Pubblicato: mer, 21 Dic , 2022

Il regime in Afghanistan vieta l’università alle donne

proibito fino a nuove comunicazioni l’accesso delle donne a tutte le università private e pubbliche e del Paese

E’ passato poco più di un anno dal ritorno dell’Emirato Islamico, e la vita dei cittadini afghani è cambiata drammaticamente. A pagare il prezzo più alto sono le donne, che hanno perso due decenni di diritti e libertà. Il futuro sembra ancora più oscuro, con il recente emendamento voluto dal ministro dell’istruzione Nadeem.

In Afghanistan i talebani hanno vietato alle donne anche l’accesso all’Università. Lo ha annunciato il ministero dell’Insegnamento superiore in una lettera indirizzata a tutti gli atenei governativi e privati del Paese, 20 dicembre 2022: “Vi informiamo di mettere in opera l’ordine di sospensione dell’educazione delle donne fino a nuovo ordine”. Solo tre mesi fa migliaia di ragazze avevano superato gli esami d’accesso in numerose Università afghane. L’istruzione femminile è “non islamica e contraria ai valori afghani”. Il 23 marzo scorso, i talebani avevano vietato alle studentesse di frequentare la scuola oltre il sesto grado, l’equivalente della nostra prima media.

Dopo l’imposizione del velo e la cacciata delle donne da tutti i posti di lavoro, il divieto di andare alla scuola secondaria, di fare sport, frequentare palestre, parchi e hammam, i talebani stanno operando un’ulteriore stretta sui diritti umani. Le donne non possono camminare senza una scorta maschile, sono obbligate a portare hijab o burqa. Lo scorso settembre, il governo talebano ha abolito anche il Ministero per le Donne, sostituendolo con il Ministero per la Propagazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio. Chiusi i centri antiviolenza, in un Paese dove l’80% delle donne subisce violenza domestica, le vittime sono state rimandate a casa dei loro carnefici. Hanno aperto le prigioni e liberato militanti, stupratori e assassini. Reintrodotti i reati di adulterio e disobbedienza, che si pagano con mutilazioni e la morte. Bandite la musica e l’arte, cancellati i murales e le pubblicità che parlavano di emancipazione. Scomparsa la bandiera afghana tricolore, sostituita da quella bianca talebana.

I miliziani islamisti hanno preso il potere a Kabul, dopo l’accordo siglato con gli americani a Doha, firmato nel 2020. Il 15 agosto segna la presa della città, il ritiro di quello che era rimasto dei contingenti stranieri, e la caotica fuga di oltre 200 mila afghani. L’evacuazione durò 11 giorni, fino a quando un attentato targato isis colpì l’aeroporto e pose fine ad ogni ulteriore intervento internazionale nel Paese degli aquiloni. Si ripiomba negli anni neri, quelli del terrore e del fondamentalismo estremo, con l’interpretazione ultra rigorosa dell’Islam che aveva segnato il primo periodo dei talebani nel 1996. Ripristinata la piena applicazione della Sharia, secondo l’ordine esecutivo del leader dei talebani Haibatullah Akhundzada (novembre 2022). E’ la politica delle esecuzioni pubbliche, lapidazioni, fustigazioni e mutilazioni, così come vuole la legge islamica. “In quei casi in cui ricorrano le condizioni della legge questa va applicata, è la Sharia e il mio comando, che è obbligatorio”. Amnesty International con un recente rapporto “Il dominio dei talebani: un anno di violenza, impunità e false promesse” ha denunciato le gravissime violazioni dei diritti umani e la massiccia impunità nei confronti dei responsabili. La repressione ha colpito ogni aspetto della vita democratica, a cominciare dalla libertà di espressione e di stampa con un decreto che vieta di pubblicare storie ”contrarie all’Islam” o ”offensive nei confronti di figure di rilevanza nazionale”. Negli ultimi mesi sono centinaia i giornalisti arrestati e torturati. Ogni forma di dissenso è soffocata con la violenza, migliaia le esecuzioni extragiudiziali. Nel frattempo la coltivazione di oppio, principale ingrediente per la produzione di eroina, è cresciuta del 37% dal loro insediamento nel 2021, riconvertite le coltivazioni di grano a favore di quelle di papavero.

Ad un regime dittatoriale sanguinario, si aggiungono povertà estrema e crisi economica. Oltre 24 milioni di persone hanno attualmente bisogno di assistenza umanitaria, con un aumento del 35% rispetto allo scorso anno. Circa 34 milioni di persone vive al di sotto della soglia di povertà. A marzo 2022, il Coordinatore Residente e Umanitario delle Nazioni Unite ha dichiarato che il 95% della popolazione non ha cibo a sufficienza. I recenti sviluppi politici, seguiti a pesanti combattimenti, hanno spinto il Paese in una crisi economica profonda. La povertà dilaga e la popolazione è esausta, privata dei diritti più elementari. Fa freddo, manca il cibo, scarseggiano le medicine, aumentano le malattie. I talebani tolgono tutto.

E per le donne afghane nulla è concesso, prigioniere nelle mura di casa senza istruzione, lavoro, nè possibilità di scappare. Con un grande senso di ironia, nello stesso giorno in cui i talebani hanno reso ufficiale il divieto di istruzione per le donne, è stato concesso un gesto “di buona volontà” alla comunità internazionale, rilasciando due americani che erano detenuti in Afghanistan. Un diversivo per distogliere lo sguardo dallo schifo immondo del loro regime. Certo, già il fatto che sia stato permesso ai talebani di tornare la dice lunga. L’ennesima conferma che tutto è in vendita. Petroldollari, cocaina, eroina, armi. Geopolitica. I diritti umani possono attendere.

“Ordini stupidamente di tacere, non capisci che la voce della verità è più forte del tuo raglio. Non è manipolando le frasi dei profeti che la tua ignoranza diverrà verità”, recita un Landay, poesia di resistenza femminile che corre anonima e sotterranea tra gli hijab. Espressioni artistiche rivoluzionarie, denuncia delle violenze, delle invasioni, delle guerre, delle leggi tribali e fondamentaliste che impediscono loro di esprimersi liberamente, di vivere, di essere.

 

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