Pubblicato: mar, 12 Gen , 2016

Svolta storica della Cina: mio fratello non sarà più figlio unico.

Tramonta l’era del figlio unico in Cina, l’Assemblea Nazionale del popolo cinese ha finalmente adottato la nuova legge che permetterà alle coppie di avere più di un figlio e concederà il riconoscimento a tutti i cinesi nati al di fuori della lunga politica del figlio unico.

Dal primo gennaio i figli unici cinesi possono avere un fratello. Questa è la nuova politica demografica proposta dal partito comunista della Cina che, dopo 35 anni e 400 milioni di nascite evitate, chiude l’era dell’obbligo del figlio unico. Il prossimo marzo a tutte le coppie cinesi sposate sarà permesso avere due figli. Si tratta di una svolta storica che mette fine a una rigida e poco amata politica demografica del Paese più popoloso del mondo.

bambini cinesiEra il 1979, dopo pochi anni dalla morte di Mao Tse Tung, quando la popolazione cinese ammontava a 900 milioni e Deng XiaoPing decise di adottare questo metodo per contrastare il fortissimo incremento demografico del paese. In pratica si trattava di far firmare alle coppie un ”certificato di figlio unico” che offriva vantaggi economici ai sottoscrittori e severe penalità ai trasgressori.

Nel 2013 il governo concesse una modifica alla norma permettendo l’aumento dei casi considerati eccezione alla politica del figlio unico; il secondo figlio fu consentito solo alle coppie urbane in cui entrambi i genitori non avessero fratelli o sorelle.

Il successo ottenuto da questa politica ha inevitabilmente portato anche a problemi di non poco conto che sono emersi nel corso degli anni. Pensiamo alla sproporzionalità del mercato dei matrimoni che vede un’alta percentuale di maschi giovani rispetto a quella delle femmine in età da marito, oppure il classico sistema di welfare cinese, che si basava sull’ appoggio dei figli per la cura dei genitori più anziani, che ha dovuto fare i conti con il veloce invecchiamento della popolazione e le migrazioni dei figli unici. Ma anche la diminuzione della manodopera disponibile e la previsione di un afflusso di 100 milioni di migranti che nei prossimi sei anni passeranno dalle aree rurali a quelle urbane. Non per ultimo, consideriamo gli aborti forzati ai quali venivano sottoposte le donne, soprattutto quelle in attesa di una femminuccia, e il problema del rallentamento della crescita della popolazione e il conseguente invecchiamento della società.

A partire dal 1978 le riforme promosse da Deng Xiaoping promossero gli investimenti nelle aree urbane e portarono così a forti migrazioni dalle campagne portatrici di preziosa manodopera. Questo processo mise in risalto i limiti del minuzioso sistema di certificazione di residenza cinese (Hukou) che, oltre a registrare l’area di residenza di una persona, aggiungeva informazioni identificative e dati personali e, essendo rilasciato per nuclei familiari, veniva anche utilizzato come registro familiare in diversi ambiti amministrativi. Istituito nel 1958, l’ hukou, aveva lo scopo di distinguere la popolazione rurale da quella urbana e stabiliva differenti diritti per cittadini provenienti da diverse aree geografiche visto che, i programmi per l’assicurazione sociale, il benessere sociale e l’assistenza sociale sono finanziati a livello locale. Con questo sistema, chi si trasferiva dalla campagna in una metropoli non aveva garanzia dei servizi pubblici, come la sanità e l’istruzione. Negli ultimi 30 anni la popolazione urbana della Cina è passata da 200 a 700 milioni di persone e non è difficile immaginare la quantità di migranti irregolari e il dislivello economico e culturale che si è venuto a creare.

Inoltre, ai 13 milioni di cinesi nati al di fuori della politica del figlio unico non veniva concesso l’ hukou, documento indispensabile per ottenere la carta d’identità, usufruire dei diritti di base come l’istruzione o l’assistenza sanitaria, aprire un conto in banca, lavorare, viaggiare, sposarsi o avere dei figli. In questi giorni è arrivata un’ altra svolta epocale: il governo di Pechino riconoscerà ufficialmente i tredici milioni di persone “invisibili” che fino ad oggi non avevano il diritto ad esistere e entro la fine del decennio tutti i cittadini avranno il diritto alle cure sanitarie, soprattutto nel caso di malattie gravi, come il cancro. in Cina solo un cittadino su due può permettersi una copertura sanitaria di questo tipo. Sembra intravedersi la fine delle discriminazioni portate dalla differenziazione tra hukou rurale e hukou urbano.

Nel 2013, secondo una valutazione della Banca Mondiale, la popolazione della Cina era di 1,357 miliardi di persone. Oggi, 11 gennaio 2016, il totale è di 1.406.482.197 (worldometers). Non faccio in tempo a scriverlo che è già aumentato di 12 persone. Sembra incredibile per noi italiani portatori del tasso di natalità più basso d’Europa.

Se davvero in Cina nasce un bambino al secondo, molti di questi oggi potranno essere fratelli riconosciuti di altri già nati, fratelli che non saranno più declassati, sottomessi e disgregati come quello cantato dal nostro Rino Gaetano. Fratelli, parola tremante nella notte che da oggi, anche in Cina, sarà auspicio di grande civiltà e diritto al futuro.


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