Pubblicato: Gio, 22 Ott , 2015

Il martirio mediorientale.

Accordo in Libia e i segnali della sua fragilità.

Mentre i raid russi in Siria, che colpiscono, com’è ovvio, i civili, pare stiano mettendo in fuga da Aleppo 70mila persone, si consuma l’accordo, siglato sulla carta, per un “governo federale” in Libia con Parlamento a Tobruk.

Libyan Supreme Court defers hearing on constitutionality of Council of RepresentativesE’ questo l’annuncio, dato dal rappresentante Onu per la Libia, Bernardino Leon. Il quale da Skirat in Marocco, dove si sono svolte le aspre trattative tra le delegazioni libiche in rappresentanza delle varie forze che si contendono il potere, in una guerra civile che dilania il Paese nordafricano, ha persino indicato nomi e cognomi dei ministri che dovranno comporre il futuro consiglio del nuovo governo unitario e la figura del premier: sarebbe Fayez Serraj, naturalmente uomo di Tobruk, ed ex ministro in uno dei governi di transizione dopo i catastrofici attacchi della Nato del 2011.

Com’è noto due sono i principali schieramenti in lotta per la guida della Libia: uno che ha la roccaforte a Tobruk ed è internazionalmente riconosciuto, l’altro con base a Tripoli, di ispirazione islamista. Che si tratti di un’intesa sulla carta è nelle cose, manca infatti la firma del Parlamento di Tripoli e pertanto le proteste si sono subito scatenate nella città: alcuni gruppi armati hanno bloccato le strade che portano alla piazza dei Martiri, nella città che fu capitale della Libia al tempo di Gheddafi e che lo è naturalmente , risultando la realtà urbana di gran lunga più popolosa e importante del Paese; una bomba è scoppiata nelle vicinanze del Parlamento di Tripoli che dovrà ratificare l’accordo perché questo esista.

Ma non sarà un processo facile. Per adesso, dunque, lo ha firmato solo il Parlamento di Tobruk, che controlla solo parte della Cirenaica. Sarà difficile fare ingoiare la nomina internazionale della sede del governo in una città ben inferiore, rispetto alla contendente, come è Tobruk e sono molti a temere che l’accordo finirebbe unicamente per sancire la secessione tra la Cirenaica e la Tripolitania.

A parte la designazione di ministri e leader, più simile alla nomina da parte della Fifa della quaterna arbitrale per una partita di calcio, la misera fondatezza di tale accordo si evince dal fatto che l’Onu è costretta a minacciare sanzioni contro chi non ratificherà o ostacolerà l’intesa per il governo di unità nazionale. Paradossale, infatti, il fatto che i firmatari di un’intesa debbano essere minacciati perché la rispettino.

Resta il dramma delle migliaia di morti e dei circa 2,4 milioni di esseri umani che, secondo la stessa Onu, si trovano in grave situazione umanitaria.

E’ dunque molto probabile che per stabilizzare la situazione occorrerà un intervento internazionale, sotto l’egida delle Nazioni unite, di truppe con il compito di imporre i patti. La guida potrebbe essere affidata all’Italia.

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