Pubblicato: mer, 7 Giu , 2017

Le buone pratiche

Patti tra cittadini, associazioni e Amministrazione di Bucine, integrazione fra le comunità e lotta allo spreco.

 

     E’ sempre facile criticare per prassi, un esercizio ordinario e diffuso, i bar, le piazze, i circoli, i salotti pullulano di censori e sfascisti; molto più difficile è collaborare e partecipare. E’ sempre numerosa la cittadinanza inattiva, pochi i cittadini che si attivano per migliorare il convivere, stimolare fattivamente le amministrazioni.

Forse è questo il senso dell’iniziativa del Comune di Bucine: un paese da condi-vivere, vale a dire patti di collaborazione tra cittadini, associazioni e amministrazione. E’ un’esperienza che è già stata attivata da 30 comuni in Toscana e da 100 su tutto il territorio nazionale. Forse piccole pratiche, ma con la buona intenzione di incrementare il senso di comunità, unirsi nell’impegno di mantenere un bene comune per renderlo maggiormente fruibile alla cittadinanza.

Sono stati già installati i cestini per la raccolta differenziata realizzati dall’Associazione “La trama di Gaia” insieme ai ragazzi del doposcuola. La scorsa estate l’associazione è stata la prima a firmare il patto di collaborazione con il Comune per la gestione e la cura del Parco Fluviale.

Ma 8 patti sono stati presentati per quest’anno. Vari i tipi di intervento previsti: due gruppi di cittadini hanno proposto di riqualificare le aree verdi nel capoluogo con l’impegno a curarne la manutenzione e ad organizzare iniziative; la Proloco e la Filarmonica della frazione di Pietraviva si sono offerte per la ristrutturazione di un Madonnino lungo la Provinciale 540; l’associazione “Eva con Eva” si è proposta per dipingere una panchina in ogni frazione del Comune contro la violenza di genere; alcuni residenti della frazione di San Pancrazio con il circolo Arci del borgo e la “Bottega” si sono offerti per valorizzare il Centro Interculturale e il nuovo Museo della Memoria, nel luogo della strage nazifascista, curandone l’apertura; l’associazione “gli amici del Torrione” hanno presentato un programma di coinvolgimento di alcuni soggetti con problemi di socializzazione e a rischio di emarginazione sociale nell’apertura al pubblico della Torre di Galatrona, il bel torrione medievale, in collaborazione con i servizi sociali del Comune.

Lo stimolo del senso di appartenenza e il coinvolgimento sono i motori principali di queste iniziative del comune di Bucine. La solidarietà, l’integrazione e la coesione sociale hanno motivato due altre attività del Comune: la riutilizzazione dei locali della stazione ferroviaria chiusi al servizio per aprirvi l’Indian Community Center, punto di riferimento per la comunità indiana, la più numerosa nel Comune di Bucine, e dove verranno organizzati corsi di lingua indiana e inglese, yoga, corsi di cucina indiana e che fungerà pure da centro di ascolto contro la violenza sulle donne. Vuole essere occasione di incontro e scambio culturale tra italiani e comunità indiana, per conoscersi ed essere insieme comunità. “Simbolo di accoglienza e di scambio dei valori tra la comunità indiana e quella italiana” è stata definita l’iniziativa dal sindaco di Bucine Tanzini, all’inaugurazione che ha visto la partecipazione dell’ambasciatore indiano.

Il progetto, infine, del comune di Bucine, in attuazione della legge contro lo spreco alimentare, è stato presentato alla Camera dei deputati. Con esso viene stabilita la riduzione della Tari fino al massimo previsto del 30% su parte variabile per le aziende produttrici di beni alimentari. A partire da maggio 2017 l’Amministrazione bucinese ha attivato una rete di ritiro e distribuzione di prodotti da forno destinati a famiglie in condizioni di difficoltà, grazie alla collaborazione dell’associazione “Radici”: le famiglie in carico ai servizi sociali possono ricevere pane e prodotti da forno donati da panifici e pasticcerie che hanno sede sul territorio comunale. Si creano così sinergie con le associazioni, si aiutano sia le aziende del settore sia le famiglie in difficoltà, si incentiva l’educazione alimentare a partire dalle scuole e dunque dalle giovani generazioni, i cittadini di domani.

Fulvio Turtulici


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