Pubblicato: dom, 21 Set , 2014

Morte Attilio Manca: nuove rivelazioni del pentito Setola

Le dichiarazioni dell’ex boss potrebbero far riaprire le indagini. La famiglia dell’urologo: “Siamo fiduciosi”

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Giuseppe Setola

Le dichiarazioni dell’ex killer dei Casalesi Giuseppe Setola potrebbero fare riaprire le indagini sulla morte di Attilio Manca, l’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato senza vita nella sua casa di Viterbo nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004. Nell’agosto dello scorso anno, il gip di Viterbo ha archiviato l’indagine aperta nei confronti di cinque persone di Barcellona Pozzo di Gotto, avallando la tesi del suicidio, avvenuta tramite l’assunzione di eroina e tranquirit. Tesi, questa, da sempre respinta dai familiari del medico che sostengono che la mafia barcellonese, nel 2003, avrebbe costretto Manca ad operare alla prostata il boss Bernardo Provenzano che si trovava ricoverato in una clinica di Marsiglia. Poi, dopo l’intervento, l’avrebbe ucciso per eliminare un testimone scomodo.

E adesso le rivelazioni di Setola – che nei mesi scorsi ha chiesto di essere ascoltato dai pm di Palermo Roberto Tartaglia e Nino Di Matteo, dopo aver appreso dei particolari sulla vicenda mentre era detenuto – sembrano avallare le ipotesi dei familiari del giovane medico. “Apprendiamo con emozione dalla stampa di nuovi elementi di prova sulla morte violenta del nostro amato Attilio, tratti da dichiarazioni che sarebbero state rese ai pm di Palermo da Giuseppe Setola, oggi collaboratore di giustizia”, scrivono in una nota congiunta i parenti dell’urologo, i genitori Angela e Gino e il fratello Gianluca. “Fiduciosi nell’azione della magistratura, abbiamo già dato mandato ai nostri legali, Antonio Ingroia e Fabio Repici, di prendere contatti con le procure competenti perché possa farsi finalmente luce sull’efferato omicidio del povero Attilio ed ottenere quella verità che stiamo attendendo da anni”.

Le dichiarazioni di Setola (già trasmesse alla Dda di Roma e sulle quali continua ad indagare la Procura palermitana, che sta facendo accertamenti sulla latitanza di Provenzano) si vanno così ad aggiungere a quelle di Francesco Pastoia, capomafia di Belmonte Mezzagno nonché braccio destro di Provenzano, trovato impiccato nella sua cella poco dopo l’arresto, nel gennaio 2005. Dichiarazioni intercettate e rese pubbliche dopo la sua morte, ma mai confermate da ulteriori riscontri, sebbene confermerebbero anch’esse il coinvolgimento di Provenzano nell’omicidio di Attilio Manca. Anche Pastoia, infatti, affermava che Provenzano sarebbe stato curato da un urologo siciliano nell’autunno 2003: lo stesso periodo in cui Attilio riferì alla famiglia di doversi recare in Francia per lavoro.

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