Pubblicato: sab, 24 Set , 2022

Prestiti, recupero e cessione crediti: l’altra faccia dei debiti

Quando il business dei crediti  incontra la disperazione del sovraindebitamento  

Esistono operazioni finanziarie, il cui volume di affari cresce all’inasprirsi delle crisi, come ben dimostra la continua espansione di agenzie prestiti più o meno lecite. I finanziamenti sono sempre più frequenti, molti vengono richiesti per far fronte ai debiti già in essere e spesso vengono concessi anche da banche e finanziarie pur essendo visibile lo stato di difficoltà in cui verte il richiedente. Diffuso il fenomeno delle società che, con piattaforme web e presunta sede legale all’estero, si propongono di intervenire a favore di soggetti già protestati e segnalati alla Centrale Rischi. Promettono di erogare grosse liquidità anche in caso di assenza di bustapaga, documenti o garanti, per aiutare “la casalinga, il disoccupato, lo straniero” . Il favore si paga caro, anzi carissimo. I tassi di interesse sono spesso sopra i limiti dell’usura e i movimenti di queste sedicenti attività sono contigui a quelli delle consorterie mafiose. Il mercato nero, poi, prolifera di cravattari ed estorsori, con esiti spesso drammatici. Si segnalano anche gesti estremi, come tentati suicidi e suicidi dovuti al peso dei debiti; scambio di prestazioni sessuali e relativo sfruttamento della prostituzione (in alcuni casi perfino riduzione in schiavitù), sino alla vendita di organi per recuperare parte delle somme pretese. Nel 2021 sono cresciute del +58% le richieste d’aiuto da parte di imprese e cittadini eccessivamente indebitati (OCC della Camera Arbitrale di Milano). Si tratta per la maggior parte di consumatori sovraindebitati (65% dei casi) e per la parte restante di imprese e ditte individuali (35%).

Recentemente, con il D.Lgs. n.83 del 17/06/2022, da luglio di quest’anno è entrato in vigore il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza, che disciplina le situazioni di crisi o insolvenza del debitore, sia esso consumatore, professionista o imprenditore, che eserciti anche non a fini di lucro, un’attività commerciale, industriale, artigiana o agricola, operando quale persona fisica, persona giuridica o altro ente collettivo, gruppo di imprese o società, con esclusione dello stato e degli enti pubblici. Si prevedono nuove procedure alternative alla dichiarazione di fallimento, sostituita dalla liquidazione giudiziale, auspicabilmente scongiurata tramite composizione negoziata, concordato, piano di risanamento, accordi di ristrutturazione o composizione della crisi da sovraindebitamento.

Del resto, è sufficiente non pagare un bollettino o saltare una rata di finanziamento per attivare la cartella esattoriale e incunearsi nel tunnel della riscossione crediti, con incalzanti richieste di pagamenti, more e interessi che aumentano vertiginosamente gli importi. Qui si apre il mondo delle infinite società dedicate al recupero, inizialmente nate per agevolare le realtà imprenditoriali e finanziarie che si trovano con arretrati di pagamenti a loro favore e crediti non ancora incassati. Oggi hanno un peso nel tessuto sociale, si sono declinate in molte sfaccettature, da quelle che ne hanno fatto un business diventando dei colossi della finanza, a quelle volte alla mediazione, sino agli operatori più sbrigativi che stringono il debitore a casa o nel posto di lavoro.

Le società di recupero crediti specializzate nella gestione di pacchetti di crediti in sofferenza, ovvero non onorati, non pagati, di proprietà di soggetti terzi, normalmente banche, finanziarie e grandi società, vengono incaricate di portare a termine le attività di recupero stragiudiziali. Se il debitore è collaborativo, si può procedere con un accordo per un’eventuale forma di pagamento agevolato; se invece il debitore dovesse rivelarsi ostile, si passa allo step successivo del procedimento, rappresentato dall’invio di una lettera di messa in mora. Segue il decreto ingiuntivo, l’atto di precetto, il pignoramento mobiliare o immobiliare. Le società di recupero credito possono essere incaricate di riscuotere in forza a un mandato generale, o possono esserne le titolari, avendo acquisito i diritti con la cessione del credito. Quest’ultima operazione sta conoscendo un grande successo,  in quanto trae vantaggio dai crediti deteriorati, o NPL – non performing loans – che non sono certi di essere riscossi.  Nell’operazione di cessione crediti, il creditore vende, letteralmente, il proprio credito alla società con una regolare compravendita: alla somma dovuta dal debitore viene dato un prezzo. Ciò è vantaggioso per il creditore, in particolare quando ci sono dei dubbi sulla riscossione di un credito ormai vecchio, al fine di rientrare, almeno in parte, della somma persa. Serve per il buon funzionamento di imprese e banche, per ritornare performing ovvero “in bonis” e assestare i propri bilanci.

La società che ha comprato il credito guadagnerà sulla differenza fra la cifra pagata e l’effettivo importo che riuscirà a riscuotere. Nel 2021 il giro di investimenti su NPL si è attestato intorno ai 30 miliardi di euro; a fine 2021, i primi 10 servicer per GBV gestivano circa 310 mld€ di crediti deteriorati. Nel biennio 2022-2023 in Italia, i flussi di nuovo deteriorato nei bilanci bancari sono attesi in crescita, si stimano investimenti per circa 60 mld€ nei due anni, i crediti da recuperare saranno del valore di circa 402 mld€ nel 2024 (Market Watch NPL 2022, ultimo rapporto di Banca IFIS).

Le aziende che intendono avvalersi dello strumento della cessione del credito possono teoricamente farlo con qualsiasi compratore interessato all’affare. Solitamente se ne occupa una società di factoring, che nella maggior parte dei casi è di origine bancaria. Il factoring è un servizio che ruota attorno alla cessione dei crediti ma non si limita solo a questo; le società del settore si occupano infatti di tutto ciò che è necessario per la gestione dei crediti, includendo quindi la contabilizzazione, la riscossione e la garanzia del credito che si può concretizzare con una cessione “pro soluto”. In questo caso viene ceduto l’intero “pacchetto”, inclusa la possibilità che il debitore non saldi il dovuto. La cessione del credito nella modalità “pro solvendo” è più vantaggiosa in termini di incasso per la società che cede la fattura, ma anche più rischiosa perché il rischio d’insolvenza resta in capo al venditore. Per entrambe le controparti il monitoraggio del rischio diventa così cruciale e lo è in particolar modo per le aziende che accettano la cessione del credito “pro soluto”. Se da un lato la cessione del credito rappresenta un’arma in grado di concedere grande flessibilità finanziaria alle imprese, dall’altra richiede di essere gestita molto attentamente perché ogni debito porta con sé il rischio di default. Per questo si attua il monitoraggio del rischio, operazione che avviene tramite l’aggiornamento costante e tempestivo di tutti i cambiamenti sul fronte dello stato economico-patrimoniale, delle proprietà immobiliari e degli assetti societari del debitore. Dall’altra parte, operatori e professionisti che collaborano con queste aziende molto spesso sono pagati a provvigioni, con un’esasperazione che si riverbera su tutta la scala, dal manager al debitore. Questo può portare ad approcci aggressivi e spietati, assumendo nei confronti dei debitori modalità pressanti, che a volte portano a conseguenze devastanti.

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