Pubblicato: ven, 10 Gen , 2014

Massimo Ciancimino rischia il processo per calunnia aggravata

La richiesta della Procura di Caltanissetta in base alle dichiarazioni rese dal figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo in una serie di indagini, tra le quali quella sulla trattativa Stato-mafia

Massimo_Ciancimino-548x300Calunnia aggravata e rivelazione di segreti inerenti procedimenti penali. Sono queste le accuse con cui la Procura di Caltanissetta ha chiesto il rinvio a giudizio di Massimo Ciancimino. Il 51enne figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, avrebbe offeso un funzionario barese dei Servizi segreti e l’ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. Ciancimino jr ha reso dichiarazioni in una serie di indagini tra le quali quella palermitana sulla trattativa Stato-mafia.

Secondo quanto si legge nel capo d’imputazione, Massimo Ciancimino avrebbe «incolpato, sapendolo innocente, Lorenzo Narracci, nella sua qualità di appartenente al Sisde, di avere illecitamente svolto, nel periodo dal 1992 al 2000, un ruolo di intermediario tra il padre Vito Ciancimino, Bernardo Provenzano, altri appartenenti all’organizzazione Cosa Nostra e un non meglio individuato appartenente ad ambienti istituzionali a nome Carlo o Franco, in particolare facendosi latore di informazioni riservate anche, tra le altre cose, al fine di tutelare gli interessi economici del predetto Vito Ciancimino, nonché consegnando documentazione nel periodo in cui lo stesso Ciancimino era detenuto e quindi accusando Narracci del reato di concorso in associazione mafiosa».

Richiesta di rinvio a giudizio per calunnia aggravata anche ai danni di De Gennaro. Massimo Ciancimino è accusato di aver incolpato l’ex capo della Polizia «sapendolo innocente – scrivono i magistrati – di aver intrattenuto rapporti sin dalla fine degli anni ‘80 con il conte Romolo Vaselli, fornendogli informazioni coperte da segreto investigativo, al fine di farle pervenire» al padre Vito.

Secondo la Procura nissena entrambe le contestazioni di calunnia sono aggravate «dall’aver commesso il fatto con la finalità di agevolare le attività dell’associazione mafiosa». Sulla base di quelle dichiarazioni Narracci, 59enne barese, difeso dall’avvocato Michele Laforgia, è stato per lungo tempo sottoposto a indagini da parte della Procura di Caltanissetta. Le accuse di rivelazione dei segreti inerenti procedimenti penali riguardano, infine, informazioni fornite a decine di giornalisti sul contenuto delle dichiarazioni rese alla magistratura dallo stesso Ciancimino. L’udienza preliminare nei suoi confronti inizierà il prossimo 4 febbraio.

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