Pubblicato: mer, 20 Nov , 2013

Le Agende rosse di Borsellino in piazza, anche a Roma

In piazza delle Cinque Lune, per esprimere vicinanza al pool dei magistrati di Palermo minacciati da Riina, contro il silenzio delle istituzioni. Al fianco dell’associazione antimafia anche un folto gruppo di M5S e Ingroia. 

 

IMG_4653.JPGL’associazione antimafia Agende rosse di Salvatore Borsellino è scesa in piazza, ieri, a Roma per far sentire la propria vicinanza al pool di magistrati della procura di Palermo che indaga sulla presunta trattativa Stato – Mafia e per contrastare il silenzio, assordante, delle istituzioni dopo le minacce indirizzate al sostituto procuratore Nino Di Matteo da Totò Riina, detenuto presso il carcere milanese di Opera. “Deve morire”, avrebbe sentenziato il capomafia, aggiungendo “con lui, tutti i pm della trattativa”, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia, Vittorio Teresi. E pure il procuratore Roberto Scarpinato, il magistrato, arrivato da Caltanissetta a Palermo, “uno che si dà un gran da fare”, avrebbe rimarcato il boss, lamentando “mi stanno facendo impazzire”.

“La mafia agisce così”. Ce lo spiega Federica Fabbretti, una ragazza minuta, non ha nemmeno trenta anni, ma coinvolge con la sua straordinaria energia e l’autentica passione che, dal 2009, mette nelle battaglie delle Agende rosse, associazione che lei rappresenta nella Capitale. “La mafia – osserva – se non può colpire il bersaglio, punta ai suoi affetti più cari. Nel caso del sostituto Di Matteo, l’obiettivo sono i colleghi con i quali condivide quindici ore, ogni giorno. Il livello di scorta di Di Matteo è alto, è pari a quello del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio”. Il resto del gruppo dei magistrati, invece, non gode della stessa tutela, “è fuori da ogni logica non rafforzare la loro scorta”.

(Federica-Fabbretti)

  “Si muore quando si è lasciati soli”. Le parole profetiche di Giovanni Falcone campeggiano su uno degli striscioni esposti dai manifestanti: un invito rivolto all’opinione pubblica a farsi parte attiva nella lotta alla criminalità, facendo sentire la propria voce presso le istituzioni. I cittadini devono essere consapevoli del proprio ruolo, hanno il diritto di conoscere la verità sulle stragi di mafia del ’92-‘93.

  “E’ trascorso troppo tempo, ci sono stati troppi silenzi, qualcuno ha detto bugie, qualche altro ha iniziato a parlare solo dopo venti anni. Chi lavora in prima linea contro la mafia ogni giorno, i magistrati come Di Matteo, Del Bene, Tartaglia, Teresi e Scarpinato, va sostenuto”. Lo dice Giulia Sarti, deputato del M5S e membro della commissione parlamentare Antimafia, che è in piazza delle Cinque Lune a sostegno delle Agende rosse con un folto gruppo di deputati e senatori pentastellati. Ci sono Maurizio Buccarella, Enrico Cappelletti, Daniela Donno, Mario Gianrusso, Francesco Molinari, Nicola Morra, Davide Tripiedi, Giuseppe Vacciano. “Il Movimento cinque stelle – riferisce Giulia Sarti – ha chiesto la creazione di un comitato ristretto sulle stragi del ‘92-‘93, che non dovrà sostituirsi al preziosissimo ed encomiabile lavoro della magistratura, dovrà piuttosto iniziare a puntare il dito contro le responsabilità politiche che sono dietro a quella stagione delle stragi di mafia. E’ indecente – sottolinea critica – che la commissione di cui sono membro stenti a partire. Non si sa nemmeno che piega prenderanno i lavori al suo interno. Finora sono stati solo eletti il presidente, i vice e l’ufficio di presidenza. E’ indecente, perché la Commissione potrebbe fare davvero moltissimo”.

(Giulia-Sarti)

  Fa eco a quella lanciata dai cinquestelle, la proposta di Antonio Ingroia: costituire un comitato misto di parlamentari ed esponenti delle associazioni antimafia e di quelle delle vittime della mafia. “La migliore scorta per i magistrati non sono solo i poliziotti o le tecnologie, ma l’impegno in prima persona di tutti – dichiara Ingroia, partecipando alla manifestazione -. E’  importante difendere i magistrati più esposti, in particolare quelli che a Palermo stanno proseguendo le indagini e i processi sulla trattativa, ma soprattutto si può fare un passo in avanti. Ognuno per quello che può. Personalmente, ritengo che vada riattivato il profilo della responsabilità politica”.

(Antonio Ingroia)

  Confida nel fatto che ci si avvii ad avere delle risposte sulla trattativa Stato-mafia Francesco Molinari, senatore cinquestelle componente della commissione parlamentare Antimafia: “La decisione del presidente Napolitano di partecipare all’udienza del processo e testimoniare è un segnale: sapremo se lo Stato ha agito stando dalla parte dei cittadini o se, invece, ha operato come complice della mafia”.

(Francesco-Molinari)

“Bisogna capire da che parte stanno le istituzioni – sottolinea ancora Federica Fabbretti – “con noi o con loro (i mafiosi). Per dare forza a questa richiesta, Salvatore Borsellino ha inviato un appello alle istituzioni locali – che finora è stato approvato dai Comuni di Palermo e di Venezia, mentre è in discussione a Torino e a Roma – per richiedere atti concreti per proteggere chi lotta contro le collusioni mafiose. Proteggere i magistrati sì, ma anche chi, come Fabio Repici, avvocato che difende i diritti delle vittime di mafia, combatte per fare emergere le collusioni tra cosa nostra e la politica. Repici, infatti, è stato minacciato in pubblica udienza dal boss di Barcellona Pozzo di Gotto. Le istituzioni sono rimaste in silenzio. Oggi non è più in discussione se la mafia esista o meno. Esiste. Bisogna contrastare le collusioni”.

Le Agende rosse avevano già manifestato a Palermo. Far sentire la loro presenza anche a Roma – conclude Fabbretti – “è stata l’occasione per incontrare chi si sta realmente impegnando nelle istituzioni, come Giulia Sarti. Sarà, infatti, il M5S a portare all’attenzione della Camera e del Senato gli appelli firmati dalle amministrazioni locali”.

 

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