Pubblicato: sab, 20 Mar , 2021

Mario Draghi, i vaccini e la conferenza stampa che dice “le cose”, anche all’ Europa.

La  prima conferenza stampa di Mario Draghi ierii, dopo il Consiglio dei ministri che ha votato il decreto sostegni, il più atteso dagli Italiani, è stata un successo di pubblico, ma soprattutto di stampa.

 

     Finalmente i giornalisti, anche della stampa estera, hanno partecipato, in carne ed ossa, ma soprattutto hanno ricominciato a fare le domande, quelle vere, senza nessuna remora, nè facile ossequio. Ed il premier Draghi, ha risposto, con piglio preciso, puntuale, cortese ed ironico. Uno stile che convince, pur potendo, come sempre valutare a parte le scelte politiche, ma questo ritorno alla competenza del ruolo  potrebbe davvero aiutare gli italiani a sentirsi più tranquilli  e ad avere più fiducia, ce lo auguriamo davvero.
Pandemia e giornalisti allo specchio.
I giornalisti italiani lo attendevano al varco e la conferenza stampa di Mario Draghi è stata vissuta davvero come una necessità psicologica, oltre che politica, per l’informazione e per il Paese. Il suo silenzio, infatti, soprattutto dopo il caso Astrazeneca era divenuto per tanti ansiogeno e non più operoso, tanto che se è parlato molto in una riunione, convocata dal sindacato di Stampa romana, di confronto dei problemi dell’informazione, durante la pandemia, riscontrati anche da molti giornalisti autorevoli, anche dai più privilegiati,  impegnati ogni giorno a seguire la cronaca politica.  Finalmente, in un webinar molto atteso da me, lo confesso e necessario davvero, i giornalisti del Lazio si sono guardati in faccia ed allo specchio e si sono detti che qualcosa proprio non va.
Si è riflettuto con preoccupazione su quantosia cambiato il  nostro mestiere durante la pandemia e, non in meglio. Distanziati dai luoghi e dalle fonti delle notizie, attaccati alla chat dei politici, rischiamo di dimenticare di fare le domande ed, in un batter d’ali ci si ritrova a fare solo il megafono della politica, con il rischio, talvolta, di citare fonti generiche e vaghe, come comunicate nei retroscena simulati sulle chat “fonti del Movimento 5 stelle” oppure  “fonti di Palazzo Chigi dicono che”, ma non appare un nome, un volto chiaro, ma sembra tutto un passa parola che rischia di non trovare più il capofila. L’ altra grande questione di questa pandemia è stata, poi,  l’intolleranza verso il pensiero divergente ed il controllo spasmodico dell’informazione per timore delle fake news, agevolate dalla rapida distribuzione nevrotica sui social. L’esempio eclatante si è avuto con il caso Astrazeneca, quando, con l’annuncio del secondo  decesso, domenica scorsa, sono trascorse delle ore prima che la notizia fosse semplicemente citata in Tv e dai canali Rai. E’ stata definita la “notizia sospesa”, che ha rischiato di negare il doveroso ed imprenscindibile “diritto di cronaca”.  Certo, poi, le conseguenze della notizia sono state decisioni e valutazioni politiche importanti per l’andamento della feroce ed incalzante lotta al virus con l’unico strumento, per molti, fino ad oggi disponibile: il vaccino.
Eppure, grazie a quella notizia shock, si è stati costretti a pensare che forse ostentare tanta certezza non aiuta la collaborazione con i cittadini, nè la gestione delle campagne vaccinali. Perchè, come ci ha ricordato ieri perfino il premier Mario Draghi in conferenza stampa, la chiarezza e la sicurezza aiutano la ricerca della verità e l’empatia con i cittadini, non il contrario. Dopo questo episodio, finalmente, si è tornati a chiamare le cose con il loro nome: i vaccini sono farmaci e non sono a rischio zero. Sono molto sicuri, ma non hanno casistica zero morti. Ed ognuno, dovrà valutare costi e benefici, in un’ ottica sia individuale che solidaristica, ma sapendo che questi vaccini non raggiungeranno l’effetto gregge, ma potrebbero mitigare il contagio. Inoltre, si è ripetuto che immunizzano per pochi mesi, ma non per sempre, ed, infine, che esistono le varianti e che, quindi, dobbiamo cercare anche altre strategie. Per alcuni, infatti, è ovvio che saremo sottoposti a richiami vaccinali ricorrenti, ma con quali farmaci, chi li produrrà e come? Facciamoci tante domande e di certo, presto, troveremo anche altre e forse più acute risposte. La sanità, la salute e la sicurezza del nostro Paese, però, siatene certi, da oggi in poi dovranno andare a braccetto!  Il presidente del Parlamento David Sassoli, in questi giorni ha più volte ribadito che la partita della sicurezza si dovrà vincere in Europa, ma il nostro premier, che pur si mostra molto vicino alla cabina di regia dell’Unione, è pronto ad avere un piglio da protagonista, e, se l’Unione fallisse nella gestione della approvvigionamento dei vaccini, l’Italia non avrebbe dubbi e, come ha già avvisato, cercherebbe strade alternative. Su questa esigenza si è espresso anche il Comitato Nazionale di Bioetica nella mozione approvata il 12 marzo scorso, quando ha scritto:”E’ opportuno nel nostro Paese un incremento della produzione dei vaccini, che può essere potenziata con fondi pubblici. Vanno rese più agili pratiche burocratiche e la collaborazione con aziende impegnate, nei vari Paesi, in questo settore (la multinazionaleThermo Fisher ha firmato una lettera di intenti con il governo italiano, alcune aziende sono state contattate per produrre il russo Sputnik, mentre, in giugno si aspettano gli esisti del vaccino tutto italiano Rei Thera.(Cfr Urgenza vaccinale:aspetti bioetici, mozione CNB, 12 marzo 2021). La conferenza stampa di Mario Draghi a porte aperte anche alla stampa estera è servita anche a questo ad attivare un confronto politico pubblico, in uno scenario internazionale. Il giornalismo e l’informazione ora possono tornare a fare meglio, anche  il proprio mestiere.

Di

- Direttrice responsabile della testata giornalistica 100 Passi. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di buone letture. Membro eletto del Collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

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