Pubblicato: mer, 27 Mar , 2013

Le mafie ci rubano ogni anno 500 milioni di euro

Parte il 30 marzo da Tunisi la “Carovana antimafie”. La Sicilia al primo posto per beni confiscati

 

 

di Gilda Sciortino

NEWS_111037Sono 12.946, al 7 gennaio 2013, i beni confiscati alle mafie, 11.238 dei quali sono immobili, mentre 1.708 aziende. Neanche a dirlo, il primato spetta alla Sicilia (5.515), praticamente il 42.60% del totale, seguita a ruota dalla Campania con 1.918 beni, dalla Calabria (1.811), dalla Lombardia (prima regione al Nord) con 1.186 beni, per giungere alla Puglia, dove i beni confiscati sono appena, si fa per dire, 1.126. Dati, questi, forniti dall’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, in occasione della presentazione della sedicesima edizione della “Carovana internazionale antimafie 2013”, dal titolo “Sei sai contare inizia a camminare”, promossa da Arci, Libera e Avviso Pubblico, in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil e La Ligue de l’Enseignement.
La tappa di partenza di quest’anno sarà Tunisi, paese che ha dato l’avvio al complesso percorso delle primavere arabe, e dove, dal 26 al 30 marzo, si svolgerà il Forum Sociale Mondiale. E sarà proprio il 30 pomeriggio che i due furgoni della Carovana si imbarcheranno su un traghetto che li porterà in Sicilia, per proseguire lungo le altre regioni dello Stivale, sino al sud della Francia. In tutto, circa 70 fermate di un viaggio, che durerà 69 giorni, la cui seconda e ultima parte raggiungerà, dal 3 al 10 ottobre, le città francesi di Marsiglia, Nizza, Tolone, Nimes e Bastia.
Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento hanno partecipato anche i dirigenti e calciatori della Nuova Quarto Calcio per la Legalità, la squadra che, da straordinario veicolo di consenso sociale per le mafie, è oggi diventata un simbolo di riscatto per la società civile. Apparteneva, infatti, al clan camorristico dei Polverino e, dopo esser stata sottratta alla camorra, è stata affidata alle associazioni antiracket. Un messaggio di legalità, rivolto ai giovani e ai cittadini; una testimonianza di come un calcio pulito e onesto possa promuovere la cultura della legalità e rivalutare l’immagine di un territorio.
E’, dunque, in questa occasione che sono stati presentati i dati sul numero e l’utilizzo dei beni confiscati, sul fatturato mafioso, ma anche sull’entità della corruzione, dell’evasione fiscale e dell’economia sommersa. Com’è, del resto, tradizione della Carovana, l’obiettivo è non solo denunciare le situazioni critiche che emergono nei territori attraversati, ma portare allo stesso modo solidarietà, rendendo visibili le tante esperienze positive di lotta alle mafie, alla corruzione e al malaffare esistenti in Italia. Ciò che emerge con drammaticità è che ogni anno le attività illegali (mafie, evasione fiscale e corruzione) sottraggono circa 500 miliardi di euro alle economie legali e, quindi, ai cittadini onesti. Un costo enorme che ricade sull’intera collettività, aggravando i costi della crisi e compromettendo le possibilità di sviluppo.
Per andare ancora di più nello specifico, bisogna dire che i beni immobili sono in maggioranza destinati e consegnati (5.859), seguiti dai beni dati in gestione (3995), da quelli non consegnati (907) e da quelli usciti dalla gestione (477). Così come sono 1.211 le aziende attualmente in gestione e 497 quelle uscite dalla gestione. Sono le due facce della confisca, quella degli immobili e delle aziende sottratte alla criminalità, da conoscere per capire come intervenire fattivamente. Va anche sottolineato che, oltre il 70% delle strutture giunte alla fase della confisca definitiva ha delle criticità che ne impediscono il riutilizzo immediato. Problemi su problemi, dunque, che incidono non poco sulla capacità di questi beni di rientrare in tempi dignitosi in un circuito economico virtuoso.
“L’ostacolo più grande – spiegano i promotori dell’evento – è sicuramente quello relativo al peso ipotecario sui beni immobili. Ciò comporta una complessa e lunga attività istruttoria finalizzata a rendere il bene libero da pesi e oneri, un iter che richiede molto tempo a scapito dell’immediato riutilizzo. Occorre, quindi, spezzare il legame esistente tra il bene e i gruppi mafiosi, al fine di intaccare il potere economico delle mafie e marcare il confine tra l’economia legale e quella illegale. Lo diceva Pio La Torre, fautore dell’omonima legge, che non fece in tempo a vedere approvata la sua “creatura”, in quanto venne assassinato prima dalla mafia. Colpire i beni accumulati in modo illecito è, dunque, il punto di partenza per incrinare il potere dei mafiosi”. E’, quindi, necessario passare dal sequestro all’assegnazione, superando le numerose difficoltà frapposte sulla strada e tenendo sempre presente l’esempio delle tante cooperative, nate in questi anni per gestire i beni confiscati, che hanno dimostrato come la costruzione di pratiche inclusive e la creazione di lavoro, non solo è possibile, ma è l’unica strada da perseguire, se davvero si vuole sconfiggere il malaffare.
“La lotta alle mafie, il contrasto alla corruzione e all’evasione fiscale richiedono anche un vero e proprio moto di riscatto etico e civile. Dobbiamo, inoltre, sostenere l’educazione alla legalità democratica come processo di educazione popolare alla consapevolezza dei diritti e dei doveri, alla cittadinanza attiva e responsabile, potenziando al contempo tutti gli strumenti fin qui sperimentati nella lotta alle mafie da estendere alla lotta contro la corruzione. I capitali mafiosi e quelli derivanti dalla corruzione, poi, costituiscono un’economia alternativa e trasversale a quella statale, che deve essere “riacquistata” dalla collettività, più consapevole oggi, rispetto al passato, del fatto che la repressione e la lotta repressiva alla criminalità organizzata sarebbero vanificate dall’assenza della partecipazione di tutti”. La “Carovana internazionale antimafie”, lo dicevamo all’inizio, partirà il 30 marzo da Tunisi, e dal 2 al 6 aprile sarà in Sicilia. Dal 7 al 9 si fermerà in Calabria, il 10 in Basilicata, mentre dall’11 al 14 aprile sosterà in Puglia. Salirà, poi, lungo tutto il Paese, per arrivare, ultima tappa prima di ritrovarsi a ottobre in Francia, il 6 giugno a Milano. Sarà l’occasione per tirare le fila di un viaggio lungo e faticoso durante una manifestazione pubblica, che si svolgerà in contemporanea a Firenze e Roma.

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