Il decreto Monti non riguarda la pensione di Cuffaro
Il decreto Monti prevede la sospensione dei vitalizi per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione ma non per i reati che riguardano la mafia
Le norme del decreto Monti, recepite soltanto di recente dalla Regione Siciliana hanno improvvisamente fatto tornare sotto i riflettori l’ex governatore Totò Cuffaro. Il decreto Monti e la norma che prevede la sospensione del vitalizio per gli ex deputati condannati per reati contro la pubblica amministrazione verrà attuata da Palazzo dei Normanni che però si trova davanti al grattacapo consistente nella pensione percepita da Cuffaro. L’ex governatore si trova in carcere a Roma dal gennaio del 2011 per scontare una pena di sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra ma come scrive Repubblica nell’edizione palermitana, riceve dall’aprile di tre anni fa un vitalizio di circa 6 mila euro lordi come altri ex deputati dell’Ars. La pensione di Cuffaro non sarà intaccata dal regolamento approvato dalla Regione in quanto il decreto Monti non prevede la sospensione del vitalizio in quanto l’ex governatore non è condannato per reati contro la pubblica amministrazione. Una situazione che fa discutere e che crea non pochi imbarazzi tra i dirigenti regionali che però davanti alla chiarezza della norma non possono fare altro che continuare a pagare il vitalizio all’ex governatore della Sicilia.
Totò Cuffaro, dopo le dimissioni da presidente della Regione nell’aprile 2008, viene eletto al Senato e rimane in carica a Palazzo Madama fino al febbraio del 2011, mese in cui decade per la condanna definitiva. L’Ars non paga alcun emolumento in questo periodo ma una volta decaduto da senatore, Cuffaro fa richiesta per il vitalizio. Fino al 2012 l’Assemblea Regionale Siciliana permetteva agli ex deputati di andare in pensione anche a 50 anni se avessero tre legislature alle spalle, come nel caso dell’ex governatore che ottiene a soli 53 anni la pensione, accreditata su un conto gestito da un procuratore da lui stesso nominato sino alla fine della pena. È questa la ricostruzione, che fa l’edizione di Palermo di Repubblica, dell’iter burocratico effettuato da Cuffaro per ottenere la pensione. Un iter che oggi non potrebbe essere più seguito in quanto sono cambiate le regole per l’ottenimento del vitalizio. L’attuale regolamento dell’Ars prevede infatti che il primo assegno pensionistico scatti al compimento dei 65 anni di età «a condizione di aver svolto un periodo effettivo di mandato per almeno 5 anni».
Resta il fatto che il decreto Monti presenta una falla: la sospensione del vitalizio per chi si macchia di reati contro la pubblica amministrazione è giusta ma non prevederla per chi ha rapporti diretti o indiretti con la mafia oltre che ingiusto, è inaccettabile.