Pubblicato: sab, 15 Lug , 2023

Camorra: 114 anni di carcere per i clan Puca, Verde e Ranucci

Notevoli le condanne e qualche assoluzione nel processo davanti al gup di Napoli per i presunti esponenti dei clan Puca, Verde e Ranucci di Sant’Antimo, in provincia di Napoli. Complessivamente sono stati inflitti 114 anni e 4 mesi di carcere nei confronti degli imputati. Le accuse spaziano dall’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, traffico di armi, fino allo scambio mafioso politico elettorale. Nessuna condanna invece per Agostino Russo, ritenuto a capo del clan Verde e accusato di associazione a delinquere finalizzato allo spaccio di sostanze stupefacenti, scambio elettorale e reati connessi alla detenzione e all’uso di armi, per il quale la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli aveva chiesto 15 anni di reclusione.

Il clan Puca risulta tuttora uno dei più aggressivi ed influenti nella zona Sant’Antimo-Casandrino-Grumo Nevano. Il fondatore, lo storico capo del sodalizio criminale, è stato Giuseppe Puca, classe 1955, detto o’ Giappone per i suoi lineamenti orientali. E’ stato uno dei luogotenenti più influenti nella NCO di Raffaele Cutolo. Nel 1981 la Nuova Famiglia ne uccise il fratello Aniello, scatenando una guerra di fuoco tra i clan. O’ Giappone fu arrestato e scarcerato, viene ucciso il 7 febbraio 1989 in un agguato camorristico proprio nei pressi di un bar di Sant’Antimo. Il regolamento di conti fu per mano di affiliati ai Casalesi, sanguinari e temuti da tutti. Sempre loro eliminarono anche i successori di o’ Giappone, strangolati con una corda all’interno di un appartamento di Casal di Principe; i cadaveri furono gettati in un pozzo di aperta campagna – secondo le rivelazioni di collaboratori di giustizia – e non furono mai ritrovati per gli interventi edilizi compiuti nella zona. Negli anni successivi, il successore Pasquale Puca, detto “Pasqualino o’ minorenne”, imprenditore e nipote di Giuseppe o’ Giappone, viene accusato di essere il mandante dell’omicidio di Francesco Verde detto o’ negus. La scia di sangue è lunga e per decenni i clan rivali si vendicano reciprocamente con numerosi omicidi.  Le famiglie della camorra napoletana, tuttavia, mantengono il loro dominio sul territorio, allungandosi soprattutto su appalti, politica e istituzioni.

Lo scorso giugno la sentenza d’Appello, nel processo Antemio, aveva confermato le condanne ad 11 imputati mentre per gli altri 7 la pena è stata riformulata. Rispondono a vario titolo di associazione a delinquere, voto di scambio, tentata estorsione, danneggiamento e ricettazione. Teresa Puca, figlia del boss Pasqualino ‘o minorenne e suo marito Angelo Guarino sono stati assolti per non aver commesso il fatto.

Già nel 2020, le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli hanno fatto emergere “un vero e proprio asservimento nei confronti dei Puca” che consentiva, secondo gli investigatori, l’immunità alla camorra locale. Il gip di Napoli aveva disposto i domiciliari anche per il boss Pasquale Puca – che però è già detenuto al 41 bis – e per l’ex presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo. Nell’indagine erano risultati coinvolti anche dei carabinieri, per i quali la Procura di Napoli aveva chiesto la misura cautelare per concorso esterno in associazione mafiosa e altre ipotesi di reato. Dalle risultanze investigative era stata confermata la sistematicità e la spregiudicatezza delle condotte, ritenute dall’accusa particolarmente gravi. È emerso l’asservimento al boss Pasquale Puca, anche da parte dell’ex consigliere comunale; pure un’attività di dossieraggio e un attentato, con esplosione dell’auto, nei confronti di un maresciallo che si è sempre opposto al clan Puca. I militari infedeli e corrotti sono stati indagati anche per rivelazione del segreto d’ufficio, omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio.

Nell’ottobre 2022 venivano notificati gli arresti domiciliari al berlusconiano Luigi Cesaro. Secondo gli inquirenti esisteva una relazione d’affari tra la famiglia Cesaro e il clan Puca. A giugno 2020 l’indagine portò in carcere Antimo Cesaro, fratello di Luigi, mentre furono disposti i domiciliari per gli altri fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, successivamente assolti. Inizialmente salvato dall’immunità politica, Luigi Cesaro è stato poi raggiunto dalla notifica degli arresti domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta della Dda e del Ros di Napoli su un presunto patto politico-mafioso. I pm avevano chiesto il carcere per Luigi Cesaro. Richiesta “congelata” dal gip, che prima di pronunciarsi ha trasmesso le carte al Senato affinché procedesse alla valutazione preliminare dell’utilizzabilità di alcune intercettazioni. Conversazioni ritenute determinanti per la tenuta dell’impianto accusatorio. Palazzo Madama aveva acconsentito all’utilizzo solo per alcune di quelle telefonate. Di qui la rimodulazione della stessa richiesta cautelare, alleggerita dalla Procura con la istanza di domiciliari per il senatore azzurro un tempo molto vicino a Berlusconi. Il gip aveva dunque disposto i domiciliari. Oltre che il concorso esterno in associazione mafiosa all’ex senatore era contestato anche il reato di corruzione elettorale, aggravato per avere agevolato l’organizzazione camorristica. Tuttavia, nel settembre 2021 Luigi Cesaro è stato assolto dal Tribunale di Napoli. Assolti anche i fratelli Aniello e Raffaele, il figlio Armando (capogruppo azzurro in Campania fino al 2020), l’ex consigliera regionale Flora Beneduce e altri 24 imputati da accuse di voto di scambio relative alla tornata elettorale del 2015. Le elezioni campane si erano realmente concluse con il trionfo di Armando Cesaro: 22.312 preferenze, ma una buona parte di queste, secondo la procura di Napoli, si fondava su clientele documentate da intercettazioni estrapolate dall’indagine vertente il piano di insediamento produttivo di Marano e sulle presunte collusioni tra amministrazione comunale; gli imprenditori interessati al progetto (tra cui i fratelli Cesaro) e i clan Nuvoletta e Polverino. Intercettazioni inutilizzabili, processo dissolto.

A luglio 2023 si concretizzano le condanne per alcuni presunti esponenti dei clan.

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