Pubblicato: gio, 21 Apr , 2016

La leggenda di Cola Pesce.

Palermo, sala Almeyda Archivio Storico Comunale.

     In occasione del centenario della morte di Giuseppe Pitrè, federicol’attore e regista Ludovico Caldarera, porterà in scena, sabato 23 aprile alle 17.00, insieme a Monica Andolina e a Michele Piccione, nella sala Almeyda dell’Archivio Storico Comunale, ex convento di San Nicolò da Tolentino, in via Maqueda 157, l’antica leggenda di Cola Pesce, liberamente ispirata al racconto del letterato e antropologo siciliano, morto il 10 aprile 1916. La rappresentazione, che rientra nell’ambito della manifestazione “Le vie dei libri”, patrocinata dal Comune di Palermo e dall’Assessorato comunale alla cultura, è riletta da Caldarera in una chiave inedita, accostando la figura del giovane Cola ai tanti eroi martiri della recente storia siciliana.
Al termine dello spettacolo, seguirà la lettura de “Lu trenu di lu suli”, il drammatico testo di Ignazio Buttita, portato in scena da Ludovico Caldarera accompagnato da Monica Andolina, Michele Piccione Federico Immesi e Cristiano Valenti, nel quale il poeta racconta con amaro realismo la tragedia vissuta dai minatori in Belgio.

Cola era un giovane che amava così tanto il mare da passare tuttocolapesce cantastorie il tempo in acqua. Era così bravo a nuotare che in paese lo chiamavano Pesce; per tutti divenne infatti Colapesce. Quante storie raccontava di quel mondo sotto il mondo! E le barche che aiutava, e le creature che incontrava! Ma la mamma, preoccupata per quella ‘stravaganza’, un giorno, con rabbia, esclamò: “Che tu, o Cola, possa davvero diventare un pesce”! Intanto, Federico II, Re di Sicilia, che cercava uno marito coraggioso e aitante per la propria figlia, gli offrì di prendere in sposa la principessa a patto che riuscisse a recuperare dal profondo degli abissi una coppa, una collana e un anello. Colapesce, trovò i primi due oggetti preziosi, ma dell’anello e del giovane nessuno seppe mai più niente. Certo è che Colapesce non fece più ritorno.
Da quel momento, tante storie vennero raccontate. Alcuni riferirono che il giovane, in fondo al mare, vide che una delle tre colonne che reggono la Sicilia, stava per infrangersi e temendo che l’isola potesse scomparire, corse per sorreggerla. Altri riferirono che ancora oggi Cola vaghi negli abissi alla ricerca di quell’anello da donare alla principessa. Ma si sa, un anello è troppo piccolo per il mare così grande…
Sinossi Lu Trenu de lu soli
E dal buio che nasce la luce e questo lo sapeva bene Turi Scordu che, strappato dalla sua terra come un albero dalle radici, dall’oscurità delle miniere di carbone in Belgio immaginava un nuovo cammino insieme alla sua adorata famiglia che da Mazzarino lo avrebbe presto raggiunto.
Sul quel treno, la moglie Rosa pensava e ripensava. “Come sarà questo nuovo Paese? Come sarà questa nuova vita che ci attende?” Tante domande senza una risposta, perché dalla radio giunse presto la terribile notizia dell’esplosione della miniera e una voce asciutta elencò i nomi delle vittime; tra queste, anche Turi, l’amato marito. Vite spezzate, sogni mai realizzati, l’amaro destino comune a molti minatori che negli anni ’50, costretti dalla miseria di una Sicilia povera e senza speranza, troppo spesso invece della vita, trovarono la morte.

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