Pubblicato: sab, 8 Apr , 2017

Loro Ciuffenna: dal suo territorio lo sfondo per la Gioconda.

Il patrimonio naturale e forestale del Pratomagno e gli assetti agrari dei piccolissimi borghi montani che concorrono a formare il suo territorio.

 

Loro Ciuffenna è un comune che ha un’estensione territoriale di 86,7 chilometri quadrati, su cui risultano residenti 6000 abitanti. Fa parte dei “Borghi più belli d’Italia”: è un borgo medievale con il mulino ad acqua più vecchio della Toscana, caratterizzato da un suggestivo intreccio di viuzze e vicoli lastricati in pietra, da antichi ponti. Situato alle pendici del Pratomagno, confina verso il fondovalle valdarnese con Terranuova Bracciolini, area comunale questa ad economia forte, ricca di eccellenze industriali come la Zucchetti Centro Sistemi, leader nei comparti dell’automazione, del software per le imprese e la sanità, della robotica, o come ancora Prada e l’ABB. Loro, invece, ha caratteristiche naturali ed economiche differenti. Pochi chilometri, ad esempio, dal galvanico di Levane, dove la produzione a livello mondiale si accompagna ad ambienti di lavoro problematici, qui si intendono dimensioni diverse.

A meno di due chilometri dal centro del paese, si trova la Pieve di Gropina, uno degli esempi più interessanti di architettura romanica in Toscana, la chiesa risale all’anno mille. Sempre nelle vicinanze del borgo capoluogo si possono ammirare “Le Balze”, uno dei paesaggi più belli e affascinanti del Valdarno, il paesaggio che fa da sfondo alla Gioconda di Leonardo da Vinci. Loro ha il grande patrimonio naturale e forestale del Pratomagno e gli assetti agrari dei piccolissimi borghi montani che concorrono a formare il suo territorio.

Il Comune è retto da una Giunta di centrosinistra, guidata dal sindaco Moreno Botti e ha scelto, per lo sviluppo della comunità, di orientarsi verso un turismo di tipo rurale, attraverso una più ampia dotazione di strutture alberghiere e del rafforzamento delle aziende agrituristiche e di altre forme di ricettività, sempre però rispettose dell’ambiente, dato che la valorizzazione del territorio, dei suoi prodotti e delle sue particolarità è l’obiettivo strategico prefissato.

Loro Ciuffenna è il comune sottoscrittore della “Carta del Pratomagno” e ne accoglie i valori. “Vivere lontano dai luoghi del frastuono”: è questa la proposta culturale, si può dire alternativa, per differenziare l’offerta turistica rispetto ad altre, a troppe omologate. Al vecchio concetto della montagna come territorio svantaggiato si vuole sostituire quello di montagna come territorio di valore e di senso, come luogo di diversità e quindi di identità storico-culturali e naturali da preservare e valorizzare, a partire dalle popolazioni che vi abitano; non per chiusure, però, ma per aggiungere.

L’offerta è rivolta ad un turismo responsabile, capace di percepire lo spirito del luogo, altrove scomparso per il dilagare del brutto; ma pure con la consapevolezza della necessità di saper definire politiche territoriali ed espansive basate su forme di artigianato e di produzioni agricole aliene dai numeri e attente alla sostenibilità, alla qualità come al rispetto del paesaggio e della comunità, dell’ambiente e dei suoi abitanti. Si intende nel documento riferirsi a località dove “il silenzio è pace e discrezione, la lentezza una risorsa esistenziale”

Un progetto, dunque, ambizioso, una scommessa: non un ritorno al bel tempo che fu, con la zappa, la vanga, la schiena curva, la diffidenza verso qualsiasi novità e diversità, come piacerebbe a tanti, a troppi in questi tempi di arroccamenti e nostalgie, ma un ambiente nel quale ci si allontani in avanti dagli eccessi consumistici e dalle produzioni massificate. Occorre, perciò, l’uso delle reti tecnologiche, la sostenibilità ambientale, la solidarietà, il progresso umano e scientifico al posto dell’aumento delle mercanzie, e la lentezza accompagnata dalla sapienza e dal sapere.

Basi per questo tipo di economia e società diverse sono i progetti di filiera corta: significa il rapporto diretto tra produttori e consumatori, sia sui luoghi di produzione che nelle zone urbane, cominciando a erodere l’intermediazione, nonché il dominio delle imprese di grandi dimensioni, delle strategie commerciali monopolistiche, da accordi internazionali, e significa il mantenimento di competenze, tradizioni, saperi e sapori e la sopravvivenza di aziende di piccole dimensioni ma di buona qualità delle produzioni.

Tutto questo presuppone concezioni nuove del produrre e del consumare, ispirate a valori riconducibili a dimensioni etiche, culturali ed economiche: la proposta di una economia e di una società alternative, meno omologate e scadenti dal lato della qualità della vita delle nostre attuali, nelle quali gravi squilibri generati dalle dinamiche del mercato e della finanza rendono sovente vane le belle parole sulle carte costituzionali, e che in questi giorni si vedono percorse da violenze ottuse, azioni del branco, femminicidi, pseudoterrorismo, dovute al degrado delle esistenze. Società economiche e del convivere dove invece di delocalizzare al contrario si rilocalizzi e invece di concentrare nelle grinfie di pochi gruppi egemonici più vasti e potenti degli stessi stati si diffonda il controllo della produzione e dei mezzi economici.

Ha detto Serge Latouche, economista e filosofo francese, che “se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e di capitali devono essere limitati all’indispensabile”, e ha sostenuto Takis Fotopoulos, filosofo ed economista greco, che “la rinascita politico-culturale della realtà locale è nel contempo un obiettivo in sé per tornare a provare piacere della vita in tutte le sue dimensioni e uno strumento per rilocalizzare l’economia, nel senso di una ricollocazione della sfera all’interno della società locale e non di una ristrutturazione economica del territorio. E’ dunque importante invertire la rotta partendo innanzitutto dal rilocalizzare la sfera politica, per esempio inventando o reinventando una democrazia di prossimità”. Ma i tempi non sarebbero comunque maturi, il potere è ancora nelle mani dei monopoli, della grande distribuzione, dei sistemi bancari e finanziari che deprimono tentativi di distribuzione e reti commerciali locali e forme di credito di rete locale, cioè sostenuto dal risparmio collettivo raccolto localmente e se qualche istituto assume di guardare al piccolo risparmio di vicinato, in verità le logiche sono sempre speculative.

Loro Ciuffenna è certo solo una piccola realtà comunale ed economica, la scelta è semplicemente di cercare di valorizzare alcune caratteristiche territoriali. Sul suo territorio insistono 23 agriturismi, 2 alberghi, 4 case vacanza, 1 ostello per la gioventù, 1 residenza d’epoca, 1 residence, 4 affittacamere. Vi è l’Associazione produttori del Pratomagno, che raccoglie 20 aziende, le quali vendono i loro prodotti direttamente in un piccolo fondo nel centro storico del borgo comunale. Vi si trovano vino, olio, farina di castagne, legumi, patate, zafferano, conserve, confetture, frutta, verdura e gli altri prodotti dei soci.

Tra di esse vi è l’Azienda agricola Radici di Sandra Masi, che partecipa a progetti di filiera corta. Le caratteristiche dell’azienda, che la rendono differente dalle molte altre che agiscono con modalità standardizzate, sono che la lavorazione del trasformato avviene entro tre giorni dal raccolto. I prodotti sono senza conservanti, né addensanti e con un limitato uso dello zucchero, sempre integrale di canna. La cottura è brevissima per proteggere il più possibile intatti il sapore, il profumo e i valori nutritivi della frutta e della verdura. L’azienda utilizza solo prodotti naturali, si preoccupa del mantenimento delle antiche sementi e per salvaguardare il terreno adopera fertilizzanti organici e rotazioni colturali. Le persone impiegate, oltre i titolari, sono circa 13 e la produzione è costituita da frutta, verdura, confetture, mostarde, salse per crostini, sughi per la pasta, dado vegetale, succhi di frutta, sottolii, ricette toscane già pronte come il minestrone, l’acqua cotta, la pappa al pomodoro e la ribollita.

Un’iniziativa, dunque, che è andata e pare andar bene; ma altri tentativi segnano o hanno segnato il passo, le difficoltà sono tante.

Nel rispetto della bellezza del paesaggio, ma rivolgendosi a un’utenza diversa, società di capitali con 106 dipendenti dichiarati alla Camera di Commercio, si muove l’azienda “il Borro” dei Ferragamo e che si occupa di agriturismo e di coltivazioni agricole. E’ una struttura ricettiva di altissimo livello, con possibilità di attività per gli ospiti quali equitazione, golf, programmi benessere con approccio naturale o clinico e una visione olistica per coloro che vi permangono, trattamenti di beauty, fitness e nutrizione. E’ prevista la possibilità di atterraggio di aeromobili privati. Insomma, una località di notevole bellezza riservata però a una clientela facoltosa.

Fulvio Turtulici

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