Pubblicato: Sab, 25 Mar , 2023

Abrogazione del reato di tortura, ridotto ad aggravante comune

proposta di riforma di FdI per tutelare “l’immagine delle forze dell’ordine”

Tra le priorità del Parlamento è giunta anche la proposta di legge depositata alla Camera da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, per abrogare il reato di tortura introdotto con grande ritardo nell’ordinamento italiano nel 2017.

Ci avevano già provato nel 2018, quando proprio FdI e l’on. Meloni avevano proposto di abrogare il reato di tortura e al tempo stesso aumentare le pene per i reati di minaccia o resistenza a pubblico ufficiale. Giorgia Meloni all’epoca si era spesa anche con un tweet, sostenendo che “il reato di tortura impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”. Precisava che l’obiettivo era “modificare” il reato di tortura rispetto a “come era formulato”.

Nel 2023 Giorgia Meloni è presidente del consiglio e prosegue con questa visione. Con il provvedimento, ora assegnato in Commissione di giustizia, si chiede di abrogare gli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale che introducevano il reato. Sembra che l’abrogazione sia giustificata per tutelare le forze dell’ordine nell’esercizio delle proprie funzioni, per evitare di subire denunce e processi strumentali che potrebbero disincentivare e demotivare l’azione dei militari. L’obiettivo dichiarato sarebbe dunque quello di “tutelare adeguatamente l’onorabilità e l’immagine delle Forze di polizia”. Abrogati gli articoli che prevedono il reato di tortura, la proposta di legge prevede l’introduzione di una aggravante comune per dare attuazione agli obblighi internazionali.

Con un clamoroso ritardo di oltre trent’anni per introdurre nel nostro sistema il reato di tortura in attuazione della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, ora il governo vuole eliminarlo e “derubricare” la corrispondente condotta ad una delle diverse circostanze aggravanti che possono astrattamente collegarsi a qualsiasi reato.

Un provvedimento che non tiene conto delle reali necessità di tutela, non solo delle vittime, ma anche delle stesse ffoo che agiscono correttamente. Secondo le prime stime, ad oggi sarebbero oltre 200, tra militari e operatori di giustizia, gli imputati coinvolti in procedimenti afferenti la tortura. Senza contare le drammatiche situazioni che si possono verificare nei centri accoglienza e nei campi agricoli, nelle case famiglia, negli asili e nelle scuole, negli ospedali, negli istituti di assistenza per anziani, disabili e minori, i serd, i centri di riabilitazione e quelli per i malati psichiatrici. La brutalità non è solo del carcere o nella caserma. Più di un giudice, prima dell’introduzione di questa legge si è trovato a non poter procedere perché la legge non esisteva. Da quando è stato introdotto il reato ha portato ad alcune condanne anche fuori dalle carceri, come quello di una brutale aggressione nei confronti di un ragazzino. Lo scorso settembre, infatti, la Cassazione ha reso definitiva la condanna per tortura per gli aggressori, che si sono accaniti contro un disabile psichico morto per fame e stenti dopo l’ultima aggressione subita da una gang di ragazzini.

Il reato di tortura è presente in tutti gli ordinamenti democratici, è richiesto dalle convenzioni internazionali a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo. Siamo stati tra gli ultimi paesi occidentali ad averlo introdotto nell’ordinamento. Il più fermo contrasto dei comportamenti violenti è un dovere di uno stato civile. Certo, bisognerebbe prima di tutto prendere consapevolezza che il problema esiste.

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