Pubblicato: ven, 15 Mag , 2015

Sanità in Toscana. Intervista a Francesco Tozzi.

I servizi sanitari pubblici saranno più onerosi per i cittadini senza che ne migliori la qualità: anche la Toscana si allinea alle indicazioni del Governo.

Il 31 maggio i toscani andranno alle urne per eleggere il nuovo governatore e un nuovo consiglio regionale. Molte delle conquiste che credevamo definitivamente acquisite nel nostro Paese tornano sotto minaccia. Di una di queste, la sanità pubblica, parliamo con Francesco Tozzi, candidato, nel Valdarno aretino, al Consiglio Regionale della Toscana per la lista Sì- Toscana a sinistra.

tozziPer il governatore Rossi la recentissima legge 28/2015 del Consiglio Regionale della Toscana di riordino del sistema sanitario è “il solo modo per salvaguardare il servizio sanitario pubblico” Perché voi invece la criticate?

Critichiamo intanto il fatto politico: questo provvedimento ha recepito le indicazioni del governo nazionale in maniera molto lineare, l’amministrazione regionale non ha opposto alcuna resistenza ad una manovra che proviene dallo Stato e che prevede, secondo stime attendibili, 200 milioni di euro di tagli alla sanità, e secondo altre previsioni i tagli sarebbero 260, ma insomma tra 200 e 300 milioni di euro. Questo è un dato politico significativo: mentre per precedenti riduzioni nel settore sanitario operate da governi di colore politico diverso si sono avute mobilitazioni e proteste, adesso, essendo alla guida del Paese lo stesso partito che governa la Toscana, si è deciso di accogliere tranquillamente tagli drastici a un servizio essenziale come la sanità.

In un’intervista di circa un anno e mezzo fa Rossi ci garantì il mantenimento dei livelli occupazionali e della qualità del servizio; non ritiene che questi provvedimenti vadano in tale direzione?

Già nel febbraio di quest’anno, con un comunicato congiunto, evento di per sé eccezionale per le differenze politiche, i sindacati dei medici, dei veterinari e del personale sanitario hanno denunciato la volontà, insita nella riforma regionale allora ancora in discussione, di procedere a un taglio netto del personale sanitario, le notizie in loro possesso indicavano 1500 esuberi circa, ed ora so che hanno deciso lo stato di agitazione. Dopo l’approvazione della legge, il Comitato per la Sanità Pubblica, sezione di Arezzo, parla di una decisione della Regione Toscana di dichiarare 800 esuberi tra il personale del servizio sanitario regionale, già sottoposto da anni al blocco del turn over. Non è così che si migliora la qualità del servizio.

Non pensa che il risparmio, la lotta agli sprechi possano invece portare a una maggiore efficienza dei servizi?

Una vera lotta agli sprechi io non l’ho mai sentita menzionare. Eppure io credo che sarebbero tante le storture su cui intervenire. Si potrebbe incidere sugli sprechi nell’acquisto dei medicinali, si potrebbe razionalizzare e rendere più efficiente l’utilizzo degli strumenti. Una stessa siringa, ad esempio, costa un euro in una regione e 10 centesimi in un’altra. Per la riforma Rossi le restrizioni non riguardano le cariche dirigenziali: i direttori generali, i direttori amministrativi e i direttori sanitari che diverranno in sovrannumero per l’accorpamento delle aziende USL da 12 a 3 e dunque decadranno, verranno tutti riassunti come vicecommissari. Il risparmio, insomma, graverà sul personale e sui cittadini. Se la sanità in Toscana ha standard di qualità elevati, tuttavia i suoi abitanti pagano i ticket più alti d’Italia. Obiettivo di miglioramento dovrebbe essere allora il mantenimento della qualità e la diminuzione del costo del servizio e invece i ticket per esami e visite specialistiche sono già aumentati e tutto fa pensare che il riordino di Rossi porterà a ulteriori aumenti. Per potersi adeguare alle indicazioni governative, diminuirà la differenza di costo col servizio privato e pertanto si otterrà lo spostamento di una corposa fascia di utenza verso le strutture private.

Ci può spiegare in cosa consiste tale riforma?

Dal 1 gennaio 2016 il sistema sanitario toscano si comporrà di 3 aziende USL di area vasta attraverso la fusione delle attuali 12 aziende USL, senza badare naturalmente alle differenze sociali e alle problematiche diverse dei vari territori. Le aziende di unità sanitaria locale si integrano con le aziende ospedaliero-universitarie in un’unica azienda a livello di area vasta che verrà collocata nella città sede della struttura ospedaliero-universitaria. Per ciò che riguarda il nostro territorio è istituita l’azienda USL Toscana sud-est formata dalle fusioni delle aziende di Siena, Arezzo e Grosseto, con Siena sede di attuazione della programmazione strategica dell’area Toscana sud.

Che fine faranno le varie strutture ospedaliere locali?

Il criterio dovrebbe essere il mantenimento delle strutture e dei reparti in base ai bacini di utenza, ma, parrebbe non venir considerato il numero dei residenti e dunque la potenzialità del bisogno ma il numero delle prestazioni fino a qui effettuate, quindi ignorando emergenze successive. Viene snaturato così il senso e il significato di un servizio pubblico, fondato sull’assistenza assicurata in modo egualitario a tutti, nessuno deve escluso o meno garantito.

Quale sarà allora il destino della Gruccia e del Serristori?

Dovrebbero restare e tuttavia è già in atto un depotenziamento dei servizi. Sono diminuiti, adeguandosi a una tendenza regionale, i posti letto nel Pronto Soccorso, l’anatomia patologica è stata chiusa a Montevarchi e spostata ad Arezzo. Un numero preoccupante di reparti della Gruccia non funziona a pieno regime, dato che i primari mancano 4 giorni su 6 perché assegnati altrove, come ad esempio avviene in ostetricia, in medicina d’urgenza il direttore sanitario non è stato sostituito, alcuni reparti poi sono stati declassati a strutture semplici, come cardiologia e pediatria. Va detto che dislocare più lontano reparti e servizi costituisce maggiore disagio per l’utenza, a causa di spostamenti più lunghi e ulteriore aggravio dei costi, rendendo sempre più competitivo il servizio privato, meno rispondente ai bisogni dei cittadini l’intervento pubblico e penalizzante per le fasce più deboli.

Nella legge 28/2015 si prevede l’istituzione della conferenza regionale dei sindaci come organo di programmazione sanitaria; non pensa sia questo un elemento di novità?

Al contrario. La conferenza regionale dei sindaci è l’organo attraverso il quale tali soggetti parteciperanno alla definizione delle politiche regionali in materia sanitaria e sociale e al coordinamento della programmazione a livello regionale e locale. Ma per forza di cose verranno favorite le aree più vaste con maggiore bacino di utenza e dove si troveranno la gran parte delle strutture, le città universitarie. Le aree marginali, ad esempio i comuni e le zone montane, diverranno ancor più marginali. Le risorse umane e tecnologiche saranno sempre minori per le “periferie”.

Che conclusioni dunque si possono trarre riferendosi alla politica sanitaria sia governativa che regionale?

La tendenza, anche culturale, è quella di inclinarsi, anche da parte del servizio pubblico, alle logiche del mercato, a gestire un’azienda di diritto pubblico sempre più come se fosse un’azienda privata, privilegiando semmai il risparmio di bilancio invece che la qualità e l’efficienza dei servizi ai cittadini; insomma a incamminarsi con poche resistenze e distinguo da parte delle realtà politiche, economiche e culturali dominanti, verso una privatizzazione di fatto che non significa nemmeno una migliore qualità della vita o vantaggi economici per la collettività, ma ennesima e ingiusta divaricazione tra abbienti e fasce sociali deboli e crescenti.

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