Pubblicato: mar, 3 Dic , 2013

Sicilia bocciata all’esame sulla qualità della vita

Quasi sempre gli ultimi nella classifica del Sole24ore più generalista

 

il munnizzis

In Italia l’unica classifica ad essere sfogliata di lunedì è presumibilmente quella della serie A. Questo lunedì invece il Sole 24ore ci presenta come ogni anno un’alternativa anche più interessante. Edita per la ventiquattresima volta, la classifica della qualità della vita è uno studio sicuramente accurato e attendibile che, facendo forse leva su una competitività campanilistica, suscita grande curiosità fra i lettori. Anche se il fine non fosse stato raggiunto, vogliamo qui rilanciarla in sintesi, focalizzandoci sulle realtà cittadine più vicine ai nostri interessi. Le peculiarità secondo cui è organizzato il dossier sono 36, ognuna con classifica dedicata, raggruppate in 6 grandi ambiti – anche qui in scala ma per valori medi- di valutazione: tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; popolazione; ordine pubblico; tempo libero. Come fa lo stesso quotidiano di economia e finanza, è giusta una precisazione di metodo chiarendo che i 36 indicatori non sono ponderati, cioè hanno tutti lo stesso peso (al di là dell’importanza soggettiva), tranne che negli indici Tagliacarne e Legambiente per la sezione servizi, ambiente e salute.

Scorrendo l’indice fra le città non è difficile individuare il gruppetto delle nove siciliane attestate regolarmente in fondo. Ragusa è la prima che si incontra all’84esima posizione nella classifica generale con Trento in cima, che vede il capoluogo siciliano dover ringraziare solo Napoli per avergli evitato la 107esima e ultima posizione. D’altronde è globalmente confermato l’insuperabile crepaccio tra Settentrione e Meridione.

Penultima Agrigento per ricchezza prodotta, con tutte le altre entro gli ultimi 21 scalini, si “schiaccia un occhio al futuro” con pochi risparmi e una pensione media che non supera i 600 euro. Unico primato di Caltanissetta, insieme a Siracusa nell’export, sul costo della casa di proprietà col record di 1000euro di media a mq. Buona parte sopravvissute al +3% d’inflazione, sempre in media, le provincie siciliane non brillano per nulla negli affari: senza voglia di fare impresa a Palermo (7/100 abitanti), a Siracusa si fallisce il doppio che nel resto d’Italia, anche se sola con Ragusa propensa agli investimenti e come detto prima nell’esportare più della ricchezza creata.

Vincono per il miglior clima –ecco un altro primato- ma sono insufficienti nella pagella ecologica e scarseggiano prevedibilmente in infrastrutture sanitarie e non, e in velocità della giustizia. Insufficienti anche nei dati anagrafici per livello di giovani e stranieri, ci si laurea in meno, ma almeno rimangono più famiglie unite.

Precedute, a quanto pare, da molte altre metropoli nella piaga criminale, meglio posteggiare l’auto sempre in vista a Palermo e soprattutto a Catania che registra il record di 830 denunce per 100.000 abitanti. Ampiamente sotto il trentesimo posto nel tempo libero, la Sicilia è evidentemente fra le più noiose delle regioni. Con infine un dato, che ci preme sottolineare, paradossale per una terra che dovrebbe sostenersi attraverso gli introiti provenienti dal turismo: tutte fra le ultime 17 province, 6 nelle ultime 8, e Palermo fanalino di coda nel settore della ristorazione (Ristoranti o bar ogni 100.000 abitanti)

Questo provare a sintetizzare la fotografia dell’Italia, non è per volere fare i soliti disfattisti o catastrofici che sia, ma per provocare un po’ di quel senso di colpa e di vergogna che risulta spesso essere l’unica scintilla utile a smuovere le coscienze siciliane.

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