Pubblicato: ven, 15 Nov , 2013

La UE boccia la Legge di Stabilità

Secondo la Commissione europea, senza modifiche alla manovra, l’Italia non centrerà gli obiettivi

 

Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici

Olli Rehn, commissario europeo agli affari economici

Doccia fredda per il Governo dopo l’altolà della Commissione europea sulla Legge di Stabilità. Secondo Bruxelles la bozza in discussione in Parlamento in questi giorni espone l’Italia al «rischio di non rispettare le regole sul deficit del Patto di Stabilità e Crescita».

A far scattare il monito europeo è, in particolare, il debito troppo alto e le insufficienti misure per abbassarlo. Ciò comporterà, tra le altre cose, l’impossibilità per l’Italia di utilizzare la cosiddetta “clausola sugli investimenti”; questa prevede, per il paesi con un rapporto deficit/PIL sotto il 3%, la possibilità, temporanea, di venir meno all’obbligo di progressivo abbattimento del deficit (ma restando sempre sotto la soglia del 3%) per finanziare investimenti favorevoli alla crescita, limitatamente al cofinanziamento dei programmi con fondi europei. Nel caso dell’Italia la cifra di cui si parla è di circa 3 o 4 miliardi, risorse che non potrebbero essere usate se le previsioni della Commissione si avverassero.

La risposta del Governo non si è fatta attendere. Secondo il Ministero del Tesoro, quella di oggi non è una bocciatura e in ogni caso questa sarebbe priva di fondamento visto che a Bruxelles avrebbero considerato solo il contenuto della Legge di Stabilità, e non quanto previsto in altre leggi attualmente in discussione. Nel particolare dal dicastero di Saccomanni si riferiscono alla delega sulla riforma del fisco, alle imminenti privatizzazioni, al rientro dei capitali all’estero e alla spending review che, secondo Letta, dovrebbe portare risparmi per circa 2 punti di PIL. Per quanto riguarda il debito è lo stesso ministro Saccomanni ad intervenire sostenendo che: «La crescita del debito pubblico è la risultante di due fattori: la recessione e l’accelerazione del pagamento dei debiti della P.A.». A questo, ricordano da via XX settembre, va aggiunto che le proiezioni sulle finanze pubbliche fatte dalla Commissione e dal Governo divergono perché sono diverse le stime sulla crescita. E proprio perché sicuri delle loro previsioni, dall’esecutivo non fanno trasparire alcuna preoccupazione per il warning ricevuto da Bruxelles.

Il giudizio della Commissione ha rinfocolato le polemiche italiane contro le politiche economiche della UE. Il presidente del Consiglio, nel difendere la manovra, ha dichiarato: «Troppo rigore fine a se stesso soffocherebbe la ripresa». Mentre il suo compagno di partito e viceministro all’Economia Stefano Fassina è apparso ancor più duro: «Sarebbe ora che la Commissione facesse un po’ di autocritica. Se diamo retta all’Europa, l’anno prossimo ci ritroviamo con ancora meno».

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