Pubblicato: Lun, 31 Lug , 2023

Il Bel Paese che fu, senza futuro e fondi

Altri 6 mld per i Leopard, aumentano le spese per le armi e si toglie il rdc

A partire dal 2024, l’Italia acquisterà una partita di tank tedeschi Leopard-2A8 di ultima generazione, tra i 100 e i 200 mezzi. L’investimento, ha spiegato Rauti, “verrà ricompreso tra quelli di previsto avvio nel DPP 2023-2025 (documento programmatico pluriennale) di prossima emanazione”. La spesa oscillerà tra i 4 e i 6 miliardi di euro. “Il deterioramento del quadro di sicurezza internazionale, principalmente a causa del conflitto russo-ucraino, ha reso necessaria un’ulteriore riflessione sullo stato di efficienza complessivo dello Strumento militare”.

D’altra parte, si continua ad inviare materiale e denari a Kiev. Il governo dovrà trovare altre risorse per ricomprare quanto è stato donato all’Ucraina. E l’ha ammesso pure Guido Crosetto, ministro della Difesa, in un’audizione a gennaio: “l’aiuto che abbiamo dato in questi mesi all’Ucraina ci impone di ripristinare le scorte che servono per la difesa nazionale”. Ma Rauti sceglie la via più diplomatica, descrivendo l’acquisto come necessario per affrontare con meno preoccupazione “il deterioramento del quadro di sicurezza internazionale”.

Nel concreto, proseguono a flusso continuo le spese per finanziare il piccolo Volodymyr Zelensky, il quale rifiuta a priori qualsiasi trattativa di pace o mediazione, non considerando le migliaia di morti e la povertà estrema del suo popolo e di quello russo. Nel conflitto, tuttavia, stanno trascinando anche tutta l’Europa e l’economia mondiale, con equilibri precari e tensioni sociali non indifferenti. Il popolo italiano rifiuta la guerra e le spese per inviare altre armi, tuttavia il governo in carica resta scollato dalla realtà e dal volere dei suoi cittadini.

Era chiaro fin da subito che un’offensiva armata non sarebbe stata risolutiva dell’annosa e complessa questione del Donbass. E altrettanto evidente è la corsa ad arraffare, tra speculazioni di grandi banche e società per la prossima presunta ricostruzione, per l’industria delle armi e del narcotraffico, del mercato nero, così come il gioco di alleanze geopolitiche nello scacchiere di gas, petroli e vie della seta. Nonostante l’invito al dialogo e alla mediazione arrivato da più parti, i cd Big del mondo hanno preferito far imbracciare i fucili ad uomini, donne e giovani poveri quanto disperati.

Siamo così stolti da investire per la distruzione di persone, animali e paesi, anzichè migliorare le condizioni di vita di ogni essere vivente, curando e sfamando chi abita questo pianeta.

La scollatura tra le poltrone d’oro e la realtà si evidenzia in modo netto anche con la vicenda dell’on. Santanchè, attualmente indagata per la gestione delle sue aziende ed alcune attività finanziarie considerate spregiudicate, operazioni che hanno lasciato delle voragini di insoluti. Tuttavia, la ministra non ha voluto considerare l’opportunità di dimettersi e il parlamento ha scelto di non votarne la sfiducia. La ministra prosegue nel suo mandato da centinaia di migliaia di euro, nell’incarico di rappresentare gli italiani. Scollamento con la realtà che si ripete con le boutades del ministro Nordio, il quale ogni giorno tenta di cancellare il codice di diritto penale e procedura penale, considerando inutili perfino i reati a matrice mafiosa. Una classe politica che si alza emolumenti, bonus e premi, mentre il paese resta privo di servizi ed infrastrutture. Scuole che cadono a pezzi, non solo non sono moderne e tecnologicamente competitive ma sono ferme agli anni ’50. La sanità, invece, viene smantellata e privatizzata in modo meticoloso. Non è un caso che uno tra i più grandi gruppi emergenti di prestazioni sanitarie, il San Donato, sia proprio una società privata, con la partecipazione dall’on. Alfano. Da Febbraio 2023 i deputati dell’ARS Sicilia, nonostante le promesse televisive, non hanno ancora ridotto la loro busta paga. Si erano alzati lo stipendio in una seduta notturna, per un incremento di 890 euro mensili a testa. Ad oggi, ancora nulla è stato fatto. Nemmeno la rinuncia spontanea da parte dei deputati siciliani, atto immediato che non richiede votazioni in seduta comune. Idem dicasi per i parlamentari della capitale. Resta in carica anche l’onorevole Aboubakar Soumahoro. Negli ultimi mesi la sua famiglia è stata coinvolta nelle indagini che riguardano le coop e la mala gestio, compresi eventi di caporalato, nelle campagne. Sembra che i proventi delle coop venissero spesi in vestiti e accessori di lusso, immobili e altri investimenti. Pur essendo indagate la moglie e la suocera, l’on. Soumahoro non ha ritenuto opportuno dimettersi e ad oggi è ancora in parlamento.

Nel frattempo, da quello stesso governo che pensa al suo olimpo, arriva lo stop al reddito di cittadinanza per i percettori “occupabili” a partire dal primo agosto. Misura annunciata con la legge di bilancio e ricordata ai diretti interessati con un messaggino sul telefono. Per l’anno in corso il governo risparmia, sempre sui poveri, circa 734 milioni. Il reddito sarà eliminato per tutti dal primo gennaio 2024. Sarà sostituito da due strumenti palliativi introdotti dal governo Meloni: l’assegno per l’inclusione sociale e il supporto per la formazione al lavoro. Riguarderanno una platea inferiore, con paletti e requisiti più stringenti rispetto al rdc, il risparmio rispetto al precedente sussidio non è così significativo. L’assegno di inclusione sociale costerà 5,5 miliardi dal 2024 (a salire fino a 6 miliardi nel 2033), mentre il supporto per la formazione al lavoro costerà 1,5 miliardi il prossimo anno (a decrescere fino a 600 milioni di euro nel 2033). Nel complesso, le nuove misure costeranno circa 7 miliardi nel 2024 e una cifra molto simile negli anni a seguire. Invece, nel triennio in cui è stato erogato a pieno regime, il reddito di cittadinanza è costato in media circa 8 miliardi di euro l’anno. Il governo, cancellandolo e sostituendolo con misure più esigue e meno efficaci, risparmierà poco meno di un miliardo l’anno. Ma è evidente che mancando investimenti su cultura e ricerca, sanità, infrastrutture e servizi, anche le occasioni lavorative e di crescita saranno sempre più scarse. La cultura, l’informazione libera e lo studio come la possibilità di curarsi saranno appannaggio di pochi. L’Italia bella degli anni passati resta solo un ricordo lontano, dilaniata e sventrata da banchetti famelici. Un paese quello di oggi senza futuro, in cui quel poco che resta è ancora strattonato come una tovaglia dai pochi che mangiano.

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