca. In quello stesso anno Partinico è stato sciolto per infiltrazioni mafiose; Rao non era coinvolto nell’inchiesta ma ha sempre sostenuto che «non c’erano gli elementi per sciogliere il Comune per mafia; è stato tutto montato ad arte per giochi politici». Nella relazione firmata dal prefetto dell’epoca si legge che «sussistono elementi concreti, univoci e rilevanti tali da far ritenere un possibile collegamento tra l’amministrazione comunale e Cosa nostra». Di fatto, il paese è rimasto commissariato e anche alle ultime elezioni sono stati segnalati 5 incandidabili.

Il commissariamento ha messo i bastoni tra le ruote a Rao, che ha dovuto attendere fino al 2022 per essere eletto primo cittadino. Il risentimento non è ancora assopito, Rao nei mesi scorsi si è opposto al cambio nome dell’istituto scolastico del paese, che aveva deciso di intitolare la scuola a Felicia Bartolotta Impastato e al figlio Peppino. Il sindaco ha perfino indetto una seduta consiliare ad hoc pur di mantenere l’omaggio a Santi Savarino.

Partinico, però, ha iniziato a traballare nuovamente a giugno di quest’anno, con l’operazione della guardia di finanza “Vediamoci chiaro” che ha concretizzato una decina di arresti. Le indagini sono state condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo in collaborazione con la direzione provinciale dell’Inps e hanno svelato un giro di mazzette per finte invalidità con al centro il medico Agostino Genova, un dirigente dell’Asp di Palermo, presidente di alcune commissioni provinciali per l’invalidità civile; coinvolti intermediari e pubblici ufficiali corrotti. Sequestrati oltre 900 mila euro, orologi e gioielli, auto di lusso. I capi di accusa per il dottore sono corruzione e falso pubblico. Genova era anche assessore del Comune di Partinico. Alle ultime elezioni comunali del 2022 è stato candidato con la Dc di Totò Cuffaro prendendo oltre 500 voti. Nominato direttamente dall’amico Vasa-vasa come il responsabile dei rapporti con i partiti politici e le forze sociali per la Nuova DC, a Genova erano state assegnate anche le deleghe ai Servizi demografici, ai Rapporti con il consiglio comunale e all’Urp. “Un’allarmante illiceità caratterizza l’operatività delle Commissione invalidi e ciechi civili di Palermo, e, più in particolare, la figura del presidente Agostino Genova. Nel corso delle indagini è emersa l’esistenza di un sistema corruttivo diffuso e radicato nel tempo, che costituisce la regola di funzionamento della predetta commissione, fondato sullo stabile asservimento del presidente Genova agli interessi di alcuni soggetti intermediari collettori di pratiche”, scrive il gip nel provvedimento cautelare. Cuffaro e Rao si dichiarano estranei a quanto accaduto e attendono fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso, incrociando le dita che null’altro accada a Partinico.

Ma il sindaco non riesce ad avere un attimo di tregua. Un paio di settimane fa si è, infatti, scontrato anche con il deputato regionale Ismaele La Vardera. Ad infuocare gli animi il post sulla pagina del sindaco, contro i fondi stanziati per volontà di La Vardera, attraverso l’ex tabella H della Regione, all’emittente televisiva Telejato. Si tratta di un contributo di 20 mila euro per ristrutturare il bene confiscato alla mafia che di recente il Comune di Borgetto ha assegnato all’emittente radiotelevisiva. Borgetto è uno dei quartier generali della nuova DC di Cuffaro, paese di Nuccia Albano, medico legale e assessore regionale alla Famiglia, recentemente salita agli onori di cronaca per l’inchiesta di Report. L’assessore è figlia del boss mafioso Domenico Albano e soprattutto la sorella di Giovanni Albano, presidente della potente Fondazione Giglio di Cefalù che gestisce buona parte della sanità regionale. Neanche a dirlo, Rao è in scontro aperto con l’emittente di Pino Maniaci. La Vardera, che ha mosso i suoi primi passi da inviato proprio a Telejato prima di diventare una famosa Iena di Mediaset e poi passare alla politica, risponde e affonda la stilettata, sottolineando come il primo cittadino di Partinico abbia deciso di stanziare ben 85 mila euro alla ProLoco Cesarò per fare delle feste, il cui presidente è un grande fan della Nuova Dc e della corrente che sostiene Rao.

Diverso è il caso per la Coop NoE, il sindaco Rao, parole sue, “si attiene alle operazioni delle forze dell’ordine e all’applicazione della legge, perchè non siamo nella Repubblica delle Banane”.

La coop NoE è un presidio slowfood, con produzioni bio, impegnata con giovani e disabili. La gestione del bene in Contrada Parrini consta di alcuni fabbricati, che sono stati ristrutturati, e 5 ettari di terreno oggi ad uso agricolo. La cooperativa partecipa anche al progetto Desert-Adapt con l’Università di Palermo; con il sostegno e la collaborazione di alcune realtà svizzere, come Crowd Container, è impegnata nella creazione di filiere agricole etiche e sostenibili. NoE congiuntamente all’istituto comprensivo Dolci, l’azienda agricola Impastato e la coop Educamondo, fa parte del progetto “Food Forest – la buona terra”, promuove la produzione agricola sostenibile e l’aiuto ai giovani con disturbi dello spettro autistico, nella loro crescita professionale ed inserimento nel mondo del lavoro. Food Forest è la prima Comunità del cambiamento di Slow Food, nata dall’impegno congiunto di NoE e Valdibella, cooperativa agricola di Camporeale, finanziato e sostenuto da FPT Industrial – CNH Industrial (che produce macchinari agricoli), prevede la piantumazione di migliaia di alberi e la nascita di un giardino mediterraneo.

La coop NoE si oppone alla revoca dell’assegnazione del bene e ha presentato ricorso al TAR.

E’ stata indetta una manifestazione per giovedì 14 dicembre, una delegazione di NoE e alcuni volontari ad essa contigui si raduneranno di fronte alla sede dell’Agenzia Nazionale Beni Confiscati di Palermo. Congiuntamente, vi sarà anche lo spazio per un incontro formale negli uffici della medesima Agenzia per vagliare la situazione. Con il venir meno del rapporto fiduciario tra il comune di Partinico e la cooperativa, sollevati dubbi di conflitto di interesse in seno alla giunta comunale, il gruppo NoE chiede che la Prefettura e l’Agenzia Nazionale Beni Confiscati avochino la gestione del bene sottraendolo alle decisioni dell’attuale schieramento politico.

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