Pubblicato: gio, 10 Ott , 2013

Riforma elettorale. Tutti contro il porcellum

Giunta la fiducia il governo pensa alla legge elettorale, ma ognuno ha la sua ricetta e nessuna vale per Camera e Senato insieme

 

NEWS_165728Il 21 dicembre 2005 l’allora ministro delle Riforme, il leghista Roberto Calderoli, si rese protagonista della formulazione della legge n. 270 , chiamata poi ‘legge porcellum ‘dal giornalista Giovanni Sartori.

Ne scaturì una maggioranza risicata del centrosinistra – secondo governo Prodi – nelle elezioni successive del 2006 con la conseguente ingovernabilità. La legge va cambiata, e, dopo i molteplici tentennamenti degli ultimi anni, sembra essere arrivati ad un momento decisivo.

Le soluzioni proposte in questi ultimi giorni passano dalla rivisitazione della legge Mattarella al doppio turno di lista con premio di maggioranza. Non si esclude una modifica all’attuale legge n.270 che potrebbe prevedere un premio di maggioranza più consistente per chi superi il 40% ma senza intaccare il meccanismo che prevede il conteggio dei voti al Senato su base regionale. La governabilità sarebbe comunque a rischio.

Il ‘saggio’ ed ex presidente della Camera Luciano Violante (Pd) ha proposto a luglio una sorta di “porcellum a doppio turno” alla francese – da qui il nome ‘Porcellò’ – in cui il premio di maggioranza verrebbe assegnato in seguito ad un ballottaggio tra le prime due coalizioni.

Dello stesso partito, ma con una diversa visione, è invece l’attuale vice presidente della Camera Roberto Giachetti che si batte per il ritorno del’Mattarellum’ che viste le sordità anche del suo partito ha ripreso lo sciopero della fame (da buon ex radicale).

Giachetti, infatti, ha presentato una mozione per sbarazzarsi del porcellum ma lo stesso Pd – forse per tenere saldo il governo – non ha seguito le ragioni del suo deputato.

Certo qualsiasi forma elettorale rischierebbe di diventare un “capolavoro politico” se contrapposta all’attuale situazione, questo, fermo restando che la più democratica tra le proposte potrebbe risiedere in un maggioritario a doppio turno e con i collegi uninominali come in Francia.
Il Pd non è mai stato chiaro e compatto sul tema in questione, ma il momento storico lo impone e l’asse Letta-Alfano, con Berlusconi forse fuori dai giochi, potrebbe giocare un ruolo decisivo per la stabilità di governo. Per il Pdl post-berlusconiano una riforma elettorale potrebbe significare molto.
Quanto al M5S non si è dato a sapere più di quanto esca dalla bocca di Grillo, un tempo fortemente contrario alla legge Calderoli che adesso sembra aver trovato posto nel suo cuore.
Non si può di certo creare una riforma elettorale ad hoc sia per la Camera che per il Senato avendo una copiosa differenza di voti, il che ha comportato due diverse maggioranze nelle due camere. Si potrebbe estendere il diritto di voto anche ai diciottenni, anche al Senato, tutti lo pensano, nessuno lo dice. Con un’intesa sulla legge elettorale la stabilità dell’attuale legislatura potrebbe non essere affatto un’utopia, nel bene e nel male.
L’eterna lotta tra “filo-maggioritari” ed amanti del sistema proporzionale continua.

 

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