Pubblicato: dom, 21 Mag , 2017

Riordino del gioco pubblico, la posizione di Anci Toscana.

Anci Toscana giudica apprezzabili alcuni punti della bozza governativa, ma perché il fine della salute dei cittadini costituzionalmente garantito possa essere effettivo occorre apportarvi correzioni.

Rete 100 passi e le Community-Radio 100 sono impegnate nel contrasto del gioco d’azzardo. E’ del 9 maggio latrasmissione di Radio 100 passi con esperti del settore, Don Armando Zappolini, Filippo Torregiani responsabile delsettore in Commissione Antimafia,  la sindaca di Pergine Valdarno Simona Neri coordinatrice del Progetto speciale Anci Toscana ed alcuni giovani giocatori. Proseguiamo con l’informazione.

In data 8 maggio 2017 Anci Toscana ha depositato osservazioni sulla proposta governativa alla Conferenza unificata per il riordino del settore del gioco pubblico, inserita nella Legge di Stabilità 2016.

Ciò che appare positivo nella soluzione prospettata dal Governo è il riconoscimento della necessità di contenere l’offerta di gioco pubblico in un settore che, se da un lato garantisce entrate erariali ritenute importanti, pari a 10,5 miliardi nel 2016, di cui 5,8 miliardi dai soli apparecchi slot, dall’altro misura conseguenze sociali gravi. Infatti il gioco d’azzardo patologico è stato recentemente riconosciuto come malattia ed è stato inserito nei LEA come nuova tipologia di dipendenza. Il fenomeno è in esponenziale crescita su tutto il territorio nazionale, con conseguenze preoccupanti nella vita delle persone, delle famiglie e della società, a causa delle degenerazioni di carattere sociale e delinquenziale, ma anche dei maggiori costi che la collettività deve affrontare, sia immediati che mediati: costi per il recupero sociale delle persone affette e risorse sottratte all’economia complessiva, poiché coloro che investono compulsivamente nell’alea riducono il tenore di vita proprio e della propria famiglia e limitano le proprie capacità di spesa verso settori che aumentano la ricchezza collettiva perché produttivi, con evidenti danni al circuito economico. Nel 2012 la spesa pro capite per il gioco è stata di 1.417,80 euro. Insomma il nocumento sociale è maggiore, anche in termini di ricchezza complessiva, degli introiti considerati all’erario.

Anci Toscana giudica apprezzabili i punti della bozza governativa relativi alla riduzione del 30% di AWP(new slot) e all’eliminazione degli esercizi generalisti secondari, vale a dire i punti gioco negli alberghi, negli esercizi commerciali, nelle edicole, nei ristoranti, negli stabilimenti balneari, nei circoli privati. Viene considerata positiva l’introduzione, a salvaguardia del giocatore, di interventi tecnologici sulle AWP, proposta da sempre sostenuta da Anci, che consentirà finalmente l’accesso al gioco subordinatamente all’utilizzo e monitoraggio della Carta nazionale dei servizi. Anci suggerisce di dotare i nuovi terminali di “lettori facciali” in grado di registrare dati per l’individuazione di casi di malattia o di avviamento alla dipendenza di giocatori “problematici”.

Tuttavia, a parere del cronista, ancora forti appaiono le ragioni dell’erario , nonostante i passi avanti fatti rispetto ad altre legislature durante le quali le esigenze di far cassa sulle dipendenze patologiche erano l’unica motivazione. Anci Toscana individua punti da migliorare ed adeguare.

La proposta governativa introduce l’obbligo del rispetto, per i nuovi esercizi di gioco, della distanza minima di 150 metri da tre tipologie di luoghi sensibili: Sert, scuole e luoghi di culto. Nelle legislazioni delle Regioni che hanno provveduto a una regolamentazione la distanza minima è individuata in 500 metri; in Abruzzo, Liguria e nella provincia autonoma di Trento i metri sono 300. Ma la limitazione a quei soli luoghi sensibili pare riduttiva. La Regione Toscana ha introdotto anche i centri socio-ricreativi e sportivi, le strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e ha previsto la possibilità per i Comuni di indicare altri luoghi sensibili da distanziare dagli esercizi di gioco e ciò perché si è ritenuto di dover tenere conto della specificità di ogni agglomerato urbano, dell’impatto sul contesto abitativo e della sicurezza, dei problemi per la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica, in considerazione che ogni territorio si differenzia da un altro per abitudini, vita associativa e punti di aggregazione sociale. In tal senso opera Anci Toscana promuovendo l’adozione di un regolamento consiliare per la pianificazione territoriale dell’offerta di gioco, che per primo è stato accolto dal Comune di Prato, ma che altri comuni stanno adottando.

Se la proposta governativa venisse accolta senza correzioni si avrebbe, dunque, la lesione delle competenze previste in capo a Regioni ed autonomie territoriali sulla tutela, garantita dalla Costituzione, della salute dei cittadini , dei principi di sussidiarietà, nonché delle libere scelte degli Enti locali in materie a loro riservate come la salvaguardia dei centri storici, la protezione del contesto urbano e della sicurezza, la regolazione della viabilità, il controllo dell’inquinamento acustico e la conservazione della quiete pubblica e la tutela della salute psico-fisica delle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione residente.

Nella bozza governativa, già limitata a sole tre previsioni, si parla genericamente di scuole, senza precisare “istituti scolastici di qualsiasi grado” e si propone il rispetto delle distanze dai soli nuovi esercizi e non invece anche in caso di ampliamento dei locali, aumento degli apparecchi con licenza già attiva e apertura di nuovi punti vendita con vecchio rinnovo.

In materia poi di orari la bozza riconosce alle amministrazioni locali la facoltà di statuire fasce orarie di interruzione del gioco per non più di 6 ore al giorno, assicurando dunque ai gestori un’apertura minima di 18 ore. Il Governo giustifica tale disciplina oraria, la meno svantaggiosa possibile alle gestioni degli esercizi, con l’opportunità di definire la distribuzione oraria delle fasce di interruzione del gioco in una prospettiva il più omogenea possibile sul territorio nazionale.

A parte il fatto che il cronista non capisce la necessità di una uniformità di orario su tutto il territorio nazionale di apparecchi mangiasoldi(forse in sintonia con la legittima esecuzione nelle ore notturne), ciò che invece rileva Anci Toscana è che “la circolare del 23.6.2010 del Ministero dell’Interno, Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha precisato che la regolamentazione degli orari di apertura dei negozi dediti all’attività prevalente di raccolta di scommesse, degli esercizi dediti al gioco con apparecchi denominati New Slot e VLT compete al Sindaco sulla base di quanto previsto dall’art. 50 comma 7 del TUEL, in quanto tutti gli esercizi dediti al gioco rientrano nella categoria degli esercizi pubblici”. Il potere dovere del Sindaco in tale ambito è stato poi riconosciuto da una consolidata giurisprudenza amministrativa e dalla Corte Costituzionale.

Numerosi sono i Sindaci che hanno provveduto con ordinanza a stabilire gli orari per gli esercizi da gioco: Milano, Imola, Ivrea, Reggio Calabria, Rivoli, Salerno, Faenza, Massa, Firenze, Grosseto, Genova. Tutti per diversificate fasce d’orario e 7 dei quali confermati legittimi dai TAR. Anci propone l’apertura dei punti gioco per massimo 12 ore complessive, eventualmente divisibili a giudizio di ciascun municipio in più fasce orarie e diversificate per tipologia di esercizio del gioco.

Fulvio Turtulici

 

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