Pubblicato: mer, 28 Mag , 2014

Europa al bivio, possibile un addio alle politiche rigoriste

Le elezioni europee ci hanno consegnato un Parlamento senza maggioranza e un Consiglio con leader in crisi. Ora come non mai appare vicino un cambiamento epocale nelle politiche europee

01-03-2014-13-35-10_0457_resizeArchiviate le elezioni europee è il momento di formare la Commissione Europea. Il PPE ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi quindi il primo indiziato a guidare il governo europeo è Juncker, candidato alla presidenza dei popolari, ma la necessità di dover trovare un accordo anche con gli altri partiti, e con il Consiglio, potrebbe portare a scegliere altre personalità.

Il presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy, dopo la riunione di ieri sera tra i capi di Governo, ha dato un mandato esplorativo a Juncker per sondare la possibilità di formare attorno a sé una maggioranza. Se il PSE dovesse accettare questa ipotesi, a quel punto il Consiglio molto probabilmente prenderà atto della decisione dei gruppi parlamentari e designerà il lussemburghese, ma sono alte le possibilità di un fallimento del tentativo di Juncker.

Nel particolare gli inglesi non lo vedono di buon occhio, se i laburisti dovessero dire no all’accordo la maggioranza sarebbe risicata e sarebbe opportuno vagliare altre ipotesi. Per quanto riguarda i capi di Governo gli unici a prendere posizione sono stati Renzi e Cameron. L’inglese ha bocciato Juncker, giudicato troppo vicino alla linea rigorista della vecchia Commissione che ora si vuole archiviare, mentre Renzi ha glissato sui nomi preferendo parlare di programmi da rivedere, di fatto bocciando il candidato del PPE.

Il premier italiano in questo momento ha la maggiore forza contrattuale tra i leader ed è probabile che vorrà giocarsi la partita al meglio nel vertice del 26 e 27 giugno. Non solo Renzi è a capo dell’unico governo ad aver ottenuto una vittoria alle elezioni europee, ma è anche segretario del maggior partito del PSE. Una doppia carta che da un grosso potere politico al Governo italiano sia per la formazione della Commissione (già circola il nome di Letta come presidente o commissario) che delle prossime politiche europee. Il fallimento del “rigorismo”, oltre che dai dati economici, è stato suggellato anche dal voto; per questo Renzi, forte del suo consenso, insieme a Cameron e Hollande, può formare un’asse contro le politiche imposte dalla Merkel, virando da una linea di solo ed esclusivo rigore ad una più orientata verso la crescita. Tra le proposte vi sono la revisione delle regole di bilancio, in modo da non computare nel 3% le spese per infrastrutture e investimenti, e un piano keyensiano di investimenti europei da 150 miliardi in 5 anni. Proposte finora sempre bocciate dalla Cancelliera ma che ora, dopo i risultati delle elezioni, potrebbe essere costretta ad accettare.

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