Pubblicato: Dom, 6 Apr , 2014

Morando: ”Salario minimo e carcere per chi non lo rispetta”

Depotenziamento della contrattazione di primo livello e salario minimo garantito i punti salienti del vice ministro dell’Economia

 

MorandoEnrico_R375Parole forti e chiare da Cernobbio da parte del vice ministro dell’economia Morando che, durante il suo intervento al workshop Ambrosetti di primavera dichiara: «Si potrebbe fare una legge sul salario minimo, e se dai da lavorare al disotto di quel salario non ti faccio la multa, ti mando in galera»
Termini perentori, quelli usati da Morando che indica la possibilità di questa legge a fronte delle nuove e mutate condizioni del rapporto tra parti sociali. L’idea esposta non è nuova e si attuerebbe in contemporanea al depotenziamento dell’efficacia dei contratti collettivi nazionali sempre più derogabili.

Secondo un sondaggio gestito dagli organizzatori del workshop primaverile, su circa 100 partecipanti, più della metà promuove l’operato delle esecutivo Renzi, ad ulteriore dimostrazione di come le politiche di riforma attuate e prospettate per il futuro siano in perfetta sintonia con le idee e gli umori della maggior parte degli imprenditori.

La nuova impostazione potrebbe come in Germania arginare fenomeni lavorativi che sono ai limiti dello schiavismo da un punto di vista lavorativo, abbassando tuttavia le restanti garanzie e l’efficacia dei contratti collettivi nazionali, derogabili in toto dalla contrattazione di secondo livello. Niente cifre da parte dell’esponente del Partito Democratico, che afferma di aver proposto solo un nuovo schema di rapporto contrattuale, tuttavia ha affermato l’importanza dell’azione di governo e della necessaria continuità per portare a termine il piano delle riforme «Per approvare il complesso della nostra riforma del sistema politico-istituzionale è ragionevole pensare che si arrivi alla fine di quest’anno, più facilmente ai primi mesi dell’anno prossimo»,invece «per avvicinare il sistema contributivo italiano alla media europea non bastano 10 miliardi, ma ne servono 32-33, soprattutto da tagli alla spesa: sono necessari tre anni se le decisioni vengono prese adesso»L’efficacia di queste riforme sarà tale «se l’orizzonte del governo si può prevedibilmente sperare sia il 2018», conclude Morando.

La proposta sul salario minimo si andrebbe ad inserire nella seconda parte del Jobs Act del governo Renzi e più precisamente nello schema di legge delega che darà avvio all’iter tutto parlamentare della riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, il riordino dei contratti e il sostegno alla maternità e alla conciliazione.

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