Pubblicato: gio, 22 Feb , 2018

L’emancipazione femminile in Valdarno

Concezioni che cambiano, obiettivi raggiunti e tempo che avanza

 

Fino a poco più di un secolo fa, in Italia e in molti altri regimi liberali, ai cittadini di sesso femminile non era consentito votare, le donne sposate non erano libere di disporre del denaro che guadagnavano con il proprio lavoro e non potevano promuovere un’azione legale. La condizione femminile è oggi molto cambiata rispetto al passato: sono cadute molte barriere legali e sociali, che impedivano alle donne di accedere a professioni e a stili di vita un tempo prerogativa del sesso maschile. Per emancipazione femminile si intende oggi il processo grazie al quale alle donne non è più applicato il trattamento giuridico riservato ai soggetti incapaci. Il termine indica quel mutamento di condizioni per cui, sulle sfere di attività consentite alle donne, non pesano più forti interdizioni legali e sociali. L’obiettivo è quello della parità dei diritti e di opportunità, ma anche quello di modificare profondamente la società, permeandola dei valori nuovi propri dei movimenti femministi. A seguito del mutamento sociale suddetto nasce la Giornata internazionale della donna, che ricorre l’8 marzo di ogni anno, per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora troppo spesso oggetto.Questa celebrazione ha avuto inizio negli Stati Uniti a partire dal 1909, in alcuni paesi europei dal 1911 e in Italia dal 1922. In toscana sono molte le donne che hanno fatto la storia: Beatrice Portinari, nata intorno alla metà del 1200, fu la musa di Dante, colei che ispirò la più grande opera letteraria di tutti i tempi; Plautilla Nelli, nel 1550, a soli 14 anni, prese i voti, sebbene la sua vera vocazione sia sempre stata l’arte, tanto da essere ricordata come la prima pittrice fiorentina della storia; Anna Maria Luisa de’ Medici, l’ultima discendente della casata medicea che prima di morire, attorno al 1740, siglò un patto che vietò a chiunque di portar via dalla Capitale e dallo Stato del Granducato quadri, statue, biblioteche e gallerie, ed è a lei che Firenze deve il suo straordinario ed inestimabile patrimonio artistico; Margherita Hack, che è stata membro delle più prestigiose società fisiche ed astronomiche, e la prima donna italiana a dirigere l’Osservatorio Astronomico di Trieste; Oriana Fallaci, spentasi nel 2006, una delle più grandi firme del giornalismo nostrano, che ha vissuto una vita in prima linea fin dalla giovinezza, prima prendendo parte alla Resistenza, per poi diventare l’inviata di guerra più famosa della storia italiana. E se la lista delle donne di spicco dei tempi andati non è poi così cospicua, tutt’altro accade oggi. Questo lo dimostrano i numeri: l’imprenditoria femminile, secondo una ricerca de “La Nazione” di Arezzo, mostra in Italia una vivacità maggiore di quella maschile, e le aziende femminili attive (+0,4% nel 2015) in Italia fanno meglio della media delle aziende, che si limita al +0,1%, e procedono con una velocità doppia rispetto a quelle degli uomini. Le imprese in rosa rappresentano il 22,4% del totale Italia, in agricoltura arrivano al 29% e nei servizi al 25,8%. La percentuale delle imprenditrici nel tessuto produttivo nazionale raggiunge livelli superiori alla media anche in ambiti quali i servizi alla persona (49%), la sanità e l’assistenza sociale (38%), l’istruzione (29%), l’alloggio e la ristorazione (29%). L’industria è al 10,4%, ma nel manifatturiero si arriva a toccare il 17,3%. Quasi un’impresa su tre tra quelle under 35, 548mila in Italia, è a trazione femminile. Complessivamente si tratta di oltre 152mila unità, pari al 28% del totale delle imprese giovani. Insomma fra i giovani imprenditori la parità di genere è un traguardo più vicino. E nonostante il lavoro in azienda, il 40% di queste donne fa anche la mamma o accudisce persone in casa, come figli, anziani e disabili. “Nella provincia di Arezzo non mancano le aziende dove le donne hanno un ruolo guida, donne che sanno fare le manager d’impresa” -racconta Erminia Romagnoli, presidente provinciale del Gruppo Donne di Confartigianato e titolare della Romagnoli Giancarlo sas di Pratovecchio, in occasione del Girls Day inaugurato ad Arezzo lo scorso marzo- “si tratta molto spesso di donne che sono anche fidanzate, oppure mogli e madri e che devono conciliare il tempo dedicato alla famiglia con quello dell’impresa, ma nonostante la fatica e i sacrifici, ci riescono con ottimi risultati e con molta soddisfazione”. “Spesso poi si tratta anche di imprese che non si immagina possano essere guidate da donne, perché il business si svolge in settori tradizionalmente maschili, come la meccanica o come le imprese di impiantistica” -continua. A tal proposito abbiamo intervistato Laura Peri, imprenditrice montevarchina divenuta negli anni produttrice di specie avicole autoctone. La sua Azienda Agricola, specializzata nell’allevamento del Pollo di Razza Valdarnese Bianca, quasi in via di estinzione, della faraona, dell’anatra muta e del piccione, rappresenta un qualcosa di particolare nel mondo dell’avicoltura: Laura ha infatti come filosofia lavorativa il recupero dei valori ambientali e culturali valdarnesi, e lo fa attraverso un metodo di allevamento naturale e controllato, che porta sicuramente ad allungare i tempi di lavoro, ma anche alla soddisfazione di un prodotto finito di altissima qualità. Laura ci racconta delle difficoltà iniziali che ha dovuto affrontare, poiché il mondo contadino è ancora considerato come prettamente maschile: “La cosa importante e fondamentale è quella di trovare persone che hanno rispetto per la tua figura, al di là del fatto che tu sia uomo o donna. Quando fra chi gestisce l’azienda e il dipendente c’è stima reciproca e lo scopo di far funzionare le cose al meglio diventa comune, non è importante il sesso a cui appartieni.” “Sono una di quelle persone che tende a fare quasi tutto come una volta, ma sposo la tradizione con sistemi sanitari moderi e ben strutturati”. Nel suo allevamento, infatti, non vengono usati antibiotici, ma soltanto tecniche di pulizia avanzate che permettono di sanificare perfettamente l’animale e l’ambiente che lo accoglie. Laura è una donna decisa, dai sani principi morali, che ha realizzato un sogno coltivato per molto tempo. Fin da bambina infatti, quando il nonno la portava con sé fra i campi, lei pensava al futuro, e si vedeva a lavoro proprio lì, in mezzo alla natura, a respirare aria sana e pulita. Il suo lavoro non ha orari, ma Laura ci confida che non crede affatto che una famiglia, un bambino e una casa, possano intralciare con il suo lavoro: “il concetto moderno di emancipazione si concretizza per me quando uomo e donna riconoscono di aver bisogno l’uno dell’altro, si completano, si aiutano e si avvicendano. In questo modo una donna, come un uomo, può riuscire a far combaciare la cura della famiglia con quella della propria carriera professionale”. Anche Serena Poggesi, l’unica donna barbiere in Valdarno, si racconta con estrema soddisfazione. E’ la sola della zona specializzata nel taglio della barba, e per giunta con metodi tradizionali. “Ricordo che da piccola adoravo tagliare i capelli alle bambole, e sapevo già che il mio futuro sarebbe stato quello di fare la parrucchiera. Ero però anche molto attratta dalla barba degli uomini della mia famiglia, e quando mio nonno non riuscì più a radersi da solo, ci ho pensato io. Quando poi sono cresciuta ho intrapreso da subito il lavoro che mi piaceva, ma poi mi sono chiesta il perché una donna che fa la parrucchiera non può anche fare il barbiere, e così mi sono buttata a capo fitto in questa esperienza che mi affascinava da sempre. Penso ancora a quando mia madre, trent’anni fa, mi diceva che tagliare barbe non era un mestiere da donne, eppure adesso è fiera di me…come cambia il mondo” sorride compiaciuta. Serena ci racconta che ha fatto dei corsi per barbiere a Salerno, e che si è trovata ad essere l’unica donna in un gruppo di ben undici uomini. La situazione non l’ha spaventata, ma anzi, l’ha resa orgogliosa e fiera di sé, soprattutto dal momento in cui il suo negozio si è riempito di uomini pronti a farsi coccolare dalle sue mani e dal suo rasoio, uomini diventati poi suoi clienti fissi. “Fare il barbiere significa rendere il taglio della barba non un semplice atto quotidiano od un’abitudine, ma un momento di relax e di serenità. La donna, anche se non ha la barba, ha comunque la capacità di capire e studiare un uomo e, mettendo in questo lavoro tutte le qualità che le sono caratteristiche, non può che tirar fuori un capolavoro.” Serena è quindi convinta che alla donna non manchi niente per fare i mestieri degli uomini, e viceversa, ma basta la passione per riuscire in quello che si desidera tanto. Lei sicuramente ce l’ha fatta. Dopo le nostre interviste potremmo concludere che affrontare la questione dell’emancipazione femminile appare, al giorno d’oggi, quasi un controsenso. È indiscutibile, infatti, che con la parità dei sessi le donne abbiano acquisito una maggiore consapevolezza della propria identità e una libertà di costumi senza pari. Ma a causa di tradizioni fortemente radicate sul territorio e di cattiva o scarsa informazione, risulta per esempio ancora oggi, sotto molti aspetti, inaccettabile che una donna single diventi madre o che un’altra raggiunga un successo sociale e lavorativo superiore a quello del proprio coniuge. L’emancipazione rischia così di diventare una condizione negativa, e la donna che tende a considerarsi tale, cioè emancipata, è spesso esposta a critiche e viene giudicata una cattiva moglie o una madre inadatta perché, agli occhi di chi non comprende, sembra interessata solo ed esclusivamente a una sua realizzazione personale. Ciò nonostante, centinaia sono gli esempi di donne che, pur amando il loro lavoro, non trascurano la loro famiglia né smettono di pensare alla loro casa. Proprio questa, dunque, sembra essere la soluzione al problema: la capacità di non soccombere alle etichette sociali che limitano inevitabilmente la donna entro i confini di un ruolo prestabilito. Le due donne valdarnesi intervistate hanno raggiunto importanti traguardi e superato molti stereotipi e barriere. E forse è proprio il loro modo positivo di porsi di fronte alla vita con la consapevolezza che i muri vanno abbattuti e le strade percorse senza paura che le ha rese immuni ai banali preconcetti ed ai falsi cliché.

Sicuramente, e per concludere, donne del genere hanno accanto uomini mentalmente altrettanto aparti, che si mettono esattamente allo stesso piano della donna con cui condividono la vita.

Schany Levice

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