Pubblicato: gio, 25 Ago , 2022

Crimini contro l’umanità : processo per l’ex presidente Fujimori

Sterilizzazioni forzate in Perù

Un momento storico per il Perù e per i diritti umani. L’ex dittatore peruviano Alberto Fujimori è stato chiamato alla sbarra per rispondere delle sterilizzazioni forzate imposte ad oltre 300mila donne indigene.

Sarà processato l’ex presidente Fujimori (al potere dal 1990 al 2000), già condannato nel 2009 a venticinque anni di reclusione per crimini contro l’umanità, sequestri, corruzione e abuso di potere. Uso sistematico della tortura, sparizioni, esecuzioni extragiudiziali e arresti senza processo, l’esercito e gli squadroni della morte al soldo del governo durante il suo mandato (trasformatosi poi in dittatura, con un autogolpe) non si sono risparmiati contro il gruppo insurrezionalista “sendero luminoso”. Le violenze nel paese andino sono state rivolte principalmente contro indios quechua e i campesinos. Il lavoro della Comisión de Verdad y Reconciliación ha dimostrato che il razzismo nei confronti dei discendenti degli Inca ha avuto un grande peso nelle persecuzioni.

Oggi assieme a Fujimori devono rispondere collaboratori e ministri, tra i quali anche Alejandro Aguinaga, ex ministro della Salute e deputato dell’attuale partito Fuerza popular di Keiko Fujimori, figlia ed erede politica dell’ex presidente.

L’Associazione delle donne peruviane vittime della sterilizzazione forzata (AMPAEF), stima che siano oltre 300 mila le vittime colpite nell’ambito del “programma nazionale di salute riproduttiva e pianificazione familiare”, proposto con l’intento di arginare la povertà. Decine le donne morte. Migliaia le denunce pervenute.

Il magistrato ha provveduto a formulare un ampliamento della richiesta di estradizione di Fujimori al Cile per includere anche questa imputazione. Amnesty International rileva che “l’ampia e sistematica violazione dei diritti dell’uomo commessi durante il governo Fujimori in Perù costituiscono, secondo il diritto internazionale, crimini contro l’umanità” (Rome Statute of the International Criminal Court). Il programma di sterilizzazioni forzate nei confronti degli indigeni (in particolare le etnie quechua e aymara), costringeva all’utilizzo della contraccezione chirurgica, obbligando alla chiusura delle tube o alla vasectomia. Già dopo poco più di sei mesi dall’inizio del programma anche il vescovo di Chimbote e segretario della Conferenza Episcopale Peruviana, aveva denunciato la situazione affermando che il piano di Fujimori, più che una lotta contro la povertà, sembrava una lotta contro i poveri. In meno di cinque anni si arrivò a 331.600 donne sterilizzate e 25.590 uomini sottoposti a vasectomia; nel 2003 il Congresso della Repubblica del Perú denunciò la sterilizzazione contro volontà di 400.000 indigeni.

Per anni le denunce sono rimaste inascoltate per mancanza di prove, per minacce o coercizione. Solo quando il numero era ormai cresciuto tanto da non poter essere taciuto, il pubblico ministero e le forze politiche dell’epoca non riconobbero “l’esistenza di una politica di sterilizzazione”, ma si limitarono a sporgere denuncia contro gli operatori sanitari che eseguirono i trattamenti. Nel 2016 viene aperta l’ennesima inchiesta, questa volta, però, con il Registro de Víctimas de Esterilizaciones Forzadas, un registro amministrativo volto a raccogliere tutte le denunce di chi aveva subìto tale pratica contro la propria volontà.

Alberto Fujimori, soprannominato el Chino (il cinese) per le origini asiatiche, peruviano con cittadinanza giapponese, è figura estremamente oscura e controversa. Durante gli ultimi mesi del suo terzo mandato, il governo fu travolto da una serie di ulteriori scandali di corruzione. Fujimori fu costretto a dimettersi e fuggire in Giappone. Nel novembre del 2005 ritorna in SudAmerica e fa tappa a Santiago (Cile) a bordo di un aereo privato partito da Tokyo, con l’obiettivo di ripresentarsi alle elezioni presidenziali peruviane del 2006. L’indomani la Corte Suprema Cilena lo arresta, ottemperando al mandato di cattura internazionale spiccato dall’Interpol.

Nel 2009 Fujimori è condannato dal Tribunale Speciale a 25 anni di reclusione per l’omicidio di 25 persone, sequestro di persona e violazione dei diritti umani. Tra i capi di accusa a lui contestati il massacro di Barrios Altos (15 morti), in cui furono uccise persone innocenti e bambini, erroneamente identificati come membri di Sendero Luminoso; il massacro dell’Università La Cantuta (10 morti), in cui furono assassinati 9 studenti e un professore; sequestro e tortura di un imprenditore e di un giornalista. La condanna fu confermata nel gennaio 2010 dalla Corte Suprema; nello stesso anno viene nuovamente condannato a sette anni e sei mesi di carcere per corruzione e malversazione, come i 15 milioni di dollari di fondi pubblici da lui versati al suo responsabile dei servizi segreti. In totale, deve scontare 32 anni di reclusione. Dal 2018 è nuovamente sotto processo per la strage di Chavin de Huantar e per il massacro di Pativilca. La magistratura ha proseguito nei suoi confronti anche per i reati commessi nell’ambito delle sterilizzazioni forzate. Il giudice Rafael Martínez, della Corte Superiore Nazionale di Giustizia Penale Specializzata ha così stabilito “di aprire un procedimento penale emettendo l’atto d’accusa in via ordinaria contro Alberto Fujimori, Eduardo Yong Motta, Marino Ricardo Luis Costa Bauer, Alejandro Aurelio Aguinaga Recuenco e Ulises Jorge Aguilar quali presunti autori mediati dal dominio degli apparati di potere organizzati da la presunta commissione del reato contro la vita, il corpo e la salute, lesioni gravi seguite da morte in un contesto di grave violazione dei diritti umani”. Secondo l’accusa, tutte le persone coinvolte hanno avuto una partecipazione attiva alla commissione di crimini contro donne povere, di lingua quechua, negli altopiani e nella giungla del paese, che sono state sterilizzate senza il loro consenso o non avendo ricevuto informazioni adeguate nelle loro lingue native. Il Pubblico Ministero ha ritenuto essere stati creati quadri normativi per legalizzare qualcosa che era illegale, usando la pianificazione familiare come giustificazione, incluso il “programma del 1996-2000” (udienza 11/12/2021).

A marzo 2022 la Corte costituzionale del Perù ha approvato la scarcerazione dell’ex presidente; sembra essere stato determinante il voto del giudice eletto con il sostegno del partito di Keiko Fujimori. Il viceministro della Giustizia, Juan Millones, ha dichiarato che il governo si rivolgerà all’IACHR (Inter-American Court of Human Rights) per fare ricorso contro il provvedimento. Sono migliaia le donne che ancora attendono giustizia.

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