Pubblicato: Lun, 1 Mag , 2023

Primo Maggio 2023: basta morti sul lavoro, una battaglia necessaria.

Il Primo Maggio è da sempre una giornata di celebrazione e riflessione dedicata ai diritti dei lavoratori, ma senza il diritto alla sicurezza il lavoro può costare la vita.

Quest’anno la festa assume un significato ancora più drammatico e urgente: il richiamo alla lotta contro le morti sul lavoro. Purtroppo, i numeri parlano chiaro e sono impietosi. L’Italia, una nazione fondata sul lavoro, continua a registrare una media di tre morti al giorno sul posto di lavoro. Un dato allarmante che non può e non deve passare sotto silenzio.

Le cosiddette “morti bianche” rappresentano una piaga sociale, uno scandalo che si rinnova quotidianamente. Sono vite spezzate in fabbriche, cantieri, campi agricoli e uffici, a causa di mancanze di sicurezza, incuria e, spesso, una sottovalutazione del rischio. Le vittime non sono solo numeri, ma persone con sogni, famiglie e futuro. Nel 2022, l’INAIL ha registrato oltre 1.000 decessi sul lavoro e un numero ancor più elevato di infortuni gravi.

Si tratta di una questione che tocca trasversalmente diversi settori: dall’edilizia, dove il rischio di cadute dall’alto è una delle principali cause di morte, all’agricoltura, passando per il settore manifatturiero e la logistica. Tuttavia, ogni ambito produttivo ha le sue particolari vulnerabilità, e le politiche di prevenzione e sicurezza devono essere adattate alle specifiche esigenze di ogni contesto.

Il cuore della questione è una carenza strutturale di misure di prevenzione adeguate. Spesso, le normative sulla sicurezza non vengono applicate con rigore o, peggio, vengono ignorate per ragioni di profitto o per ridurre i costi di produzione. Il risultato è che molti lavoratori si trovano ad operare in condizioni pericolose, senza adeguati strumenti di protezione, formazione o supervisione.

La prevenzione non dovrebbe essere considerata come un costo, ma come un investimento necessario. Le aziende, supportate dallo Stato, dovrebbero essere in prima linea nel garantire che i propri dipendenti possano svolgere le loro mansioni in totale sicurezza. Questo significa fornire equipaggiamenti adeguati, organizzare corsi di formazione specifici, e implementare controlli rigorosi e costanti per verificare il rispetto delle normative vigenti.

Per fermare questa strage silenziosa, è necessaria una sinergia tra istituzioni, datori di lavoro e sindacati. Le istituzioni hanno il compito di inasprire le leggi in materia di sicurezza sul lavoro e aumentare i controlli ispettivi. Recentemente, alcuni passi avanti sono stati fatti in questa direzione, ma non basta. C’è bisogno di un cambiamento culturale profondo, che metta al centro il valore della vita umana rispetto al mero guadagno economico.

I sindacati, da sempre baluardo della difesa dei diritti dei lavoratori, devono continuare a lottare affinché la sicurezza sia una priorità in ogni contratto e trattativa. Solo attraverso una costante pressione e un lavoro di sensibilizzazione si potrà ottenere un miglioramento reale e duraturo.

Il Primo Maggio non è solo un momento di festa, ma anche un’occasione per riflettere su quanto sia stato fatto e su quanto ancora ci sia da fare. Ogni anno, questa giornata ci ricorda le lotte dei lavoratori del passato per ottenere i diritti di cui oggi godiamo, ma ci invita anche a guardare al presente e al futuro, per continuare a lottare contro le ingiustizie che ancora persistono.

La battaglia contro le morti sul lavoro è una di queste. Non si tratta solo di tutelare chi lavora, ma di difendere la dignità umana. Ogni lavoratore ha il diritto di tornare a casa sano e salvo alla fine della giornata, senza che la sua vita venga messa a repentaglio per mancanza di sicurezza o di prevenzione.

Il 2023 deve essere l’anno della svolta. “Basta morti sul lavoro” non è solo uno slogan, ma un impegno che tutti, istituzioni, aziende, sindacati e lavoratori, devono fare proprio. Solo così, il Primo Maggio potrà tornare ad essere una vera festa del lavoro, senza il peso di un lutto quotidiano che continua a oscurare i sacrifici e i traguardi conquistati nel tempo. La sicurezza sul lavoro non è un lusso, ma un diritto inalienabile che dobbiamo difendere, ora più che mai.

Di

- Pioniere delle radio libere e dell'informazione libera ed indipendente oggi presidente di rete 100 passi, è l'amico di Peppino Impastato che ha fatto proseguire il cammino di Radio Aut con la nuova Radio 100 passi.

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