Pubblicato: dom, 22 Dic , 2013

Lampedusa, Chaouki si rinchiude nel centro di accoglienza

Il deputato PD resterà a Lampedusa fino a quando «i profughi e il ragazzo che ha girato il filmato choc saranno trasferiti dall’isola»

 

Il deputato PD Khalid Chaouki

Il deputato PD Khalid Chaouki

Khalid Chaouki si è recato stamattina intorno alle 11 al Centro di prima accoglienza di Lampedusa come deputato ma una volta dentro ha deciso di rimanervi, in segno di protesta per le condizioni degli immigrati che vi sono rinchiusi. Il deputato, di origine marocchina, aveva visitato in passato il Centro ma, in seguito al video choc diffuso nei giorni scorsi, ha sentito «l’esigenza di cambiare qualcosa». Per farlo ha deciso di vivere come i migranti ospitati a Lampedusa, barricandosi nel Centro fino a quando non sarà ripristinata la legalità. «Siamo in una situazione di illegalità, di fatto gli immigrati sono reclusi nella struttura. Le forze dell’ordine non permettono di uscire, mentre questo dovrebbe essere solo un centro di accoglienza non di reclusione». Chaouki, in contatto con numerose testate giornalistiche e attraverso Twitter, descrive le condizioni disumane in cui vivono i migranti «Ho trovato condizioni igieniche allucinanti, non tutti i bagni sono funzionanti, ci sono infiltrazioni d’acqua». Il deputato PD con il suo gesto vuole porre l’attenzione sul Centro di prima accoglienza di Lampedusa che dovrebbe ospitare i migranti «al massimo 96 ore» dare loro supporto psicologico e sanitario prima che questi vengano trasferiti in un Cara, i centri per i richiedenti asilo. Procedura che non viene rispettata se Chaouki informa che «ad oggi, 22 dicembre, a Lampedusa di trovano ancora 7 superstiti del naufragio del 3 ottobre, una tragedia per la quale si sono sprecate belle parole per poi dimenticarsene dopo due giorni».

Mentre Khalid Chaouki continua a scrivere su Twitter, «Qui continua a piovere. Recuperati i panini, ognuno mangia nel suo letto o nel cortile. Manca una mensa», il PD del neo segretario Renzi, ieri in visita a Lampedusa, si spacca sull’iniziativa del giovane deputato di origini marocchine. Se da una parte giunge il sostegno di Davide Faraone, «Il Pd è con te. Centri come quelli di Lampedusa non possono essere tollerati. E li chiamano di accoglienza…», dall’altra c’è chi, come Dario Ginefra, critica il gesto ritenendo più produttivo trovare una soluzione in parlamento: «Con tutto il rispetto per il collega che ha deciso di chiudersi nel Cie di Lampedusa – spiega Ginefra- credo sia più corrispondente al nostro mandato chiuderci a Montecitorio per cambiare la legislazione in materia di immigrazione».

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