Pubblicato: mer, 10 Dic , 2014

Una storia italiana

Quando si sospendono i principi di uno Stato di diritto, anche fosse una sola volta, in modo grave, la democrazia è violata.

Il 23 ottobre il “Sole 24ore” ha riportato le parole di Mauro Moretti. Secondo l’amministratore delegato di Finmeccanica, la società ha il problema di trovare qualcuno disposto a investire nel settore dell’industria ferroviaria. Il gruppo conferma così il piano di dismissioni del settore ferroviario, cioè di Ansaldo Breda e del 40% di Ansaldo STS.

I guai di Finmeccanica, il primo gruppo industriale italiano nel settore dell’alta tecnologia e di cui il maggiore azionista è lo Stato, provengono da recenti amministrazioni allegre. Si sa a che fetida cloaca è stato ridotto un gruppo che dovrebbe rappresentare un fiore all’occhiello del paese. Il presidente Guarguaglini indagato per false fatturazioni e tuttavia liquidato con 5,5 milioni, la moglie Marina Grossi, manager di un ramo del gruppo, indagata per corruzione, l’amministratore delegato Orsi arrestato per corruzione internazionale, il direttore commerciale Pozzessere rinviato a giudizio per corruzione aggravata in associazione con Lavitola, consulente di Finmeccanica lui latitante internazionale inseguito da mandati di cattura. Nei pressi di Finmeccanica gravitava Tarantini con le escort del suo campionario e consigliere del gruppo era miss Colombia, segnalata da Berlusconi, ovviamente per le sue doti poco nascoste e tuttavia l’unica non indagata.

Adesso ai vertici della holding stanno Mauro Moretti quale amministratore delegato, che certo non ha brillato nella gestione delle Ferrovie dello Stato, e come presidente Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e prefetto. Certo appare difficile possano essere trovati a selezionare commesse in un porno-shop, magari di Panama.

1341838344168diaz-filmMa in questi giorni la televisione ha ritrasmesso il film “Diaz”. E allora, prima che qualche bavaglio, magari della cosiddetta “sinistra” renziana, metta la sordina alla rete, credo sia giusto tributare un omaggio a un personaggio emblematico del nostro paese, che infatti gode della stima incondizionata e trasversale della nazione.

Durante il G8 di Genova, nel 2001, furono rieditate le macellerie argentine: più di venti anni dopo, sotto gli occhi del mondo intero, evidentemente convinti di meritarne ammirazione e senza una giunta militare e golpista a dettare la sospensione dei diritti umani, ma con alla guida un governo civile, almeno così si dice. Miracoli solo italioti.

Pure per i delitti contro la persona umana perpetrati in quell’occasione alcuno ha pagato e pagherà mai, i vertici di quella ennesima vergogna di Stato non sono stati rimossi, anzi in buona parte mantenuti e promossi. L’Italia è paese ottimale per le patologie della psiche qualora ben raccomandate, pervertiti sessuali, frustrati, sicuramente quelli dovevano essere a Genova, hanno buone possibilità di carriera intermedia nell’amministrazione del bene che dovrebbe essere comune e sufficiente licenza di sfogo e alte garanzie di impunità. E ai vertici pare che qualche o molte ombre accrescano il valore dei curricula.

Gianni De Gennaro era capo della polizia che si macchiò degli scempi del G8 di Genova. Nel 2008 ne venne richiesto il rinvio a giudizio per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti quegli eventi criminali. Il 1 luglio 2009 il pm chiese che gli fossero inflitti due anni di reclusione per il reato ascrittogli, vale a dire aver messo in atto pressioni sull’ex questore di Genova, Francesco Colucci, affinchè dichiarasse il falso sull’operato della polizia e dei comandi durante il G8.

L’8 ottobre 2009 nella sentenza di primo grado De Gennaro venne assolto. Ma il 17 giugno 2010, in appello, venne condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione. Il 23 novembre 2011 fu assolto, ma Francesco Colucci fu condannato a due anni e otto mesi per falsa testimonianza in favore di De Gennaro. Giustizia uguale per tutti o giustizia burlona?

E tuttavia nel 2007 divenne capo di gabinetto del Ministero dell’Interno. Nel 2008 fu nominato Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Nel 2012 fu designato alla carica di sottosegretario di Stato, delegato per la sicurezza della Repubblica. Nel 2013 venne scelto come presidente di Finmeccanica. Come si può notare, alcune di tali nomine sono concomitanti ai processi in cui è stato imputato e condannato, seppure non in via definitiva, per vicende che ledono la credibilità democratica e i principi di tutela dei diritti umani nel paese e il capo della polizia che compì simili abusi e violato i principi costituzionali ne porta comunque, in ogni Stato degno di essere definito di diritto, la responsabilità oggettiva.

Il signor De Gennaro, onorato del titolo di cavaliere al merito della Repubblica italiana, grande ufficiale, commendatore, non ha mai lontanamente pensato di dimettersi, figuriamoci; giammai, da destra o da sinistra, lo hanno invitato a farlo, tutt’altro è avvenuto come abbiamo visto; ma non ha mai fatto ammenda per sé e i suoi uomini e neppure chiesto scusa alle vittime, molte delle quali hanno riportato da quella terribile esperienza danni fisici e psicologici permanenti, pur essendo immuni da qualsiasi colpa, del tutto innocenti, né ai loro famigliari. A qualcuno sarebbe potuto apparire un elementare, benché insufficiente e tardivo, atto di dignità istituzionale e umanità: debolezze non da uomini forti.

Evviva, infine; i panni sporchi non si lavano più neanche in casa. Il fetore sia ammorbante.

D.S.

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