Pubblicato: ven, 14 Feb , 2014

Malagò: «Celle negli stadi»

Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, suggerisce di seguire il modello inglese per arginare la violenza negli stadi

 

Giovanni Malagò, presidente del CONI

Giovanni Malagò, presidente del CONI

Nonostante i miglioramenti dal 2007, come non ricordare le scene, ormai passate, del motorino che vola dal terzo anello di San Siro o i morti come Sandri e l’ispettore Raciti, gli ultimi mesi hanno fatto vedere una recrudescenza della violenza. Violenza, o meglio criminalità, sia negli stadi che attorno al mondo del pallone, e il riferimento è alle minacce di ultras e cosche che, specie nei campionati minori, controllano, anche tramite la violenza, i club come fossero cosa propria.

Sul tema arrivano le proposte del presidente del Coni, Giovanni Malagò. Secondo questi, infatti, «la tessera del tifoso ha fatto il suo tempo» poiché incide in maniera negativa sul rapporto tra tifosi e squadra mentre non argina i fenomeni violenti. Secondo il capo dello sport italiano la soluzione potrebbe arrivare dai nuovi stadi e da nuove norme, seguendo l’esempio inglese. Come in Gran Bretagna i nuovi impianti dovrebbero essere muniti di celle per rinchiudere i violenti che, con le nuove tecnologie, potrebbero subito essere identificati e fermati in attesa del processo per direttissima. In caso di conferma delle accuse Malagò propone «la condanna per due anni, l’automatico divieto di accesso agli impianti e la perdita del posto di lavoro». Un rimedio draconiano per arginare un fenomeno che sembra non potersi placare.

La proposta di Malagò non è nuova e, come detto dall’interessato, è sul modello inglese ma pone molti dubbi e problemi sia sul piano pratico che giuridico. Dal punto di vista normativo infatti bisognerebbe cambiare la norma sugli steward, dando loro potere di arresto e custodia dei sospettati e inoltre la previsione di perdita automatica del lavoro, ampliata anche ai dipendenti privati, sarebbe una novità assoluta  nell’ordinamento italiano e di dubbia legittimità. A questo si aggiungano i problemi pratici. Ad ora solo pochi stadi sono in grado di accogliere strutture del genere e, dato che le leggi non possono valere solo per la A e B, viene da chiedersi come queste norme possano valere anche in Lega Pro o tra i Dilettanti dove si gioca spesso in campi di periferia con semplicemente spogliatoi e una sola tribuna, senza grandi sistemi di videosorveglianza, centrali operative e celle. In ogni caso, anche se si riuscisse a trovare le risorse per mettere tutti gli impianti a norma certo non sarebbe fattibile nel giro di un mese ma passerebbe qualche anno. Quindi la proposta di Malagò non solo agisce solo sul lato repressivo e non della prevenzione ma lo fa, per giunta, solo sul lungo periodo senza effetti sul breve. In attesa che a marzo l’Osservatorio Nazionale sulla Manifetsazioni Sportive presenti il suo pacchetto di proposte occorrerebbe concentrarsi, anche per chi è dentro le istituzioni sportive, su soluzioni anche che incidano sull’educazione e per quelle repressive concentrarsi sul breve periodo dato che il rischio di una nuova escalation di violenza, visto quanto successo negli ultimi mesi, è dietro l’angolo.

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