Pubblicato: sab, 4 Mar , 2023

Arena di Verona, confermata la sovrintendente Gasdia

Il Governo di FdI entra a gamba tesa nella gestione di Fondazione Arena, imponendo la scelta del Sovrintendente contro il volere del sindaco Tommasi

Nonostante l’eclatante sentenza della corte d’Assise che sancisce definitivamente la presenza di u locale di ndrangheta nella città scaligera, e nonostante l’altra inchiesta che ha travolto proprio Fondazione Arena e gli appalti infiltrati dalla mafia, con una perdita di oltre 200 mila euro al mese, le cose non sembrano migliorare per la realtà veronese. In questi giorni si sono imposti i diktat del governo (e di Fratelli d’Italia) sulla Fondazione Arena di Verona, confermando la precedente gestione: Cecilia Gasdia, ex soprano e già capolista di Fratelli d’Italia alle comunali del 2018. Non venne eletta in consiglio comunale, ma ottenne dall’ex sindaco Federico Sboarina (poi entrato in Fdi) la designazione.

Cos’è successo? Tre giorni dopo il voto del nuovo consiglio di indirizzo che ha messo in minoranza il sindaco di centrosinistra, Damiano Tommasi, sulle modalità di individuazione del nuovo sovrintendente è entrato a gamba tesa il sottosegretario alla cultura, Gianmarco Mazzi, ex direttore artistico e responsabile di Extra Lirica, la società controllata dalla Fondazione Arena che si occupa di spettacoli non lirici, sostenuto anche dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. In consiglio di indirizzo il 23 gennaio il sindaco Tommasi aveva lanciato la proposta di un bando per la manifestazione d’interesse dei candidati, per poi effettuare una scelta del migliore, in base ai titoli professionali. Proposta sostenuta solo dal sindaco e dai due rappresentanti comunali, bocciata invece dai delegati di ministero, Regione Veneto, Camera di Commercio e Cattolica Assicurazioni-Gruppo Generali. Sicché, quando Tommasi ha proposto di procedere con il bando si è trovato di fronte a un muro, che di fatto gli ha impedito di proseguire nel suo operato.

Eppure, l’Arena non sta vivendo i suoi anni più rosei, con oltre 150 cause di lavoro e infinite lamentele per il mancato rispetto delle graduatorie in molte assunzioni. Tracollo di qualità e servizi offerti. La stagione lirica sta perdendo prestigio e credibilità internazionale; sono stati saccheggiati i bilanci. La cassa dell’Arena è stata consegnata ad una biglietteria di incerta solidità economica, azzerati marketing e quindi sponsor. Privatizzati gli utili e scaricate sul pubblico le perdite. Sullo sfondo, poi, la gestione delle selezioni dei cantanti e l’utilizzo di una agenzia specializzata finita sotto inchiesta a Torino. La nomina a sovrintendente del gradissimo soprano, a cui però sembra sia stato negli anni sottratto ogni vero potere decisionale. A tutto questo si somma anche l’inchiesta penale per illeciti nella gestione degli appalti, che non ha sfiorato Gasdia e non è in alcun modo indagata, ma ha dimostrato come sia reale il rischio di infiltrazioni da parte di imprese in odore di criminalità organizzata nella più grande struttura culturale veronese.

L’inchiesta di ottobre 2022, sugli appalti infiltrati dalla mafia, ha disvelato anche alcuni contatti tra ndrangheta e sale comunali, pur essendo noto da tempo che attorno alla gestione dell’Arena di Verona da anni si stesse consumando un famelico banchetto. Già dalle risultanze investigative e dalle vicende giudiziarie precedenti (Operazione Jonny, proc. Taurus, proc. Isola Scaligera) si erano evidenziate le attività di un’impresa “vicina ad alcuni politici veronesi, che le assicurano importanti commesse pubbliche”, oltre alla tossica presenza di famiglie di ‘ndrangheta che della falsa fatturazione hanno fatto la loro cifra distintiva. Tuttavia, nel corso delle indagini, la Dia ha ottenuto un ulteriore riscontro. Alcuni collaboratori di giustizia hanno rivelato di aver contribuito ai guadagni delle cosche e di aver stretto importanti rapporti di amicizia tra ‘ndrangheta e la politica di Verona. Uno dei broker del clan racconta di aver sempre operato nella città apprestando false fatture per grossi gruppi imprenditoriali. Inoltre, comprava il denaro anche dall’altro clan pure residente a Verona dei Giardino, cellula ndranghetista che fa seguito ai Grande Aracri, Arena e Nicoscia. Secondo quanto riferito, il sistema delle cartiere -utilizzato anche in altre attività- gli avrebbe consentito di fatturare oltre 250mila euro al mese, ricevendone in cambio, dagli imprenditori che fruiscono della fatturazione, il 35% per cento iva compresa. “Nessun dorma” canta Turandot nel dramma di Puccini proprio dal palco areniano, aprendo oscuri presagi. Dalle indagini emerge che la Fondazione Arena di Verona (che non è in alcun modo indagata) dal 2012 in poi ha versato milioni di euro alla società veronese, affidandole lavori di allestimento e smontaggio di impalcature e scenografie a prezzi gonfiati. Dall’ordinanza della procura si evince che l’imprenditore indagato agiva «con la compiacenza e complicità di alcuni soggetti interni alla Fondazione, emetteva sovrafatturazioni verso la Fondazione per i servizi prestati, ricavando in tal modo dei fondi neri». Il gip evidenzia la «centralità e apicalità del suo ruolo nel sodalizio costituito con i suoi principali collaboratori, nonché con soggetti contigui o intranei all’organizzazione mafiosa». Dalle intercettazioni «emerge che il sistema della sovrafatturazioni è talmente collaudato, con la complicità di dipendenti della Fondazione Arena, che uno di essi riferendosi ad una fattura particolarmente generosa chiede se ci può ricavare qualcosa anche lui». Evidenze confermate anche dai collaboratori di giustizia, che avrebbero raccontato di fitti legami tra politici compiacenti, dipendenti della Fondazione e imprenditori affiliati alla ndrangheta.

L’Arena di Verona festeggia il centenario della sua attività lirica, proprio nel 2023, con un amaro risveglio. Il Consiglio di Indirizzo – organo di nomina tutta politica cui compete l’indicazione della persona del sovrintendente (cioè il boss) per le Fondazioni Liriche – contro la volontà del sindaco e dell’amministrazione, proprietari della medesima Fondazione, ha quindi proceduto all’indicazione del Sovrintendente, il soprano Cecilia Gasdia, e il ministro Sangiuliano a tempo di record ha firmato la nomina, per i prossimi 5 anni.

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