Pubblicato: mer, 26 Mar , 2014

Muos: il racconto breve di una lunga storia

Domani il Tar si pronuncerà in merito a tutti i ricorsi, previsto presidio dei No Muos. Contemporaneamente , il presidente degli Stati Uniti sarà in visita a Roma

Questa storia è un esempio di quella eterna lotta dove ad essere sacrificate sono verità e democrazia. Dove il diritto di avere diritti affoga dentro poteri forti, molto forti. È la battaglia tra governi, organi d’informazione e liberi attivisti.  Proviamo a far luce sugli albori e sugli sviluppi di una vicenda per certi versi, assimilabile a quella della Tav in Val Di Susa: il Muos. Timidamente se ne cominciò a parlare nel 2005, quando gli americani volevano installare il sistema di antenne satellitari della marina militare a Niscemi. Ne hanno già altri tre nel mondo e quello siciliano rappresenterebbe il completamento per avere il controllo delle comunicazioni militari dell’intero globo, considerata la posizione strategica (proprio nella riserva naturale della Sughereta), aumentando la loro velocità di 70.000 volte.

In quella zona, l’America ha già una base con 41 antenne, in un’area definita Sic dal ’97 e che in quanto tale dovrebbe essere tutelata per legge. Il vincolo ambientale non è bastato a fermare i lavori che partendo dal disboscamento hanno portato ad oggi all’installazione delle tre parabole di 18,4 m di diametro ed uno dei cinque satelliti previsti, già spedito in orbita. Ma facciamo un passo indietro. Come si sono comportate le istituzioni siciliane ed italiane?

Nel giugno del 2011 viene siglato  il  protocollo d’intesa tra l’allora ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa e il governatore siciliano Raffaele Lombardo per la realizzazione del Muos, avvalendosi del parere favorevole di due esperti Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri, i docenti dell’Università di Palermo. Le autorizzazioni concesse vengono impugnate dal comune di Niscemi. Il Tar però non ritiene che ci siano i presupposti per concedere l’interruzione dei lavori, i quali iniziano tranquillamente. Da sottolineare che la ditta che fece i lavori per il basamento non aveva la certificazione antimafia e che le amministrazioni comunali di allora furono poi sciolte per infiltrazione mafiosa. I cittadini però non restano a guardare e si mobilitano. Riescono ad arrivare anche alla Commissione Ambiente e Sanità della Regione, supportati dai grillini. Intanto il Tar nomina un CT d’ufficio, il professore D’Amore professore emerito presso la facoltà di Ingegneria e ordinario di elettrotecnica all’Università La Sapienza di Roma che così si è espresso: «il rapporto di conformità redatto dalla Us Navy in merito all’installazione del Muos, l’impianto di comunicazioni satellitari, a Niscemi, è di una superficialità che ho trovato imbarazzante». Il ricorso di Niscemi inizia a prendere vita. Il 30 marzo 2013, il presidente Crocetta revoca le autorizzazioni.

Nonostante questo gli americani continuano a lavorare ininterrottamente senza che nessuno impedisca loro l’accesso alla base. Gli attivisti del movimento No Muos provano a fermare fisicamente i pick up che fanno avanti e indietro. Sono mesi di duri scontri, nonostante la revoca. Scontri all’interno della stessa penisola, il ministero della Difesa chiede il risarcimento alla Regione siciliana di 25000 euro al giorno richiamando la paura che la revoca incida negativamente sui rapporti tra l’Italia, gli Stati Uniti e la Nato. Intanto dal canto sua gli Stati Uniti  rassicurano i siciliani attraverso l’informazione, o quella che pensano tale. Organizza nel mese di giugno il “Media Day”, invitando i giornalisti italiani a fare un giro nella base tra grigliate e sorrisi rassicurandoli su quanto sia innocuo per la salute (temevano l’opinione pubblica?). Caso vuole che quel giorno arrivino notizie dall’ISS, il quale annuncia che il Muos non fa poi così male. Sulla base di questo si arriverà a luglio alla famosa revoca delle revoche.

A questo punto l’associazione movimento No Muos e Legambiente la impugnano. Ed è allora che il Tar decide di fissare al più presto un’udienza di merito che avverrà domani 27 marzo, la quale riunisce tutti i ricorsi anche il primo del comune di Niscemi. Quali sono le argomentazioni alla base di chi si oppone alle parabole? Sono sostanzialmente quelle supportate dai due consulenti di Niscemi (poi diventati del movimento), Massimo Coraddu e Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino, che in loro studio con altri esperti affermano: «Sia per le antenne che per il MUOS manca tuttora un modello previsionale atto a determinare la distribuzione spaziale dei CEM, come previsto dalla Legge. Valutazioni teoriche approssimate effettuate per il MUOS, seguendo la Normativa Italiana, indicano che il rischio dovuto agli effetti a breve e lungo termine del MUOS è rilevante e ne sconsigliano l’installazione presso NRTF Niscemi: effetti a breve termine dovuti ad incidenti, effetti a lungo termine dovuti ad esposizione cronica, interferenza con apparati biomedicali elettrici, disturbo della navigazione aerea. La procedura autorizzativa per il MUOS a Niscemi nel 2011 era completamente al di fuori delle prescrizioni della Legge». In questi giorni il loro team di esperti ha presentato un dossier al Senato con le Commissioni Ambiente e Sanità riunite in cui chiaramente si legge che «i valori dei campi elettromagnetici stimati per effetto del Muos superano i limiti di sicurezza in relazione ad effetti acuti già ad una distanza di 17 chilometri». E intanto le parabole stanno lì, regine della Sughereta, illuminano il cielo, così che la notte intorno non esiste, dall’alto della loro imponenza se ne fregano del resto. Ma non se ne fregano gli attivisti, che rappresentano un fenomeno di portata storica: il risveglio delle coscienze siciliane quando una decisione viene calata dall’alto, l’opposizione di corpi alle volontà forti dei governi. «Il 7 agosto i ragazzi No Muos sono saliti sulle antenne e hanno bloccato la comunicazione militare – dice Elio Teresi, attivista No Muos – nessuno l’ha raccontato, hanno fatto di tutto per nasconderlo. L’informazione di regime di cui parlava Peppino Impastato trenta anni fa non accenna al cambiamento». Ed ecco che si ripresenta sulla scena uno dei protagonisti indiscussi, l’informazione. Rassicurazioni e censure la opprimono.Volontà superiori sembrano aver calpestato i diritti del popolo siciliano, costretti a dare all’America in comodato d’uso un pezzo di Sicilia, dove sembra non viga altra legge se non quella del più forte. Tocca ai cittadini riprenderselo. Intanto domani aspetteranno la sentenza davanti al Tar. La storia continua.

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