Pubblicato: Mar, 31 Mar , 2020

CORONAVIRUS: MAFIA E DELINQUENZA TENTANO IL SALTO DI QUALITA’

Il limbo delle attività illegali “istituzionalizzate” il bacino su cui attingere per far crescere la rivolta.

 

     In emergenza coronavirus in meridione ed in Sicilia chi vive di illegalità rimane “disoccupato”, parliamo di: spacciatori, piccoli rapinatori, riscossori del pizzo, scippatori, borseggiatori, tutti, con le loro attività delinquenziali acquisiscono un reddito giornaliero che in mancanza delle vittime è venuto a mancare.

Da alcune intercettazioni telefoniche si è appreso che questi tentano di organizzare dei veri e propri attacchi ai supermercati senza timore dello scontro con le forze dell’ordine. Questo, perché forti della convinzione che il coinvolgimento si possa allargare ad un’altra fascia di popolazione non delinquenziale, ma che ugualmente vive nell’illegalità, quella dell’illegalità istituzionalizzata, quella tollerata si dice, per non aumentare la disoccupazione.

Non è il momento di fare polemiche, ma ricordiamoci la frase del boss nel film i cento passi: “nulla si muove che Tano non voglia”, la frase, era presa dalla realtà. Prima o poi i nodi vengono al pettine, ed i coinvolgibili oggi sono anche: posteggiatori abusivi, ambulanti, bancarellai, a Palermo i venditori del tollerato grande mercatino abusivo del sabato notte a Ballarò dove è facile trovare refurtiva. Molti di questi, un po’ per paura un po’ per mancanza delle motivazioni probabilmente non potranno accedere ai recenti benefici. Qualcuno, addirittura fruitore del reddito di cittadinanza con l’attività abusive che non ha abbandonato, arrotondava. A questi possiamo aggiungere i tanti lavoratori in nero che se pur dignitosamente hanno lavorato nell’illegalità, potranno dichiarare d’essere diventati disoccupati per la serrata del posto di lavoro? A casa senza stipendio magari con il figlio che dovendo seguire la lezione on line chiede computer ed un’inesistente linea internet, non sono anche loro a rischio coinvolgimento?

   Nei quartieri popolari, specie quelli definiti a rischio, a controllare il territorio non è lo stato ma la mafia. E’ storia che in alcuni situazioni sia stata la mafia ad ergersi a garante dei diritti se non addirittura a giudice ed esecutore delle punizioni.

Quando negli anni 70 come forma di protesta facemmo proselitismo per l’autoriduzione delle bollette, entrai in crisi, perché in questi quartieri era al mafioso capo mandamento che la gente chiedeva se poteva seguirci ricevendo il beneplacito.

     Per non farci mancare niente a fare l’occhiolino ai disagiati certa politica, da quella storica dei pacchi di pasta e dei cinquanta euro a voto in periodo elettorale, a quei movimenti di destra già presenti negli stadi. Anche i politici più istituzionali soffiano sul fuoco contrapponendo alla proposta di buoni pasto la più demagogica ma d’effetto erogazione di mille euro “ a chiunque li chieda”, per finire all’intervento di Salvini in parlamento che ammiccando alle notizie appena ricevute dalla Sicilia minaccia il governo.

     Se in questo momento l’attenzione è rivolta alle categorie più a rischio, dobbiamo prepararci all’imminente crisi delle piccole aziende e delle attività commerciali che vanno aiutate con l’erogazione di fondi legali, perché le mafie hanno liquidità pronta ad intervenire con l’usura prima e successivamente per impadronirsi delle attività.

 

Di

- Pioniere delle radio libere e dell'informazione libera ed indipendente oggi presidente di rete 100 passi, è l'amico di Peppino Impastato che ha fatto proseguire il cammino di Radio Aut con la nuova Radio 100 passi.

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