Pubblicato: sab, 19 Dic , 2015

Sammezzano, le avventure del Castello in cerca di compratore.

Immerso nelle colline toscane in provincia di Firenze, il Castello di Sammezzano, raro esempio italiano di architettura eclettica, rischia il degrado totale. Chiuso al pubblico dal circa vent’anni, diventa protagonista di una grande mobilitazione del web che cerca di salvarlo.

Questa è la storia di un castello immerso nelle colline fiorentine e da anni in cerca di un nuovo proprietario.

Dimenticate le fiabesche dimore di Re e regine che conserviamo nel nostro immaginario fin da bambini, la bellezza di Sammezzano saprà lasciarvi senza parole. Dopo aver ospitato diverse importanti famiglie tra le quali quella di Carlo Magno e de’ Medici, la tenuta passò in eredità a Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona che lo riprogettò tra il 1853 e il 1889 facendone il più importante esempio di architettura orientalista in Italia.

Sammezzano-sala-pavoniNonostante Ferdinando non si fosse mai recato in oriente, grazie alle fonti bibliografiche e alla sua grande immaginazione, riuscì a creare 365 sale con architetture moresche e orientaleggianti, un ibrido di stili e di gusti che fanno ancora oggi del castello di Sammezzano uno scrigno di tesori. Ceramiche, archi, arabeschi e colori sgargianti realizzati nelle stanze interamente ornate di decorazioni geometriche da una squadra di abilissimi muratori e artigiani diretti da Ferdinando. Il marchese, esperto ed appassionato non solo di architettura ma anche di botanica, non dimenticò di curare anche l’esterno del castello, realizzando così un’ampia area di circa 65 ettari, il cosiddetto Parco Storico, dove collocò oltre 130 piante rare ed esotiche che dovevano introdurre gli ospiti alle meraviglie dello stile “moresco” della Villa-Castello. Sembrano toccare il cielo le sequoie alte più di trentacinque metri, una delle quali ha un tronco di circa dieci metri. Grazie alle cure del comitato FPXA, nato nell’ aprile del 2012 senza finalità di lucro ma con l’intento di celebrare i duecento anni dalla nascita del Marchese Ferdinando, il patrimonio botanico di inestimabile valore, formato non solo dalle specie arboree introdotte ma anche da quelle indigene, continua a vivere e a ricevere una adeguata manutenzione.

Dopo la morte di Ferdinando Sammezzano perde la sua anima. Razziato dai nazisti, durante la seconda guerra mondiale che rubarono statue e fontane, dal 1970 al 1990 venne adibito a hotel di lusso senza grande successo. Nonostante la vendita all’asta del 1999, vinta da una società inglese, e alcuni urgenti lavori di restauro, oggi è in stato di abbandono, vittima di sciacalli che hanno portato via addirittura uno dei due ”leoni piangenti” di terracotta risalenti al 1887 nonostante si narri di un’antica maledizione che predice a chi li viola, una morte analoga a quella subita dal padrone Ferdinando, deceduto nel 1897 per una paralisi progressiva. Grazie al gruppo di volontari, il castello è stato reso visitabile una o due volte all’anno, richiamando curiosi da tutta Europa. Ma oggi il degrado di Sammezzano è visibile dall’esterno, testimoniato dai danni dei vandali e del tempo. Una bellezza inestimabile che rischia di scomparire se non verrà salvata da qualcuno.

Così a settembre, dei semplici cittadini hanno creato la pagina facebook del movimento“Save Sammezzano,_sala_degli_amoriSammezzano” , legata al lancio di una campagna di Crowdfounding che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per acquistare, ristrutturare e trasformare il Castello di Sammezzano in un museo accessibile a tutti. Considerata la cifra da raccogliere, possiamo definire provocatorio il lancio della campagna, un gesto che ha il nobile scopo di tenere alta l’attenzione verso il monumento. E così è stato: nel giro di due mesi e mezzo, “Save Sammezzano” è diventato un vero e proprio movimento con quasi 63.000 like alla pagina e oltre 16.000 firme alla petizione su Change.org. Ma anche deputati, cittadini stranieri e tanti italiani hanno preso a cuore la causa del bel Castello abbandonato. Per assicurare l’apertura al pubblico e non far diminuire l’attenzione, sono state chiamate in causa anche le istituzioni, perché con molte probabilità la soluzione migliore sarebbe l’acquisto da parte di un ente statale o regionale che ne faccia un bene di utilizzo pubblico. Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle attività culturali, ha ricevuto quattro interrogazioni sull’argomento alle quali ha risposto dicendo che non ci sono i soldi né per l’acquisto né per la successiva manutenzione straordinaria perché l’investimento stimato è di ben 100 milioni di euro.
Così, dopo il fallimento della Castle spa che avrebbe voluto trasformarlo in un country club, dopo aver ospitato numerose scene de Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone e dopo il video musicale di “Vattene amore” di A. Minghi e Mietta, Sammezzano è finito all’asta.

Il 20 ottobre scorso il complesso immobiliare del castello e tutti i terreni circostanti, sono stati banditi con una base d’asta di 22 milioni e 200 mila euro. Purtroppo l’ asta e la successiva del 27 ottobre, scesa a 20 milioni di euro, sono andate deserte.

Quindi Sammezzano è ancora lì, a rappresentare le bellezze del nostro patrimonio che chiedono di essere custodite e salvate. E’ ancora lì sulla collina, ricco di memoria con i suoi ricami colorati sempre brillanti e sacri come una fenice greca. Bello come un capolavoro, resta in attesa di un altro Ferdinando che sappia rendergli giustizia, e scriva con lui nuovi capitoli del suo destino.

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