Pubblicato: mer, 5 Gen , 2022

Il Gioco d’azzardo, tra monopolio di stato e criminalità organizzata.

Dalle slot alle criptovalute.

       Il gioco d’azzardo è un campo di attività che oscilla tra legale ed illegale, per questo è scenario di diverse forme di criminalità, più o meno organizzate e con finalità differenti. Nel gioco d’azzardo vengono investiti dei soldi, l’eventuale vincita dipende prevalentemente dal caso e non dall’abilità o dalle decisioni dei giocatori. Si esplica principalmente in video-lottery, slot machine, lotterie, gratta e vinci, poker online, lotto e superenalotto, win for life, scommesse sportive o ippiche, bingo, giochi online con vincite in denaro, giochi da casinò e casinò online.

Gli interessi mafiosi in questo settore si diramano su più fronti: dalla gestione diretta o tramite prestanome delle sale da gioco, dei centri scommesse, delle attività di noleggio degli apparecchi; alla creazione di mercati illeciti e canali di gioco illegali. I sodalizi mafiosi, avvalendosi sempre più delle possibilità offerte dalla tecnologia, stanno dominando i settori del gioco d’azzardo (gambling) e delle scommesse (betting) realizzando circuiti paralleli. La più importante diramazione criminale è probabilmente il riciclaggio del denaro proveniente da altri traffici illeciti. Questo può avvenire sia attraverso una ripulitura dei soldi giocati (si immette denaro sporco nelle scommesse, si ricava denaro pulito dalle vincite), sia investendo nel settore dell’azzardo, acquisendo e gestendo punti scommesse, sale bingo, casinò, ricevitorie e affini. Le mafie sono radicate anche nelle connesse attività di usura ed estorsione che notoriamente accompagnano il gioco d’azzardo e i giocatori in grave difficoltà; così come possono essere rivolte ai gestori con la richiesta di versamento periodico di una somma di denaro, all’acquisto forzato di beni e servizi, il noleggio delle slot machine, o l’assunzione di persone gradite al clan.

Dalle risultanze investigative e giudiziarie emerge che non è più ritenuto disonorevole per la mafia impegnarsi anche in quest’ambito. “Tutte le consorterie mafiose, dalla ’ndrangheta alla camorra, da cosa nostra alla sacra corona unita, sono interessate al business dell’azzardo. Numerose indagini di questi ultimi anni hanno dimostrato come le mafie collaborano tra loro per mettere in piedi sistemi di gioco legale e illegale, creando delle vere e proprie consorterie criminali, che consentono di raggiungere una capillare infiltrazione nell’intero settore, assicurando di fatto una posizione di predominio alle famiglie mafiose rispetto agli operatori del circuito legale e contribuendo in maniera determinante a rendere difficoltosa l’attività di controllo da parte degli organi istituzionali preposti, favorendo così anche il reimpiego di capitali illeciti” (relazione direzione investigativa antimafia). L’interesse si spiega in parte con le modifiche all’assetto regolativo ed in parte con la significativa crescita economica del settore.

In Italia, infatti, il gioco d’azzardo ha subito un processo di legalizzazione che lo ha portato a essere uno dei mercati più dinamici al mondo. Tra il 1990 e il 2019 il valore della raccolta complessiva, cioè il totale delle puntate effettuate dai giocatori in tutti i tipi di gioco legale, è aumentato più di 20 volte, passando da poco meno di 5 a circa 110 miliardi di euro. La rete fisica attira ancora due puntate di gioco su tre, ma negli ultimi anni è cresciuto molto il comparto online, con oltre 36 miliardi di euro (2019). A svolgere un ruolo di primo piano sono soprattutto gli apparecchi da intrattenimento (slot machine e VLT), in grado di raggiungere, nel periodo considerato, quasi la metà della raccolta complessiva del mercato. L’Italia è il quarto paese al mondo per somme giocate e il primo per perdite in relazione a reddito pro capite; la raccolta annua nel 2019 ammontava a 110,5 miliardi di euro, con 10,8 miliardi di gettito erariale. Nel 2020 c’è stata, anche per effetto del lockdown, una contrazione della raccolta (-20%) e per la prima volta la raccolta telematica ha superato quella su rete fisica. Desta preoccupazione l’abbassamento dell’età media dei giocatori e la diffusione di nuove forme di azzardo, tra cui il trading online (“Mafie e Coronavirus, strumenti di prevenzione e contrasto”, Regione Veneto e Avviso Pubblico). Nel 2013 il New York Times aveva definito Pavia la capitale mondiale del gioco d’azzardo, oggi il gioco con vincita in denaro rappresenta la terza impresa dello Stato Italiano contribuendo al 4% del PIL ed è un monopolio di stato. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ne ha assunto la regolazione e il controllo, avendone acquisito le relative funzioni statali. Tuttavia, è lo stesso Ministero della Difesa ad avvisare della pericolosità della ludopatia, un disturbo del comportamento che rientra nell’area delle “dipendenze senza sostanze”, rintracciabile in tutte le fasce d’età. Il giocatore patologico sviluppa un legame sempre più forte con il gioco, trascurando la famiglia, gli impegni lavorativi e la vita sociale. Aumenta progressivamente la frequenza delle giocate, il tempo che vi dedica e la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite in un escalation senza ritorno. L’innesco di depressione, stati d’ansia, alcolismo, tossicodipendenze, ricorso ad usurai e malavita è presto detto.

Se da un lato il gioco d’azzardo è una fonte di denaro per stato e mafie, dall’altro rappresenta un problema di salute collettiva ed una significativa causa di impoverimento per un numero sempre maggiore di individui e famiglie, problema acuito in seguito all’emergenza Covid. A questo proposito, il d.l. 87/2018 aveva introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano il divieto assoluto di pubblicità relativa ai giochi o scommesse con vincite di denaro (art. 9). Il divieto riguarda qualsiasi forma di pubblicità, diretta o indiretta e in qualsiasi modo effettuata, con alcune eccezioni, relative ad esempio le lotterie nazionali a estrazione differita. In caso di violazione, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria; la competenza è dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM). In sede applicativa, però, vi sono numerose difficoltà interpretative, soprattutto nell’individuazione dei soggetti chiamati a rispondere. Un esempio arriva dalla recente vertenza di Google Ireland Limited, inizialmente sanzionato con delibera  541/20/CONS da AGCOM per “la diffusione di un link che indirizzava verso siti (landing page) consentendo agli utenti di giocare d’azzardo online, con reindirizzamento a siti di gioco a pagamento”. AGCOM aveva dunque disposto il pagamento di una sanzione pari a 100 mila euro. La delibera è stata però ribaltata dalla recente pronuncia del Tar del Lazio, con sentenza 11036/2021, che ha annullato il precedente provvedimento, escludendo la possibilità di configurare in capo al ricorrente Google Ireland Limited la responsabilità per la diffusione dell’annuncio.

Non mancano pubblicità televisive e banner on line che invitano al gioco, spesso con indicazioni fuorvianti – “gioca con moderazione”, “gioco sicuro”, “vincite garantite”-, sirene ammalianti per chi cerca guadagni veloci. Truffe e raggiri, nemmeno troppo lontani da maghi e cartomanti, con cui spesso condividono gli spazi. Il gioco d’azzardo fa male ma è consentito. Al vertice della sua gestione si colloca lo Stato (appunto tramite Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato AAMS e con Agenzia delle dogane e dei monopoli ADM). Al livello successivo vi sono i concessionari, a cui l’Agenzia affida la gestione del servizio. Si tratta di soggetti imprenditoriali privati che svolgono anche la funzione di raccolta degli introiti, stipulando contratti con i gestori degli apparecchi elettronici e affidando loro il mandato per la distribuzione e la gestione della raccolta. Alla base della filiera si trovano gli esercenti e gli operatori che erogano il prodotto-gioco al cliente finale.

Nelle attività più semplici (come il controllo dei locali in cui sono installate le slot machine) i clan possono facilmente esercitare la loro abituale influenza; mentre hanno dovuto aggiornarsi e trasformarsi per rispondere alle tecnologie più innovative o complesse (sviluppo di software, strategie commerciali e finanziarie appropriate). Il fenomeno mafioso si può declinare nella manomissione delle macchine (per rendere l’alea di rischio più elevata rispetto a quella regolamentare, con maggiori possibilità di perdite per i giocatori e corrispondenti aumenti di entrate illecite per i gestori dei locali); collegamenti tra i dispositivi degli apparecchi che contengono le informazioni sul volume delle giocate e il concessionario; installazione di dispositivi (cosiddetti abbattitori) che interferiscono nel collegamento telematico. A queste pratiche prevalenti si aggiungono l’attivazione di apparecchi clandestini, non censiti, la clonazione delle smart-card, la trasformazione di videogiochi o giochi di abilità in slot con vincita di denaro, attraverso l’installazione di una seconda scheda. I clan spesso impongono sul mercato locale le macchine degli affiliati che, a loro volta, si impegnano a elargire alla famiglia una parte dei proventi (Operazione Hermes). La consorterie mafiose operano in una dimensione reticolare e transnazionale che caratterizza le attività legali e illegali legate al settore del gioco, si diramano tramite «il paradigma dei rapporti ’ndrangheta-mondo dell’imprenditoria». Un network di cui fanno parte diverse organizzazioni criminali  -in particolare la camorra, che prima fra tutte ha fiutato l’affare, ’ndrangheta e cosa nostra-, esperti di varia nazionalità, aziende con sede a Malta, Panama, Cayman, Antille Olandesi e una rete commerciale composta anche da imprese affiliate (operazione Gambling). La raccolta di scommesse è diretta a bookmaker e server stranieri. L’esercizio commerciale opera sostanzialmente come una sala scommessa, quindi come intermediario tra il giocatore e le società straniere, senza chiedere l’accreditamento degli scommettitori. La Dda ha individuato anche «una rete tra criminalità organizzata barese, ’ndrangheta e mafia siciliana. L’attività, svolta in modo pressoché sovrapponibile dalle tre consorterie criminali, ha consentito una capillare infiltrazione dell’intero settore della raccolta del gioco. Lo schema ricorrente è appunto quello delle puntate di gioco su piattaforme informatiche illegali riconducibili a società con licenze straniere, raccolte in centri di scommessa nazionali (operazioni Scommessa; Gaming offline; Galassia; Black Monkey). Le organizzazioni criminali hanno cercato il salto di qualità, decidendo di avvalersi di figure esterne, sfruttando le competenze di tecnici informatici per lo sviluppo dei software di gioco, di aziende produttrici delle schede da installare nelle slot machine, di sedi d’impresa dislocate in paesi esteri. Consulenze e collaborazioni con alcuni esponenti delle forze dell’ordine compiacenti e liberi professionisti, oltre ai bracci operativi ai quali sono attribuite diverse funzioni, dal recupero dei proventi degli illeciti, all’intestazione fittizia di qualche ditta. Tra dicembre 2020 e gennaio 2021 le investigazioni dell’arma hanno fatto emergere l’infiltrazione criminale nel settore dell’azzardo e della ristorazione nella capitale; confiscati beni del valore stimato di circa 300 milioni di euro riconducibili a soggetti contigui alla camorra napoletana, alla criminalità organizzata barese e romana e a frange inquinate dell’imprenditoria romana (inchiesta Babylonia). Nei mesi estivi del 2021 le autorità di ben 28 Paesi (tra cui Austria, Azerbaigian, Bahrain, Belgio, Brunei, Cambogia, Cina, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Irlanda, Italia, Malesia, Maldive, Filippine, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Singapore, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Vietnam) coordinati dall’Interpol con il supporto dell’Asia-Pacific Expert Group on Organised Crime (APEG) e dell’Interpol Match Fixing Task Force (IMFTF) hanno eseguito la maxi operazione denominata “Soga VIII” (abbreviazione di gioco d’azzardo sul calcio). Sotto l’egida del Progetto Anti Cyber-Enabled Financial Crimes (CEFIN) della Repubblica di Corea, ad oggi tutte le operazioni Soga hanno concretizzato più di 19.100 arresti in tutta l’Asia e l’Europa, sequestri di oltre 63 milioni di dollari in contanti, computer e cellulari con i quali i sospettati gestivano circa 465 milioni di dollari in scommesse; chiuse oltre 4.000 bische illegali. La maggior parte degli arresti si è registrata nell’area di Hong Kong. Le recenti indagini hanno mostrato un chiaro passaggio alle attività online da parte dei criminali, i quali hanno sfruttato la tecnologia finanziaria, compreso l’uso di siti web di gioco d’azzardo internazionali e conti bancari online.

Le operazioni della polizia di stato italiana hanno portato allo sgombero di bische clandestine anche in suolo italico frequentate da tanti, soprattutto con la massiccia presenza dell’etnia cinese. Il trasloco online è stato facilitato da app per smartphone e siti internet non regolamentati. Nelle applicazioni si scommettono soldi finti solo in apparenza, perché le fiches si pagano attraverso postepay, paypal, buoni regalo digitali o ricariche telefoniche. Social e whatsapp sono i canali più immediati per entrare in contatto con la mala dell’azzardo, anche se in Italia le autorità hanno introdotto il “conto gioco”. Le aziende del settore che ottengono una concessione sono tenute ad aprirne uno, prima che l’utente possa fare una scommessa o una mano di poker. L’UE stabilisce che questo conto deve essere alimentato da un conto corrente o da carte ricaricabili intestate al soggetto, vincolo questo facilmente superabile con un prestanome qualsiasi. Preoccupa anche il ruolo crescente delle criptovalute scarsamente tracciabili. La valuta ‘nascosta’ è visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. ‘chiavi di accesso’ pubblica e privata). La criptovaluta non esiste in forma fisica, ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica. Tra le più famose vi è il bitcoin. Non è  possibile trovarla in formato cartaceo o metallico, si parla quindi di ‘portafoglio digitale/elettronico’ (e-wallet). Può essere scambiata in modalità peer-to-peer (ovvero tra due dispositivi direttamente, senza necessità di intermediari) per acquistare beni e servizi (come fosse moneta a corso legale). La criptovaluta si distingue in chiusa, unidirezionale e bidirezionale, a seconda se comprende la possibilità o meno di poterla scambiare con moneta a corso legale e nella tipologia di beni/servizi acquistabili. Il bitcoin, ad esempio, è una moneta virtuale bidirezionale in quanto può essere convertita con le principali valute ufficiali e viceversa. La natura relativamente anonima delle valute digitali comporta un’elevata probabilità di frodi ed esposizione al cybercrime. Secondo le autorità di settore, le criptovalute possono comportare rischi notevoli per i consumatori/investitori e problemi di stabilità finanziaria; inoltre non vi è nessuna garanzia circa la possibilità di un’immediata conversione dei bitcoin e delle altre criptovalute in moneta ufficiale a prezzi di mercato. Oltre la loro funzione di investimento (ad alto rischio) sono sempre più spesso usate per condurre affari illegali. Vendita di armi, droga, banconote false, riciclaggio, riscatti e commercio di dati.

La legge tedesca, in concordanza con le direttive antiriciclaggio dell’UE, autorizza il sequestro dei patrimoni dei clan criminali e la messa in vendita all’asta immediata di merci oggetto di reato che rischino un forte deprezzamento. La vendita in questo caso è permessa anche prima che la condanna del responsabile divenga definitiva. Proprio a dicembre 2021 l’autorità centrale tedesca per la lotta alla criminalità informatica (Zit), insediata nella procura generale, ha sottoscritto un accordo quadro con la banca Scheich, del distretto finanziario dell’Assia, specializzata per la conversione delle criptovalute in euro per cui ha un’apposita licenza. La Zit è il primo interlocutore per la polizia criminale federale laddove non sia chiara la competenza territoriale o si debba procedere contro diversi soggetti sparsi sul territorio. Tra il 2019 ed il 2020 ha sequestrato in diversi procedimenti circa 2.200 bitcoin per un valore attuale di circa 100 milioni di euro. Per riuscire a cedere il denaro affidatole, la Scheich ha distribuito le monete virtuali su una ventina di piattaforme partner. Con la procedura messa a punto, i soldi elettronici hanno di nuovo un proprietario regolare, sono così ripuliti e possono essere reimmessi nel normale circuito.

Congiuntamente alla gestione delle criptovalute, spesso si associa anche il trading online, l’attività di investimento che avviene sui mercati finanziari, comprando e vendendo differenti asset (titoli azionari, indici azionari, coppie di valute, materie prime, etc), tramite svariati tipi di strumenti finanziari. Il guadagno deriva dalla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita. La spinta al trading è stata favorita in questi anni dalla creazione di piattaforme digitali sempre più accessibili e da una forte pubblicità rivolta ad una platea ammaliata da centinaia di tutorial e siti web pronti a spiegare in quattro mosse come guadagnare migliaia di euro in un click. Il miraggio di facili guadagni, porta a tentare la via delle speculazioni, senza però considerare truffe, brokeraggi illegali, squali dell’alta finanza e criminalità organizzata. In Italia la compravendita di azioni on line ha segnato il +211% nei mesi di lockdown del 2020, negli Stati Uniti il numero di “broker fai da te” si è addirittura quadruplicato da aprile a giugno. Il lavoro in borsa, però, si snoda in movimenti estremamente delicati e complessi che non lasciano spazio all’improvvisazione; imprescindibile la conoscenza dei comportamenti del mercato in cui si opera, le piattaforme di broker utilizzate; gli strumenti finanziari da preferire di volta in volta. Non solo, le piattaforme per fare investimenti sono studiate apposta per indurre l’utente all’azione. Ci sono diversi stimoli percettivi come luci, colori e suoni. Questo fa si che nelle operazioni ci sia maggiore attività. Tuttavia il sovraccarico di informazioni può spesso indurre all’errore. Tragedie finanziarie quasi sempre taciute per vergogna e con lo spettro di una ludopatia di cui ancora non si parla, perché giocare con gli investimenti è considerata un’attività “accettabile”. A dicembre 2021 l’operazione dell’arma ha concretizzato decine di arresti per abusivismo finanziario in valute virtuali. Gli investigatori hanno rintracciato oltre 50 siti web con milioni di visualizzazioni in tutto il mondo che proponevano abusivamente investimenti in valute virtuali. Appoggiati a società estere e con server oltre confine, i siti offrivano una proposta di investimento previa apertura di un conto corrente su cui si doveva eseguire un versamento. L’offerta, negoziabile anche in mercati esteri, prospettava in due anni guadagni del 100% dell’importo investito. Si trattava di operazioni di trading online, consistenti nella negoziazione, esecuzione, ricezione e trasmissione di ordini, per le quali sarebbe stato necessario che l’intermediario cui era riconducibile l’attività di investimento fosse abilitato allo svolgimento di tali servizi (procura di Torino). Consob e Guardia di Finanza hanno concordato di proseguire e intensificare la collaborazione in questo campo, istituendo un apposito gruppo di lavoro congiunto.

(dati integrati dalla relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia; Libro Blu 2020 relazione ADM)

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