Pubblicato: mar, 10 Ott , 2017

Siamo fuori dal tunnel? Siccità, incendi, gioco d’azzardo.

Proseguona lee tre emergenze di questa ultima estate valdarnese e italiana.

La sete d’acqua si avvicina agli estremi limiti: pure nei paesi del Valdarno, quest’anno per la prima volta, l’acqua non è uscita dai rubinetti per ore, anche se per fortuna per pochi giorni, come avviene invece regolarmente nei paesi del Meridione d’Italia e ai problemi della scarsità dell’elemento primario si sono aggiunti quelli della vetustà e talora inadeguatezza della rete fognaria che Publiacqua, nonostante le bollette salate, non ha ridotto ma semmai accresciuto.

Ma la siccità e le conseguenti violentissime tempeste che si abbattono sui territori non sono il flagello di Dio, ma il prodotto dell’avidità dell’uomo. Non è Dio ma sono i Trump che assetano e tempestano il mondo. Ma anche l’uomo medio, l’uomo della società di massa, è responsabile, perché non è dei Trump che ha paura; l’uomo medio non ha orrore dell’America nazi del Ku Klux Klan e dei suprematisti bianchi, l’uomo medio non si preoccupa, come Trump, dei disastri ambientali, dell’interruzione degli accordi di Parigi, magari imputa i ricorrenti cataclismi alla ferocia del suo dio che sarebbe disturbato dai troppi kebab. Ha detto Francesco riferendosi alla superbia, alla sufficienza di alcuni leader sul tema dei cambiamenti climatici: ” mi viene una frase dell’Antico Testamento: l’uomo è uno stupido, un testardo che non vede…E poi c’è il dio tasca, tante decisioni, non solo sul Creato, dipendono dai soldi”. Non sappiamo chi avesse in mente il Papa, così dicendo. Noi ricordiamo la recente iniziativa del “Varma mutual pension insurance”, il più ricco fondo finanziario della Finlandia che ha annunciato di disinvestire in corsa da titoli degli Stati Uniti perché colà “sembra che non ci sia un vero presidente, né una presidenza in carica”.

La sete che sembrava non dovesse travalicare i confini africani si avvicina a noi, così come cercano di avvicinarsi a noi gli assetati , ma noi li respingiamo, il mediocre non capisce che la sete, che pure comincia a riguardarlo anche se non sa perché, è la stessa del nero e che l’hanno causata gli stessi che desertificano il pianeta del nero e del bianco.

Il riprodursi costante, ad ogni estate, dell’azione infame dei piromani, anche in Valdarno che ne è stato bruciato come il resto d’Italia, è il segno di un grave disagio del vivere sociale. Dunque non risparmia queste terre toscane che sono state esempio di buon vivere, tanto da essere mete elette dal colto e agiato straniero che avesse deciso di ritirarsi lì dove esiste il benessere. Sono stati incendiati ettari ed ettari di patrimonio forestale, di vegetazione e coltivazioni, si sono sfiorati disastri maggiori e comunque alcuni paesaggi di questa valle porteranno a lungo i segni dei roghi, appiccati per motivi insulsi e idioti, finchè non saranno provate le manovre criminali che alcuni ipotizzano. Sicchè brucia anche un altro po’ di intelligenza del vivere insieme.

Secondo i dati elaborati da AAMS, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, riferiti al 2016 e diffusi nel mese di luglio, la spesa pro capite annua per il gioco lecito con vincita in denaro, a livello nazionale, è pari a 1459 euro, quella sempre pro capite in provincia di Arezzo è stata di 1088 euro. In provincia di Arezzo sono stati spesi per il gioco d’azzardo 478 milioni con un ritorno di vincite di 375 milioni, dunque con una differenza di oltre 100 milioni di euro. “Soldi”, fa rilevare Libera Coordinamento Valdarno, “ che spariscono dal giro dell’economia reale in un territorio di 350mila persone e che se venissero utilizzati invece per altri scopi, porterebbero benefici all’economia del nostro territorio”. Se la media di spesa nel Valdarno è leggermente più bassa che quella nazionale, in alcuni comuni, tuttavia, risulta superiore: è il caso di San Giovanni Valdarno, dove la spesa pro capite annua ha toccato ben 1837 euro, con un ammontare complessivo di giocate in un anno pari a 31 milioni di euro, e di Montevarchi, dove la media delle giocate pro capite è stata di 1166 euro, con una cifra complessiva di spesa di 36 milioni. Numeri, come si vede, da capogiro, che si avvicinano o superano l’ammontare di un bilancio comunale. La spesa più bassa, per quel che concerne il Valdarno, si è registrata a Cavriglia con 342 euro a testa.

L’Italia è il primo mercato del gioco d’azzardo in Europa e il terzo mercato nel mondo. Un giro d’affari di 96 miliardi di euro che avvantaggiano unicamente poche società potentissime e con sede nei paradisi fiscali. A queste cifre vanno aggiunti i ricavi illegalmente prodotti dalle mafie ed è facile prevedere che saranno certamente numeri impressionanti. Le forze dell’ordine e la magistratura considerano il gioco come una delle modalità utilizzate dalle organizzazioni criminali per il riciclaggio del denaro sporco e una occasione di usura a danno delle persone affette da gioco patologico. L’ammontare degli affari da gioco è superiore al 5% del nostro pil, si tratta in pratica della terza impresa del Paese, fiorente e in crescita e che non risente della crisi ma anzi su di essa prospera.

Associazioni come Valdarno No-Slot, Libera Coordinamento Valdarno, Mettiamoci in gioco, nonché gli enti locali e i sindaci toscani e del Valdarno aretino hanno preso coscienza della dirompenza del fenomeno e stanno predisponendo strumenti, normativi ed educativi, per combatterlo. Occorre, però, che anche i cittadini e i gestori di locali pubblici ed esercizi commerciali si rendano pienamente conto che questa è attività che arricchisce solamente pochi personaggi e società già miliardarie, parassitarie e senza scrupoli, mentre impoverisce la collettività, le famiglie e un numero esponenzialmente e patologicamente crescente di persone.

Fulvio Turtulici

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