STOP ALLA VIOLENZA. Cortei e scarpe rosse anche per invertire tossici luoghi comuni
L’ultimo tentato femminicidio tre giorni fa a Napoli: 35 enne accoltellata dall’ex evaso dai domiciliari. In piazza anche per un cambio di narrazione: non più ”se l’è cercata” ma ”è lui l’aggressore”.
Una ragazza di 18 anni è stata immobilizzata e stuprata da un gruppo di uomini di origine nordafricana nel Parco Tor Tre Teste, alle porte di Roma. Tutto questo davanti agli occhi del fidanzato. È l’ennesima violenza di genere di cui ci parla la cronaca e con cui è iniziata oggi la Giornata contro la violenza sulle donne. Il caso risale allo scorso 25 ottobre ma, reso pubblico solo oggi, è già diventato un caso politico. A quanto risulta dalle ricostruzioni della vicenda, la giovane si era appartata in macchina col fidanzato 25enne: è a quel punto che la coppia è stata presa di mira da tre (forse più) uomini che, sfondando il finestrino dell’auto, hanno tentato di derubarli di oggetti di valore. Poi lo sfregio: la ragazza minacciata di uscire dalla vettura e immobilizzata mentre uno degli aggressori la violentava davanti al compagno impotente.
Tornando indietro, Parco Tor Tre Teste già ci racconta altro: dello stupro consumatosi a fine agosto in piena mattina su una donna 60enne che portava a spasso il cane. La sua giustificazione al momento dell’arresto era stata: “Alterazione da droghe e crack comprato al Quarticciolo”. Se allarghiamo lo sguardo, notizie su violenze di genere scorrono fra le dita: a Rimini un funzionario 61enne della Prefettura è indagato per violenza sessuale su donne di origine straniera, che si erano rivolte all’ufficio per pratiche burocratiche. E se torniamo ancora più indietro – ma non troppo – l’ultimo tentato femminicidio è stato quello della 35enne accoltellata a Qualiano, nel Napoletano, lo scorso 22 novembre dall’ex compagno evaso dai domiciliari. La violenza contro le donne non si ferma, corre silenziosa anche nel giorno delle parole del Presidente Mattarella, che risuonano come un monito: “libertà e protagonismo delle donne sono conquiste collettive da difendere e consolidare ogni giorno”.
Da Nord a Sud le iniziative per sensibilizzare tutti sul tema hanno attraversato la penisola: a Roma è stata inaugurata da Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare Femminicidio, un’installazione con centinaia di scarpette rosse presso il Chiostro della Cisterna di Palazzo San Macuto. Tra le città più attive c’è Milano, dove Non Una di Meno ha organizzato un massiccio corteo cittadino da piazzale Oberdan al grido “Sabotiamo guerre e patriarcato: contro la violenza maschile sulle donne e di genere“. Sì perché la violenza carnale non è solo quella domestica o “per strada”: è quella usata a Gaza, in Sudan, nei fronti di guerra più tragici, come arma di conflitto, avvilimento dell’essere umano. Centinaia di cortei, da Genova a Trieste, da Milano a Messina, da Padova a Palermo. Centinaia di manifestazioni e presidi in tutta Italia, come centinaia sono i tipi di violenza contro le donne: dallo stalking al mobbing, dal gap salariale alle difficoltà di essere apprezzate e stimate nell’ambiente di lavoro, allo stesso modo in cui è considerato il collega. Dall’oppressione psicologica alla violazione fisica, fino al femminicidio.
Il 25 novembre è la Giornata da cui ripartire per un cambio di narrazione: non più “la donna che non è stata abbastanza coraggiosa da denunciare prima“, ma “è il sistema che non l’ha protetta come doveva”. Non più “se l’è andata a cercare“, ma “è lui l’aggressore”. È necessario invertire i vettori retorici; ma soprattutto è necessario ricordarsi di farlo sempre, non solo oggi.
























