Pubblicato: lun, 9 Dic , 2013

Stato-Mafia, Lari: «Trattativa ci fu, ma non ebbe esito»

Il procuratore ospite dalla Annunziata sui Rai3: «Possibile colpo di coda di Cosa nostra»

 

image29La trattativa tra pezzi deviati dello Stato e la mafia c’è stata. Poi, però, «ognuno ha fornito la sua chiave di lettura, ma gli esiti sperati di questa trattativa non ci sono stati né da una parte né da un’altra, tanto è vero che le stragi sono proseguite con la morte di Borsellino e gli attentati del ‘93». Lo ha detto il procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, ospite, domenica scorsa, di “In mezz’ora” di Lucia Annunziata su Rai3. «E al di là di questo dato oggettivo, lasciamo che il processo sulla trattativa Stato-mafia segua il suo corso», ha aggiunto.

Sulle minacce che Totò Riina ha rivolto ai magistrati che indagano sulla trattativa, Lari condivide l’allarme lanciato dal ministro dell’Interno Alfano: «Riina è uno che ha un’alta considerazione di sé e, malgrado abbia 83 anni, è molto lucido. Le dichiarazioni che ha espresso contro il pm Nino Di Matteo non vanno prese sottogamba. Chi riveste un ruolo apicale all’interno di Cosa Nostra lo mantiene finché vive». Ecco perché, secondo il procuratore, le dichiarazioni di Alfano circa un possibile ritorno al periodo stragista non vanno sottovalutate. «La situazione è seria, ma non è assimilabile al ‘92-‘93 se non perché il protagonista è lo stesso, Totò Riina, che non vede di buon occhio il processo sulla trattativa. E allora di fronte a questa prospettiva potrebbe esserci un “colpo di coda” di Cosa Nostra».

Lari, quindi, non esclude l’ipotesi che il “capo dei capi”, temendo di perdere credibilità all’interno dell’organizzazione e al conseguente indebolimento dell’intera macchina mafiosa, punti a vendicarsi «dando una risposta violenta allo Stato».

«Il processo sulla trattativa ha fatto inalberare Salvatore Riina come non lo hanno fatto inalberare altri processi. Probabilmente – ha spiegato il procuratore di Caltanissetta – perché teme che vengano a galla verità inconfessabili che gli possano far perdere la faccia davanti a Cosa Nostra o perché lo ritiene un insulto all’organizzazione per patti che alla fine si sono rivelati un nulla di fatto, […] un fallimento totale per la mafia».

La «voglia di violenza e di disfatta» da parte del boss, sarebbe favorita, stando all’analisi fatta da Lari, «da una situazione politica molto caotica», tale da venire a mancare per i mafiosi un asse politico di riferimento. Ad attirare in particolare l’attenzione di Cosa nostra sarebbero proprio le nuove alleanze che Alfano ha stretto con il centrosinistra, sceso in Sicilia «per presiedere il comitato per l’Ordine e la Sicurezza» e manifestare la propria vicinanza ai magistrati che «promette di tutelare con ogni mezzo». Per Lari questi fatti hanno un significato per preciso: «Un ministro degli Interni, che è anche leader di un partito nuovo, ha spezzato l’asse del centrodestra, […] la cui linea non è mai stata così vicina ai giudici antimafia, come ha invece fatto Alfano in questi giorni».

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