Pubblicato: mar, 11 Giu , 2013

Noi crediamo nei palloncini.

In paesi attraversati da conflitti vengono distribuiti palloncini di speranza.

 

 

di Rosalba Di Giuseppe

NEWS_142081Il sabato mattina per gli afgani è l’inizio della settimana, è il tanto temuto e impronunciabile lunedì.
L’artista colombiano-americano Yazmany Arboleda si è inventato l’ennesima trovata, svegliare gli abitanti di Kabul clamorosamente, vuole essere dirompente. Si organizza, ispira, espira, sorride, decide di lanciare il suo progetto in rete, per coinvolgere più persone possibili.
Si fa appoggiare da persone provenienti da più di 40 paesi di tutto il mondo.
Gli attivisti devono avere determinate caratteristiche: fegato, (inteso come coraggio di divertirsi, di cercare la felicità in un angolo di strada, in una cosa semplice, in un paese martoriato), fiato (nel vero senso della parola) e cuore ( un cuore leggero perché il partecipante, l’attivista, il passante deve essere disposto a farlo volare perchè il progetto è utopistico), a dire il vero serve sopratutto fiato. ”We believe in Balloons” (Noi crediamo nei palloncini), portare la pace, d’accordo un seme di pace in un palloncino. L’idea è stata quella di gonfiare dei palloncini colorati e distribuirli ai passanti, facendogli mantenere la promessa di conservare il palloncino sino a sera per poi farlo scoppiare e leggere il messaggio di pace contenuto all’interno.

Le voci degli attivisti creativi: “L’acquisto di un pallone è un dono di un momento di gioia per la comunità di Kabul, l’idea è quella di promuovere l’unità partendo dalla nostra comune umanità, al di là della politica, della religione.” Sinora i palloncini gonfiati sono stati 7 mila, ne mancano 3 mila al traguardo.
Le polemiche non sono mancate, sia da giovanissimi attivisti che hanno condannato lo sperpero di denaro, che poteva essere utilizzato per sfamare bambini nelle zone più disagiate di Kabul, sia da parte dei conservatori che hanno definito il momento di festa un tentativo di occidentalizzare la comunità e un pretesto per mostrare le gambe, visto che molte ragazze indossavano le minigonne.
In Afghanistan i palloncini erano rosa per un motivo fortemente simbolico, in difesa de i diritti delle donne afgane che vivono in un paese dove vige ancora il delitto d’onore, le denunce sporte raramente portano ad una condanna, come del resto in Italia. ( il delitto d’onore è stato abolito ma è ancora insito nella mentalità maschilista patriarcale di molti uomini) Alle polemiche gli attivisti hanno sorriso, “non si vive di solo pane e morale” e ai passanti l’idea colorata è piaciuta molto.
Questa manifestazione è l’ultima di una serie intitolata “lunedì mattina” che ha già avuto luogo in città come Bengalore in India, Nairobi in Kenya, Yamaguchi in Giappone.
“Da casa mia si sentivano le esplosioni fino a tarda sera ed ero molto preoccupato – racconta Arboleda- ma i ragazzi li hanno semplicemente ignorati e hanno continuato con i preparativi dell’ultimo minuto. Hanno detto che questo è ciò che accade nella loro città, ma che loro devono andare avanti con le loro vite”.
Le azioni impegnate, di larga scala, in genere dovrebbe essere estremamente solidali, fornire un aiuto concreto alle persone, però un palloncino per quanto inutile possa sembrare è riuscito a scatenare una reazione di immediata felicità in un giorno qualsiasi in paesi che vivono condizioni difficili, sono momenti importanti, che non sono fini a se stessi, perchè dentro il palloncino c’è una preghiera, un’idea, che può essere sviluppata dalle menti pazienti che se riescono a conservarla sino a tarda sera possono trasformarla in un’altra azione creativa, che va oltre la politica, riguarda proprio l’umano sentire la vita.

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