Pubblicato: mer, 23 Ott , 2013

Sanità Puglia, Angela torna a casa: È una questione di salute.

L’assessora Elena Gentile conferma l’ illegalità dell’uso del bisturi robotico a Bari.

 

ANGELAAcquistare un macchinario all’avanguardia non basta per la medicina, tanto meno per la sanità. Alla macchina devono aggiungersi la sicurezza e il buon uso per il bene del paziente e la fatidica frase: ora chi paga?. Nel caso della giovane donna salernitana, Angela, incinta al quinto mese e alla prese con la difficile battaglia di un tumore al cervello, la vicenda si è connotata di emozione e di toni forti, ma oggi è arrivata la risposta della Regione Puglia.

Angela aspetta un bambino ed è determinata a portare a termine la sua gravidanza ad ogni costo. Si era convinta di poter intervenire sulle cellule malate bombardandole con la radioterapia mirata del cyberknife, il bisturi robotico,ideato nel 1997 dal neurochirurgo John Adler, utilizzato in oncologia in 100 centri europei, di cui 10 italiani,uno dei quali in una clinica privata di Bari. Così, potrebbe essere stata illusa di aver trovato la strada maestra nel ricovero alla Mater Dei,del gruppo Cbh, quando, oggi,  con carte alla mano,  Elena Gentile, l’assessora al welfare della Regione Puglia ha detto no e fatto luce sulle lacune del percorso.

La clinica privata barese che ha in dotazione il macchinario non può utilizzarlo  per assenza dei requisiti strutturali necessari per la sicurezza della donna e degli operatori. “Volevamo e vogliamo capire come mai sia stato accettato il ricovero in una struttura mai autorizzata all’uso di quella macchina, per la quale non ci risulta essere la relativa carta dei servizi”, ha esordito l’assessora Gentile. E’ lungo l’elenco dei dubbi su quanto è accaduto, ma anche la risposta operativa dell’assessorato non si è fatta attendere e nei prossimi giorni il dibattito sarà portato, con la relazione degli esperti, in consiglio regionale per offrire  trasparenza pubblica. Perchè, si chiede l’assesora Gentile, la signora Angela è venuta Bari, quando a Napoli esiste quel macchinario in un centro pubblico? Il viaggio a Bari della giovane donna, infatti, comporterebbe anche una spesa straordinaria di 8500 euro da parte della regione di provenienza. E tra le altre cose, anche  questa, a prima vista, era sembrata una delle questioni burocratiche più indigeste tra quelle ostative da dirimere, pur già accantonata per andare al cuore del problema: l’illegittimità tout court dell’utilizzo del bisturi robotico nel caso clinico specifico di Angela e in un contesto organizzativo, la clinica Mater dei di Bari priva dei requisiti di sicurezza. La vicenda, dunque, etichettata qualche giorno fa come questione burocratica, di turismo sanitario, sembrerebbe avere sfumature diverse. Si tratterebbe invece soprattutto della tutela della salute della paziente e del feto. L’odore di strumentalizzazione si respira su questa vicenda umana importante, ma forse sacrificata sull’altare di altri interessi. Ci si chiede,  infatti,perchè allora la struttura non abbia proceduto, nonostante la domanda della donna, alla richiesta urgente dell’autorizzazione o alla validazione del protocollo clinico per il caso specifico. Forse, perchè, se lo avesse fatto, avrebbero dovuto mettere nero su bianco che quell’utilizzo non era affatto garantito o indicato in caso di gravidanza? Ricordiamo, per dovere di cronaca, che La clinica mater dei di Bari del circuito CBh, nel 2011 fu al centro di alcune conversazioni telefoniche ed ambientali con riferimento all’approvazione di una “illegittima” delibera con cui sarebbe stata rilasciata l’autorizzazione e favorito di un gruppo privato ben noto in Puglia.

Di

- Direttrice responsabile della testata giornalistica 100 Passi. Giornalista esperta in nuovi diritti, salute e sanità. Appassionata di cinema e di buone letture. Membro eletto del Collegio dei Probiviri della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

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