Pubblicato: Mar, 25 Nov , 2025

Antimafia 2000 e 5 Stelle, ”Separazione delle carriere? L’unica necessaria è tra politica e malaffare”

Convegno a Palermo. Scarpinato: ”Giù le mani da Falcone e Borsellino”. Cafiero De Raho: ”Propaganda fraudolenta per indebolire la magistratura”.

Magistrati, giornalisti, politici, familiari delle vittime di mafia davanti ad una sala gremita di pubblico: il Teatro al Massimo di Palermo si è trasformato ieri in un osservatorio privilegiato sul rapporto, sempre più inquietante, tra potere pubblico e malaffare. L’incontro, organizzato da Antimafia Duemila con il contributo del Movimento 5 Stelle, ha riportato al centro del dibattito nazionale due questioni che oggi plasmano il clima politico: lo scandalo del cosiddetto Cuffarogate, con le sue ombre sulla gestione della sanità siciliana, e la riforma della giustizia, in particolare la proposta di separazione delle carriere.

Una pluralità di voci: magistrati, giornalisti, familiari delle vittime di mafia, studenti, attivisti e rappresentanti istituzionali, ha offerto un quadro complesso ma coerente: i fenomeni corruttivi non sono episodi isolati, bensì il sintomo di un sistema che, quando manca il controllo, rischia di piegare le decisioni pubbliche a logiche di potere. Le intercettazioni e i provvedimenti dell’inchiesta sulle nomine e sugli appalti nella sanità hanno riproposto un interrogativo cruciale: fino a che punto risorse fondamentali per la collettività possono essere manipolate per produrre consenso politico?

Sul versante giuridico, il tema più caldo è stato la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. E Se Roberto Scarpinato ha ribadito ”giu’ le mani da Falcone e Borsellino”, stigmatizzando i tentativi del fronte del SI alla riforma di ”arruolare” il pensiero di Falcone e Borsellino, l’ex capo della Dna Cafiero De Raho ha parlato di una ”propaganda fraudolenta per indebolire la magistratura”. Una riforma che, per tutti gli intervenuti, rischia di alterare l’equilibrio delle garanzie costituzionali. Nonostante venga presentata come uno strumento di chiarezza e modernizzazione, nella pratica potrebbe creare nuove asimmetrie e indebolire l’indipendenza di chi indaga sulla classe dirigente. Il messaggio emerso dalla sala è stato netto: prima delle riforme che incidono sugli equilibri democratici, occorre rafforzare i meccanismi di trasparenza e controllo su appalti, nomine e poteri locali.

Forte è stato anche il richiamo civile e morale portato dai familiari delle vittime di mafia: la memoria, hanno ricordato, non è un rito da ricorrenza, ma una responsabilità quotidiana che deve tradursi in amministrazioni impermeabili a clientelismi, scambi politici e pressioni indebite. Accanto a loro, i giovani dei collettivi e delle associazioni universitarie hanno restituito una fotografia aggiornata della criminalità contemporanea: meno violenta, più silenziosa, capace di inserirsi nei gangli dell’amministrazione pubblica attraverso procedure distorte, favoritismi e stabilizzazioni pilotate. È in questa “zona grigia”, hanno ribadito, che si misura oggi la tenuta dello Stato. Decisivo il contributo del mondo dell’informazione: giornalisti d’inchiesta e redazioni impegnate sul fronte antimafia hanno evidenziato quanto la libertà di stampa sia ancora la linea di difesa più efficace contro le trame del potere criminale. Dove l’informazione è intimidita o addomesticata, il malaffare prospera. A dare ulteriore peso all’incontro, la presenza di figure che, negli anni, hanno unito indagini, istituzioni e battaglie civili. L’ex magistrato Roberto Scarpinato ha delineato con precisione i rischi di una politica che smarrisce etica e autonomia; l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervenuto come leader politico, ha sottolineato la centralità dell’indipendenza della magistratura e la necessità di riforme che non compromettano il sistema delle garanzie costituzionali.

In un luogo simbolico come Palermo, città che conosce sulla propria pelle il prezzo della commistione tra potere e illegalità, il messaggio uscito dal Teatro al Massimo è apparso inequivocabile:
la trasparenza non è una conquista definitiva, ma una pratica quotidiana che riguarda istituzioni, cittadini, politica e informazione. L’unica separazione davvero necessaria, come hanno ribadito gli organizzatori, non è quella tra le toghe: è quella tra il potere e il malaffare: solo ricostruendo un confine netto tra interesse pubblico e interessi privati è possibile restituire credibilità alle istituzioni e dignità alla vita democratica del Paese.

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