Libertà di stampa, per non dimenticare
Oggi giornata mondiale della libertà di stampa. Dovremmo essere costretti a ricordarlo?
I dati Istat indicano che solo nel 2017 sono state inoltrate 9.479 querele per diffamazione a mezzo stampa, di cui solo oltre il 60% sono successivamente state archiviate dal gip e di cui solo il 6,6% è stato rinviato a processo.
Oggi, 3 maggio, si celebra la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, un’occasione che dovrebbe
essere di riflessione, ma che rischia di trasformarsi in una denuncia costante contro le molteplici minacce che continuano a incombere sul giornalismo indipendente. La libertà di stampa, un principio fondamentale per ogni democrazia, appare sempre più vulnerabile, messa sotto attacco da querelanti potenti che usano le vie legali per intimidire e silenziare chi osa far emergere la verità.
La domanda che ci poniamo è: dovremmo davvero essere costretti a ricordare l’importanza di questa giornata? La risposta, purtroppo, sembra essere sì, vista la crescente pressione esercitata su giornalisti e testate giornalistiche. In molti casi, coloro che promuovono le cause legali contro i reporter non sono semplici cittadini offesi o diffamati, ma personaggi politici influenti, direttori di grandi holding private o, peggio ancora, individui collusi con la criminalità organizzata. Le loro azioni legali hanno spesso un unico obiettivo: nascondere informazioni scottanti e mettere a tacere chi cerca di fare luce su questioni di rilevante interesse pubblico.
Giornalisti coraggiosi in tutto il mondo si trovano a dover affrontare non solo minacce fisiche o verbali, ma anche quello che viene comunemente definito “chilling effect”, ovvero l’effetto deterrente che cause pretestuose e azioni legali infondate possono avere sull’attività investigativa. Questi procedimenti vengono avviati per mettere sotto pressione le redazioni, intimidire i giornalisti e far sì che essi rinuncino a trattare determinati temi, come la corruzione, l’evasione fiscale, i legami tra politica e criminalità organizzata.
Emblematici sono i casi in cui il giornalismo investigativo porta alla luce scandali di vasto impatto pubblico: da inchieste su evasori fiscali che nascondono capitali all’estero, a report che svelano legami tra politici e figure di spicco del mondo mafioso. Le reazioni dei poteri forti non tardano ad arrivare, sotto forma di denunce per diffamazione, richieste di risarcimenti esorbitanti e altre misure legali che mettono in ginocchio le testate più piccole o indipendenti. Questi attacchi, sebbene formalmente leciti, nascondono spesso un obiettivo subdolo: scoraggiare la diffusione di informazioni scomode.
Ma non si tratta solo di limitare la libertà di chi scrive. Questi attacchi minano la possibilità di ogni cittadino di accedere a informazioni veritiere e di qualità, indispensabili per poter esercitare un controllo democratico su chi detiene il potere. Se il giornalismo è sotto attacco, lo è anche il diritto di tutti noi a essere informati.
La libertà di stampa non può essere considerata un bene acquisito, né un semplice concetto teorico. Essa è un elemento essenziale per la salute delle nostre democrazie, ed è per questo che va costantemente difesa e valorizzata. Celebrare una giornata dedicata a questo diritto fondamentale significa ricordare che esso è costantemente a rischio e che dobbiamo essere vigili e pronti a difenderlo, in ogni contesto.
Non dovrebbe essere necessario ricordarlo, ma la realtà ci impone di farlo. Le minacce contro la libertà di stampa sono reali, presenti e pervasive. E il prezzo del silenzio, in termini di trasparenza e democrazia, è troppo alto da pagare.
Nel celebrare la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, siamo chiamati non solo a riconoscere l’importanza di un’informazione libera, ma anche a difendere attivamente chi, ogni giorno, rischia per garantire che la verità venga a galla. Non possiamo permetterci di ignorare i segnali preoccupanti che arrivano da tutto il mondo, compreso il nostro paese. La libertà di stampa è un diritto per cui vale la pena lottare, oggi più che mai.