Pubblicato: dom, 24 Nov , 2013

Rischio idrogeologico, la mappa vede in pericolo 6.600 Comuni

Quasi 6 milioni le persone potenzialmente esposte. È quanto emerge dall’analisi eseguita dal Corpo Forestale dello Stato

 

rischio_idrogeologico_01051_16181L’Italia si scopre fragile quando viene colpita da eventi estremi, come l’alluvione in Sardegna. E “scopre” che oltre 6.600 Comuni (l’82% del totale) sono in aree ad elevato rischio idrogeologico, pari al 10% della sua superficie. Deve poi fare i conti con i pericoli per la vita umana, e vedere che la popolazione “potenzialmente esposta” a questo tipo di rischio è stimata in 5,8 milioni di persone.

L’analisi viene fatta dal Corpo Forestale dello Stato in un recente rapporto sullo stato del territorio e guarda caso si trova in linea con l’ultimo studio di Legambiente, realizzato insieme con la Protezione civile, in cui la fotografia del dissesto in Sardegna ci parla dell’81% dei Comuni (306 amministrazioni) a rischio, per 614 chilometri quadrati di zone in pericolo frane ed esondazioni. Inoltre, con l’emergenza alluvione in Sardegna ritorna sotto i riflettori il tema della prevenzione e della difesa del suolo. Legambiente fa notare come in dieci anni in Italia sia raddoppiata l’area dei territori colpiti da alluvioni e frane, passando da una media di quattro regioni all’anno a otto regioni. Negli anni in Italia «sono aumentate in modo esponenziale le concentrazioni di piogge” brevi ed intense, le cosiddette ‘bombe d’acqua».

Eppure, «negli ultimi dieci anni abbiamo speso per la prevenzione due miliardi di euro», fa notare Legambiente; una cifra, quella di due miliardi, spesa negli ultimi tre anni per far fronte alle emergenze principali causate dal dissesto idrogeologico.

Come se non bastasse, aggiunge Legambiente, nelle aree a rischio spesso si trovano anche abitazioni (85%), industrie (56%), hotel e negozi (26%), scuole e ospedali (20%). Per la Forestale negli ultimi anni c’è stato un aumento straordinario dei Comuni a rischio idrogeologico, soprattutto al sud, specialmente tra quelli più piccoli. Tra le cause che condizionano ed amplificano il «rischio meteo-idrogeologico ed idraulico» c’è anche «l’azione dell’uomo», con abbandono e degrado, cementificazione, consumo di suolo, abusivismo, disboscamento e incendi.

Ma per la Forestale, «la causa principale è sicuramente la mancanza di una seria manutenzione ordinaria che è sempre più affidata ad interventi “urgenti”, spesso emergenziali, e non ad una organica politica di prevenzione».

Nella classifica delle regioni a maggior rischio idrogeologico prima è la Calabria con il 100% dei comuni esposti; al 100% ci sono anche la provincia di Trento, il Molise, la Basilicata, l’Umbria, la Valle d’Aosta. Poi Marche, Liguria al 99%; Lazio, Toscana al 98%; Abruzzo (96%), Emilia-Romagna (95%), Campania e Friuli Venezia Giulia al 92%, Piemonte (87%), Sardegna (81%), Puglia (78%), Sicilia (71%), Lombardia (60%), provincia di Bolzano (59%), Veneto (56%).

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