Pubblicato: sab, 1 Lug , 2023

Messico, ucciso da 25 sicari Hipólito Mora

assassinato il fondatore del movimento di autodifesa contro i Cartelli della droga

Una pioggia di piombo, mille proiettili e 25 sicari. Hipólito Mora, coltivatore di limoni, sapeva che prima o poi sarebbero arrivati a lui. Attivista di grande carisma e coraggio, era il fondatore del movimento armato di rivolta contro i narcos.

Era già sopravvissuto a due attentati, ma l’imboscata del 29 giugno non gli ha lasciato scampo. Fermato e sventrato il furgoncino blindato su cui Mora stava viaggiando assieme a quattro guardie del corpo, stava tornando a casa dal suo frutteto. Ferocemente uccisi e poi dati alle fiamme, a La Ruana, nel cuore della Tierra Caliente del Michoacán, in Messico. La polizia ha fatto sapere che all’operazione hanno partecipato circa 25 sicari e che sul posto sono stati raccolti oltre un migliaio di bossoli di calibri importanti, principalmente per armi lunghe ad alta potenza, che hanno così divelto il furgoncino blindato. I corpi sono stati trovati carbonizzati. Era la terza volta che ci provavano, negli ultimi otto mesi  i criminali avevano tentato di assassinare Hipólito Mora a novembre, nel limoneto che gestiva vicino a casa sua, e a marzo, nel centro della città. In entrambi i casi ci sono stati dei morti, ma lui ne era uscito illeso.

L’agricoltore aveva imbracciato le armi nel 2013 contro i gruppi criminali che hanno inondato di droga e morte la sua regione, per questo i narcos avevano messo una taglia sulla sua testa. Le minacce che riceveva da tempo hanno portato il Ministero della Sicurezza Cittadina ad acconsentire al blindato con le guardie del corpo. Le istituzioni negano la situazione critica, ma la regione è una delle aree più violente del Messico, dove i trafficanti di droga del cartello Jalisco New Generation e United Cartels stanno combattendo per il territorio da anni.

I compaesani riferiscono di aver sentito i primi spari alle 12 del mattino. Alcuni hanno ripreso in video la scena, raccontano di un AK-47 e armi da nove millimetri, altri parlano anche di bazooka. Dopo 15 minuti di scambio di colpi d’arma da fuoco la città è diventata silenziosa e i primi vicini hanno iniziato ad arrivare sulla scena. Trovano i due veicoli di Mora e della scorta, cinque i cadaveri. La Guardia Nazionale e la polizia, che normalmente si trovano nel villaggio, non si sono presentate per le successive due ore. I vicini hanno iniziato a spegnere il fuoco dal furgone in fiamme. I cittadini assicurano che le prime autorità sono arrivate solo nel pomeriggio, un elicottero della Procura di Stato è sceso in città per ispezionare la situazione, “la Guardia Nazionale fa solo il giro, non risolve nulla”, dicono.

La vita di Mora è stata segnata dalle minacce della criminalità organizzata. Insieme ad altri agricoltori, si schierò apertamente contro i Cavalieri Templari, una delle mafie più singolari del Messico: una combinazione di credo settario e produzione di metanfetamine, un clan dedito anche all’estorsione di agricoltori e commercianti a Michoacán. Con i fucili i gruppi di autodifesa erano riusciti a espellerli dalle loro terre. Lo scontro fu così sanguinoso che richiese l’intervento del Governo.

Da oltre dieci anni Mora era impegnato contro i narcos, il movimento di autodifesa da lui fondato ha rappresentato proprio una spina nel fianco per i cartelli, in particolare Familia Michoacana e los Caballeros Templarios. Mora ha messo in luce la debolezza o la complicità dello Stato nei confronti delle mafie. Ben presto, però, le sue stesse milizie sono state accusate di legami con i narcotrafficanti rivali. Dopo scontri e polemiche, aveva accettato di far confluire le forze di autodifesa all’interno della polizia rurale, durante l’amministrazione di Enrique Peña Nieto. Nel 2021, Mora si era candidato come governatore ma non era stato eletto. Di recente aveva tuonato contro lo Stato colluso, per l’avanzata dei cartelli. Il territorio è dilaniato, soprattutto da quando il signore indiscusso della droga, Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, noto con il nome di “El Chapo”, è stato arrestato e condannato all’ergastolo negli Stati Uniti.

L’assassinio ha avuto un forte impatto sulla popolazione messicana. Anche il vescovo di Apatzingán, Cristóbal Ascencio García, è intervenuto rimproverando il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, impegnato nei festeggiamenti per il suo quinto anniversario in carica. Il vescovo ha fatto notare come fosse più opportuno proclamare un giorno di lutto nazionale per Mora e per tutti i cittadini messicani che perdono la vita anziché festeggiare nello Zócalo. Il vescovo incalza, sostenendo che Obrador al momento delle elezioni aveva promesso la pace, mentre proprio negli ultimi cinque anni la violenza si è acuita, così come il potere dei narcos. Obrador azzittisce velocemente il vescovo. Tuttavia, la brutalità dei cartelli della droga è riesplosa nei giorni successivi all’attentato, con incendi e aggressioni in tutto il territorio. Alle tensioni per l’omicidio eccellente, si aggiunge anche la battaglia che il cartello Nueva Generación sta conducendo contro un gruppo criminale nato nella vicina Entità.

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