Pubblicato: mer, 4 Dic , 2013

Cinema, il nuovo film della Guzzanti sulla trattativa Stato-mafia

«Una storia complessa. Dentro c’è di tutto». La pellicola arriverà nelle sale nel 2014

01Arriverà nelle sale il prossimo anno, distribuito dalla Bim di Valerio De Paolis, “La trattativa”: il nuovo film di Sabina Guzzanti che, come da titolo, sarà incentrato sulla trattativa Stato-Mafia di cui molto si parla ma di cui, come dice la stessa regista, «in pochi, tra la gente comune, sanno veramente di che cosa si tratti». Il progetto è più che ambizioso: svelare i segreti della vicenda più spinosa della seconda Repubblica.

La trattativa è senza dubbio un argomento delicato, per certi versi scottante e già affrontato, tra gli altri, nel libro di Maurizio Torrealta, “La trattativa. Mafia e stato: un dialogo a colpi di bombe” (Editori Riuniti, 2002). «Quello è stato il primo che ho letto e mi è piaciuto moltissimo, ma il film non è propriamente tratto dal libro di Torrealta», spiega Sabina Guzzanti durante le Giornate di Sorrento, dove ha presentato due clip del film ancora in post-produzione. «Dopo aver sviscerato l’argomento il più possibile, ho incominciato a pensare a come poter raccontare questa storia così complicata, che si svolge nell’arco di almeno 20 anni e che si potrebbe approfondire all’infinito. Perché dentro c’è di tutto, dai servizi segreti italiani a quelli americani e israeliani, poi la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, i ministri, i carabinieri, l’esercito… una storia bella ricca e complessa».

«La prima volta che mi avvicinai all’argomento – continua la regista – fu quando intervistai Massimo Ciancimino per “Draquila”, ma lì non potevo approfondire perché dovevamo raccontare un’altra storia. Ho scoperto molte cose, perché alla stessa stregua delle persone comuni ignoravo moltissimi aspetti della questione». Ed è proprio alla gente comune che la più grande dei fratelli Guzzanti vuole nuovamente rivolgersi con la realizzazione di questo nuovo film: «Dovevamo far di tutto per tentare di semplificare la complessità di tutta la storia, senza tradirne il senso, per far capire al pubblico di cosa si parla quando se ne parla. Per farlo, la raccontiamo in modo appassionante, rendendola un po’ simile a un giallo, qualcosa che si scopre mano a mano che il film va avanti». E, stando a quanto afferma la stessa autrice, ci sarà spazio anche per le risate: «Perché credo che anche in un film di mafia non debbano mancare elementi di umorismo. Non si capisce perché bisogna essere sempre così retorici quando si affrontano determinati argomenti al cinema o in televisione: la retorica è uno strumento utilizzato per non far capire, per non raccontare i personaggi come realmente sono. […] È una storia che ha margini di comicità stratosferica, per me l’umorismo non è mai in contrapposizione con la drammaticità. Convivono, come nella vita».

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