Pubblicato: mar, 5 Ott , 2021

Calabria – Veneto filo diretto

Gli affari della mafia nel nord est.

      Spesso c’è l’errata convinzione che la mafia non esista, o che se proprio deve esserci stia là, in fondo allo stivale. Lontano da noi, quasi come se non vedendola direttamente non ci fosse. In epoca contemporanea, però, i grandi clan hanno volto i loro affari anche al nord, pur mantenendo il controllo sui territori di origine. Dai rapporti della DIA si evince un quadro tutt’altro che sereno ed i tabulati della polizia raccontano con ritmo incalzante di molteplici operazioni, sulle tracce della mala.

Interessante rilevare come i clan attuino al nord con lo stesso modus operandi con cui si sono presi il potere al sud, dalla creazione di un reticolo di rapporti con amministratori pubblici e imprenditori, forte capacità di intimidazione e assoggettamento, in particolare con le estorsioni e l’usura. Le associazioni di stampo mafioso di matrice ‘ndranghetista sono autonome rispetto all’organizzazione stanziale in Calabria da cui si sono gemmate ma ad essa restano collegate. Le persone offese sono spesso imprenditori che si sono intenzionalmente rivolti a soggetti dal chiaro profilo criminale, al fine di ottenere benefici e utilità grazie alla collaborazione con essi instaurata, partecipando ai delitti da questi perpetrati contro altri imprenditori (ad esempio per ottenere il pagamento di un credito con modalità ritenute più efficaci rispetto alle vie legali) ovvero al fine di ottenere protezione a fronte di intimidazioni da parte di altri criminali. Funzionali all’infiltrazione della consorteria nel tessuto economico sono risultate le relazioni intessute con i politici locali e gli appartenenti ad altre Istituzioni.

La presenza di strutture mafiose nel Veneto è sempre più stabile e radicata.

Venezia, con le importanti infrastrutture portuali ed aeroportuali, costituisce uno snodo strategico per i traffici illeciti. Il maxi processo dei “Casalesi di Eraclea” è davvero emblematico e raccoglie quasi un ventennio di attività malavitose.Il Tribunale di Venezia ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione a delinquere di stampo mafioso. Oltre un centinaio gli indagati per cui il procedimento è ancora in corso. Le indagini avevano portato alla luce nel 2019 un sistema di malaffare diffuso e di legami tra esponenti della camorra, imprenditori e politici locali (arrestati un sindaco ed un ex-sindaco), oltre che bancari, amministratori, professionisti e rappresentanti delle forze dell’ordine. Il boss dell’organizzazione è Luciano Donadio, affiliato ai Casalesi. Una ventina gli imputati già condannati in primo grado per il reato associativo, con le aggravanti previste dall’art. 416bis del metodo mafioso. Mediante l’uso della forza e, facendo leva sull’appartenenza al clan, gli affiliati hanno ottenuto, anche da grosse società edili, lavori in subappalto apparentemente legali. Secondo l’inchiesta, dal 2006 le forze politiche locali, tra Eraclea e Mestre, avrebbero contato sui voti dei casalesi. Il prefetto ha chiesto la scioglimento del Comune di Eraclea.

Lo scorso aprile i carabinieri di Mestre hanno eseguito un provvedimento di sequestro di terreni edificabili a Cavallino Treporti, sul lungomare Dante Alighieri, per una superficie totale di 9 mila metri quadri ed un valore di centinaia di migliaia di euro nei confronti del pluripregiudicato Romeo Hudorovich. Il colpo segnato è alla famiglia mafiosa in attività da prima degli anni ‘90, affiliata agli Horvat e ai Nicolini. Ville con quindici stanze e piscine, diverse ferrari e auto di lusso, preziosi e droga. Funerali con elicotteri che spargono petali di rose già dagli inizi del 2000, rolex d’oro e affari miliardari, richiamano molto lo stile dei Casamonica. Gli Hudorovich hanno proprietà ed interessi sparsi in tutto il Nord Italia, in particolare tra Lombardia e Veneto. La banda criminale rom dedita a rapine, furti ed estorsioni, vede i suoi membri già condannati in via definitiva per reati di stampo associativo.

Il Nord Est è ancora centrale nel blitz avvenuto a Trieste proprio questo settembre, con decine di arresti per estorsione aggravata dal metodo mafioso in Veneto e Friuli Venezia Giulia. Custodia cautelare in carcere nei confronti di numerose persone accusate, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Gli indagati, con reiterate condotte intimidatorie e spedizioni punitive armate, avrebbero ostacolato l’attività imprenditoriale di numerosi commercianti friulani e veneti, impedendo il regolare svolgimento della manifestazione fieristica “I Giovedì del Lido del Sole” di Bibione. Ancora in corso perquisizioni nelle province di Udine, Venezia e Pordenone.

L’operatività dei Casalesi era emersa nella provincia già dagli anni ‘90, ma si conferma attuale nelle recenti operazioni PianoB e At last: individuati 82 soggetti ritenuti, tra l’altro, responsabili di usura, estorsione, riciclaggio ed altri reati fiscali; tentato investimento di capitali illeciti da parte della famiglia Iovine; contestuale sequestro di beni per un valore di circa 10 milioni di euro.

Rintracciati esponenti del clan camorristico Puca di Sant’Antimo (NA); del clan DiCosola di Bari; oltre a gruppi riconducibili alla cosca Grande Aracri di Cutro (KR), che agivano per acquisire aziende in crisi attraverso l’usura e le estorsioni. L’inchiesta sul clan dei Bolognino, pure affiliato a Grande Aracri, ha portato a 32 condanne per un totale di circa 116 anni di reclusione e confische a carico di 23 imputati della somma complessiva di quasi 16 milioni di euro. I Senesi utilizzavano aziende scaligere, dove avevano infiltrato i loro uomini, per ripulire il denaro sporco proveniente da spaccio, usura e riciclaggio. CosaNostra conferma il suo interesse per la regione, soprattutto con reinvestimento di capitali illeciti nel settore immobiliare, in particolare a Venezia (operazione Pupari 06/2020). Con le operazioni Camaleonte, Malapianta, Avvoltoio e Hope è stata più volte accertata la presenza dei calabresi. L’operazione Pedigree2 ha portato alla maxi inchiesta contro vertici, luogotenenti ed affiliati della cosca Serraino di Reggio Calabria, operante anche in Trentino.

Per i magistrati sono più di quarant’anni che le ‘ndrine si spartiscono gli affari nel territorio, favorite da imprenditori locali collusi.

Per quanto riguarda Verona, dalle indagini emerge che dominano la Bassa Veronese, Isola della Scala, Valeggio sul Mincio, Sommacampagna, Villafranca ed in parte la città, arrivando a Lazise e al lago di Garda. Il centro in senso stretto sarebbe controllato da Michele Pugliese e Rosario Capicchiano, affiliati al clan degli Arena Nicoscia. I gruppi sembrano seguire accordi di divisione delle zone e rispetto reciproco, senza  escludere di collaborare tra loro. Nel febbraio 2019 l’operazione Terry ha portato a sette misure cautelari per estorsione, violenza, minaccia, trasferimento fraudolento, incendio, tentata frode, con modalità mafiose previste dal 416bis. Uno dei capi è Domenico, detto Gheddafi, del Grande Aracri, aveva il suo quartier generale in una pizzeria di Zimella nel Veronese. E ancora, l’operazione Isola Scaligera (5/06/2020) porta al fermo di 26 persone. Fra loro, esponenti del clan Giardino, sempre affiliati agli Arena-Nicoscia, molto presenti in città. Eseguito un sequestro preventivo per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. L’operazione Taurus (15/07/2020), sembra aver inflitto un colpo all’ascesa delle famiglie Gerace-Albanese-Napoli-Versace originarie della piana di Gioia Tauro (RC). Accertati collegamenti con altri gruppi autonomi operanti nelle province di Crotone, Vibo Valentia, Reggio Emilia, Brescia e Mantova. I carabinieri del Ros e della Dda di Venezia hanno concretizzato 33 provvedimenti cautelari. 24 imputati sono stati condannati lo scorso luglio 2021 alla pena detentiva per vari reati, nonché al risarcimento dei danni alle parti civili tra cui Regione Veneto, Cgil Veneto e Cgil Verona. Confermata la confisca di beni per oltre 3 milioni di euro. I militari hanno rintracciato anche due canali della droga: dalla Calabria e da gruppi criminali albanesi-sloveni partivano gli approvvigionamenti di cocaina e marijuana destinate a Verona. In particolare, dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia è emerso che le famiglie “sono particolarmente attive nel narcotraffico, una delle loro attività ruotava intorno a una rivendita di tabacchi ubicata in località Caselle, in provincia di Verona”. Emanato il sequestro preventivo di aziende, beni mobili e immobili, conti correnti, per un valore complessivo pari a circa 3 milioni di euro. Spunta anche il nome dei Multari, i fratelli Domenico e Carmine che gestiscono il territorio di Vicenza (ma sono stati condannati per episodi avvenuti nell’est veronese). Tra i reati intercettati dagli inquirenti anche un vorticoso giro di false fatture, riciclaggio, corruzione e false assunzioni di persone affiliate, minacce, aggressioni, pedinamenti e appostamenti. Collusione di politici, amministratori, medici compiacenti per false pensioni di invalidità. Sarebbero oltre 129 i campi di imputazione per circa 84 indagati nel veronese. Con l’operazione Sbarre (07/09/2020) sono state emanate misure restrittive nei confronti di 19 persone, alcune ritenute vicine alle cosche Serraino, Tegano e DeStefano. Le indagini hanno permesso di individuare l’operatività di due organizzazioni criminali non concorrenziali e operanti nel quartiere Sbarre di Reggio Calabria con ramificazioni fino in Veneto. I calabresi allungano i tentacoli anche nel settore giochi e scommesse on line, oltre alle più note attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; consumazione di reati associativi nel settore economico-finanziario, come frodi nel settore dei carburanti (operazione Free Fuel 2020). La DIA di Caltanissetta ha attuato la confisca definitiva di beni nei confronti di un imprenditore di Caltagirone (CT) residente a Brescia e con svariati interessi societari anche a Verona e più in generale in tutto il nord Italia. Lo stesso è stato ritenuto contiguo al clan mafioso dei Rinzivillo e alla stidda.

Gli investimenti mafiosi riguardano tutti i settori, soprattutto nel turismo: alberghi, bar, ristoranti, anche sul Lago di Garda. I clan si spartiscono il territorio in una specie di pax mafiosa, ma gli imprenditori difficilmente denunciano. I militari proseguono seppur a piccoli passi, ma senza sosta. Confiscati alla criminalità organizzata circa una sessantina di immobili solo nel veronese, arrivando proprio nel cuore del centro città. Una ventina nella provincia, mentre Bussolengo da solo conta circa una trentina di confische. Anche a Bosco Chiesanuova, Nogarole Rocca e Bardolino, si diramano gli affari di imprenditori che non avrebbero mai fatto mistero di essere vicini ai Mancuso. Il lago di Garda è un grande catalizzatore per organizzazioni criminali di ogni genere, comprese quelle straniere, russa e cinese in particolare. Crocevia tra Veneto, Lombardia e Trentino, da qui sono diretti i traffici internazionali, si curano i collegamenti con il mondo della politica e delle istituzioni. In aggiunta, la domanda di stupefacenti e lo sviluppo di un’industria del tempo libero si sono combinati fin troppo bene per le strategie di inserimento mafioso. Rintracciate molteplici infiltrazioni nel settore estrattivo, nell’autotrasporto e nell’immobiliare (Operazione Perfido; operazione Aemilia). Sulle sponde bresciane e venete la polizia ha individuato diverse ville dei Piromalli di Gioia Tauro, che restano presenti su tutto il territorio, dal basso Garda, alla Val Trompia, dal bresciano al veronese, fino al trentino.

Oltre alla malavita italiana, sono presenti gruppi strutturati di matrice etnica o multietnica principalmente interessati al narcotraffico e alla tratta di esseri umani, con sfruttamento della prostituzione e del lavoro. I militari hanno registrato affari malavitosi di gruppi albanesi, nordafricani e nigeriani, romeni, maghrebini e tunisini, filippini, senegalesi e gambiani. Presenti e serrate anche le mafie pakistane (come emerge dall’inchiesta Grafica Veneta) e quelle insespugnabili cinesi. Nel giugno di quest’anno sono state confermate decine di condanne ed espulsione dal territorio italiano una volta scontata la pena, per il clan nigeriano dei Vikings-Arobaga, accusati di associazione mafiosa in un traffico internazionale di droga e violenze aggravate. Il tribunale ha accertato l’esistenza dell’associazione criminale di stampo mafioso, dedita principalmente all’importazione di droga (soprattutto eroina e cocaina, ma anche marijuana) dall’estero per poi spacciarla in varie province del Nord Italia: soprattutto Ferrara, Parma, Padova, Vicenza, Venezia e Torino. L’indagine era nata a fine luglio 2018, da un tentato omicidio di un giovane appartenente a un gruppo rivale, gli Eiye, aggredito con un machete da cinque connazionali. In Veneto, Okoduwa Godspower, detto Dozen, sarebbe il principale esponente del narcotraffico nella zona di Mestre, Venezia e Padova.

La temporanea crisi di liquidità generata dall’emergenza sanitaria costituisce per la criminalità organizzata un’ulteriore opportunità per l’acquisizione ed il controllo, attraverso le tipiche forme di usura ed estorsione, di società in difficoltà. Nel mirino ci sarebbero acquisizioni di patrimoni immobiliari a Padova, in particolare in città e nella zona dei Colli Euganei, a Venezia, Verona e Belluno. Così come sulle grandi opere, per esempio Cortina e le olimpiadi. Senza tralasciare le medie e piccole opere per le quali le maglie della normativa si allargano ed è più facile nascondere attività illecite.

(dati integrati dalla relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia, II semestre 2020)

Di

- Volontaria tra le più apassonate per la scrittura e attenta osservatrice.

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