Pubblicato: sab, 18 Gen , 2014

Nasce Liberofuturo.net: il primo portale antiracket

Sul sito i bilanci e le storie di chi lotta il pizzo. Online anche una petizione contro il voto di scambio
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(foto ANSA)

Ci sono le testimonianze di chi ha detto no al pizzo, le iniziative antiracket, la rassegna stampa ed informazioni utili ad imprenditori e commercianti che hanno deciso di ribellarsi al giogo di Cosa nostra. Ed ancora una petizione contro il voto di scambio. Fanno sistema le associazioni antiracket della Sicilia occidentale e per comunicare meglio un lavoro fatto di impegno quotidiano hanno dato vita ad un portale: liberofuturo.net. A presentarlo ieri, durante una conferenza stampa presso il ristorante Castello a mare, a Palermo, sono stati, tra gli altri, il presidente dell’associazione Libero Futuro, Enrico Colajanni, il legale delle associazioni antiracket, Salvo Caradonna, e i tanti imprenditori che hanno fatto della lotta alla mafia la loro bussola.

«Nell’ultimo anno – ha detto Colajanni – sono 15 i nuovi processi avviati nella lotta al racket e più di 30 gli imprenditori seguiti nel percorso di denuncia». Numeri importanti, ma non ancora sufficienti. «Mercoledì abbiamo assistito ad una scena pietosa – ha raccontato -. Siamo stati ad Agrigento per assistere alcuni imprenditori antiracket, ma in quella stessa udienza un altro testimone ha ritrattato, negando persino che fosse la sua la firma posta nel verbale. È chiaro che non è stato adeguatamente seguito in questo percorso di denuncia». Ma dal presidente di Libero Futuro arriva anche un duro atto d’accusa. «In questo percorso difficile e faticoso – ha spiegato – abbiamo avuto accanto solo Confindustria. Politica, associazioni di categoria e persino sindacati sono distanti, assenti». Di più. «Chi si espone in prima persona e denuncia – ha proseguito Colajanni – riceve spesso attacchi e viene accusato di cavalcare l’onda antiracket per interessi personali. E questa è una cosa inaccettabile».

Sul portale, su cui ogni associazione antiracket ha una pagina dedicata, c’è spazio anche per un’altra iniziativa: una petizione contro il voto di scambio, che ha già raccolto un migliaio di firme e l’adesione di altre associazioni antimafia. «In un’intercettazione telefonica – ha aggiunto Colajanni – un mafioso racconta alla propria madre i meccanismi della compravendita dei voti: 15mila euro per un pacchetto di 300 voti, 50 per un voto singolo. Si tratta di una pratica diffusa con cui Cosa nostra non solo fa soldi, ma riesce a far eleggere i suoi “rappresentanti”. È una condizione intollerabile, a cui la politica deve porre rimedio», ha concluso.

«Quella di oggi è la tappa di un percorso lungo che ogni giorno vede un incedere progressivo con risultati positivi nella lotta alle estorsioni – ha detto il prefetto di Palermo Francesca Cannizzo -. L’esperienza antiracket palermitana viene esportata in altre province e insieme all’esperienza di chi si ribella c’è finalmente un incentivo al consumo responsabile».

 

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