Pubblicato: gio, 19 Nov , 2015

Raid francesi su Raqqa e recenti dichiarazioni di Putin al G20 in Turchia.

I finanziatori dell’Isis siedono nell’organismo che dovrebbe combatterlo.

E’ stato lo stesso presidente francese Hollande, subito dopo la strage di Parigi, ad annunciare con enfasi l’intensificazione dei raid francesi, che partono dagli Emirati arabi, contro le postazioni dell’Isis in Siria e i bombardamenti a Raqqa. Sganciano le loro dosi di bombe pure i russi. I jihadisti inviano in rete notiziari, prodotti con estrema facilità, coi quali annunciano che risponderanno colpo su colpo, a modo loro ovviamente.

guerraMa chi sono gli uomini dell’Isis? Si tratta di specie d’uomini che si nutrono di sangue, per pensare di batterli bisognerebbe arrestare l’emorragia, non alimentarla. Nei video con cui preparano i giovanissimi kamikaze alla morte e ad esserne emissari, iniettano in loro l’odio proiettando le immagini delle stragi compiute dai raid aerei e quindi i videogiochi, ahimè circolanti pure nelle nostre sale giochi e perfino nelle nostre case, dove il giocatore si deve identificare nel killer che distrugge il male: per loro tutti gli infedeli.

Non piangono i loro morti: essi sono martiri. E’ follia religiosa preilluminista, al servizio, come di tutti i fanatici del divino, del potere materiale più vile. Intercettare un terrorista così tanto fuori di senno da accettare la stessa propria morte e in città enormi e zeppe di vita è difficile quanto trovare un ago nel pagliaio e i proseliti per colpirci li fanno nelle nostre periferie e contrade, utilizzando sofisticati sistemi tecnologici che possono conservarsi in una guaina protetta sotto la terra del deserto, senza bisogno delle grandi strutture che i bombardieri abbattono quando non preferiscano “effetti collaterali”. E’ il medioevo veicolato attraverso i più moderni strumenti. Se fanno presa, allora bisognerebbe chiedersi se è così certa la realizzazione nei nostri Paesi di una cultura pienamente umanista e laica.

Al G20 che si è tenuto in Turchia, dove le recentissime elezioni sono state un affronto alla democrazia, Putin ha denunciato che il Califfato “è finanziato da individui di 40 Paesi, inclusi alcuni membri del G20”. Si tratta di Arabia Saudita, dove lo Stato è regolato sulle leggi coraniche, il Qatar, gli Emirati arabi da dove partono i raid francesi, e la Turchia appunto. Sono gli alleati scelti dai nostri capi di Stato nell’area per combattere il terrorismo: una scelta oculata, come si vede. I finanziamenti vengono trasferiti al Califfato “attraverso il sistema bancario del Kuwait”.

Una delle maggiori fonti di sostentamento per l’Isis è costituita dal traffico illegale del petrolio. I trafficanti che rendono possibile tale traffico illegale si trovano tutti dal lato turco del confine siriano. Un alto ufficiale d’intelligence occidentale ha affermato che “la Turchia del Sud resta la maggiore fonte di rifornimenti per l’Isis”. Ci sono ormai troppe persone in Turchia coinvolte nel business del sostegno ai terroristi.

Le armi con cui l’Isis uccide sono di fabbricazione statunitense, russa, cinese, belga e, quando non sono quelle prese negli arsenali abbandonati dagli eserciti degli stati che la guerra occidentale contro il terrorismo ha reso terre di nessuno dove qualsiasi avventuriero scorribanda, allora vengono fatte passare per le frontiere di nostri alleati doppiogiochisti, ancora i turchi di Erdogan che ha ospitato i nostri statisti al G20, dove hanno blaterato di guerra, mentre gli affari, in verità, sono stati considerati, almeno fino al massacro di Parigi, più indispensabili e importanti della vita dei cittadini. E anche i dati conosciuti sulla compravendita d’armi tra stati sono inquietanti: per combattere il Califfato, gli Usa hanno appena dato il via libera a una fornitura per l’Arabia Saudita del valore di 1,29 miliardi di dollari, ma i sauditi sono tra i maggiori sostenitori dei terroristi della jihad. Ancora gli Usa esportano armi negli Emirati Arabi e gli Emirati, abbiamo sentito, soccorrono i fondamentalisti sunniti. Ma perfino la Francia vende armi agli Emirati. Mentre i principali clienti dell’Italia sono ancora Emirati Arabi e Turchia. La Spagna fornisce di armamenti l’Arabia Saudita.

Anche il papa Francesco ha detto che la guerra serve a chi vende le armi. E dopo 15 anni di raid militari e le scellerataggini di prove false, dovrebbe ormai esser palese a chiunque non sia sordo e cieco che sono stati i bombardamenti in Afghanistan, in Iraq, in Libia, in Siria a far nascere l’Isis, sono state le “bombe intelligenti” che dovevano abbatterlo a far divenire così forte e minaccioso il terrorismo. E’ sacrosanto piangere gli innocenti di Parigi, ma non si può considerare ingiustificato il dolore di quelle popolazioni per le vittime che le bombe hanno fatto tra invitati a feste di matrimonio, bambini che giocavano e degenti in ospedale, sarebbe egualmente giusto che noi le ricordassimo, solo volessimo che i nostri principi sui diritti uguali per tutti fossero credibili.

Per tenere a bada gli emissari del terrore ci vogliono poteri statali forti nelle nazioni da dove agiscono. E’ stato disastroso l’aver abbattuto e ucciso Saddam Hussein, Gheddafi, indebolito Assad. Perché erano dittatori, ci hanno detto. Strano non provino lo stesso ribrezzo per regimi come quello di Erdogan o per la monarchia assoluta dell’Arabia Saudita, dove solo tenere in mano una Bibbia può costare fino la pena di morte. E’ legittimo allora sospettare qualche interesse più appetitoso: petrolio, gas, oleodotto, gasdotto, quelli che facciamo ritenere siano i veri principi sommi della nostra civiltà a coloro che da quelle terre di morte ci osservano, dando occasione ai fondamentalisti di creare la propaganda per estorcere consenso.

Non è bombardando che si risolve alcunché contro il terrorismo. Ciò che occorre, è dialogare con tutti in quell’area, ad esempio con l’Iran che ha per nemici i fondamentalisti sunniti, ma saper tenere sempre le mani libere invece che invischiate con i più inaffidabili come Arabia Saudita e Turchia. Si dovrebbe rinforzare almeno Assad, dato che deve essere chiaro che l’idea di eliminarlo nonostante si opponesse all’Isis già sanguinario e foraggiato è stata gravemente errata ed è l’unico ormai nell’area, sia pure molto indebolito, che potrebbe costituire un argine all’espansionismo del Califfato. E’ necessario aiutare a resistere i pasdaran iraniani, gli hezbollah libanesi, i guerriglieri curdi, quelli che a viso aperto, sul campo e senza ambiguità si battono contro il terrorismo. E smetterla di continuare a considerare questi combattenti come terroristi.

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