Pubblicato: dom, 20 Apr , 2014

Italia, un paese diviso

Un paese che guarda avanti, facendo ammenda degli errori comuni e uno per sempre muto, sordo e ignorante.

 

MAFIA: DELL'UTRI; LE TAPPE DI UN'INDAGINE LUNGA 16 ANNI/SPECIALEChi scrive di ciò a cui assiste, è costretto, se onesto, a narrare di due paesi. La divisione vera non è data da un nord e un sud, è trasversale, promana da due culture.

La prima, se si ammanta di modernismo, è tuttavia cadente come vecchi villaggi provinciali dove il tempo e gli avvenimenti del progresso provocano solo traumi per incapacità di capirli. Si guardano con occhi diffidenti le facce sconosciute e si preferisce poi affidarsi ai gatti e alle volpi. Le acquisizioni della crescita sociale, che non siano il vil denaro, faticano ad essere accolte. Con aria di superiorità culturale si criticano le imposizioni dei veli alle donne e poi le proprie le si considera più o meno oggetti buoni se nude e ancheggianti e godono di grande considerazione un rudere maniaco e uno strano personaggio, che dai nuovi attrezzi della tecnologia, che solo pochi anni fa spaccava come simboli perversi del moderno, posta frasi volgari e troglodite del tipo cosa fareste con lei da soli in macchina o guarda cosa accade alla bella ministra quando si piega. E’ l’emancipazione femminile che in entrambi i casi si reprime. Si tratta dello stesso strano personaggio nostalgico di tempi senza diversi che invitava “picchiate i marocchini” ed è perciò ovvio che le uniche proposte di comparaggio gli siano arrivate dalla Lega e dal movimento fascista della signora Le Pen.

Lo strano personaggio è un comico che fuori dai confini italiani definiscono senza mezzi termini buffone, insieme all’altro, il rudere maniaco, capo di una banda messa su da tre criminali: lui stesso già pregiudicato ovvero condannato in uno degli innumeri gradi della giustizia italiana o indagato o prescritto, vale a dire salvato dalla lentezza giudiziaria e dalla miriade di leggi che ha fatto, nella svendita dello Stato, a propria immagine e somiglianza, per una sfilza di delitti e reati tali che facilmente potrà essere accolto nel gotha del crimine, ma nel ridicolo paese, invece di essere assicurato alle carceri,è stato assegnato all’assistenza agli anziani e gli viene concesso di fare politica; il secondo condannato in via definitiva per mafia e in attesa di altri processi per delitti di egual natura e pertanto lasciato latitare in recessi da mille e una notte; il terzo pur’egli condannato in via definitiva.

Ebbene gli abitatori del  paese immutabile hanno eletto tra i grandi che dovrebbero riformare eticamente e culturalmente il paese e magari l’umanità intera prima il rudere maniaco, ora lo strano comico urlante. Un comico che nei suoi spettacoli promuoveva i cellulari che cuociono le uova, un moralizzatore che ha usufruito del condono berlusconiano per gli evasori fiscali, pregiudicato per omicidio colposo con il suo Suv di ben quattro persone, che tiene casa sul lago di Lugano, nel paradiso svizzero e nel primo paese ha accatastato come semplici villini da classe media, con notevoli risparmi fiscali, insolenti megastrutture per sguaiati miliardari: una di 24 vani e 2 piscine sulla collina di Sant’Ilario, un’altra a Marina di Bibbona di 21 vani, piscina, 5.600 metri quadrati di terreno, una rimessa per barche o yacht di 70 metri quadrati e nonostante tanto urli contro i rimborsi elettorali il suo, di 42 milioni, non lo ha restituito manco per niente, cà nisciuno è fesso, perché lo statuto del suo strumento non è depositato, è solo un pezzo di carta scritto e titolato “non statuto” dal signor Casaleggio, l’unico che possa consigliare il despota, che infatti caccia chiunque solo accenni a un dissenso, ma non si sa neppure chi egli sia, tranne che sta in affari commerciali con il comico urlante.

Scusatemi, abitatori del primo paese, da prendersi le pance e scompisciarsi, come ovunque fanno fuori dal paese di Acchiappacitrulli, regno incontrastato dei gatti e delle volpi.

E bisogna essere italioti per godere nell’aver sostituito i “papponi”. Ricordate quando, dinanzi agli indegni spettacoli parlamentari, si celiava “mi faccio il partito dei calvi e se mi va bene in pochi anni mi assicuro un lauto stipendio e una pensione dorata”? Ebbene, fatto. Postano il loro profilo: sono stato anche un barbone, ascoltate come canto, ho fatto il militare a Cuneo, guardate la foto della mia compagna in bikini e capirete perché mi sono fermato nelle Marche. Qualche decina di click sulle tastiere e brevi e circoncisi muovono alla pappatoia, dove comunque quelli di lungo corso sono tutti rimasti.

Ma per fortuna c’è anche un secondo paese. E’ di questi giorni la bellissima notizia che la casa che fu del boss Badalamenti, colui che ha ordinato l’assassinio di Peppino Impastato, confiscata, è stata assegnata a Radio 100 passi, erede dell’emittente con la quale l’uomo di Cinisi parlava del potere mafioso, tanto efficacemente da costituire una minaccia, un affronto dentro il dominio incontrastato di uno dei capi più temuti e rispettati di Cosa Nostra, a soli 100 passi addirittura dalla dimora e la residenza del suo potere, tanto forte da ricevere l’omaggio del divino Giulio. Peppino Impastato fu ucciso lo stesso giorno dell’assasinio di Aldo Moro e magari non per caso, si trattò forse dell’atto estremo della reazione.

Dunque, il fatto che, per la fede di pochi uomini, sono stati percorsi quei 100 passi che per Impastato rappresentavano la separazione voluta dalla mafia, e non solo, dalla legalità, costituisce un evento di grande valore simbolico, Radio 100 passi, fondata da amici e collaboratori di Peppino trasmetterà dalla casa confiscata al capo della mafia che ne comandò la morte. E’ una vittoria della legalità, che arriva certo dopo tanto tempo, il risarcimento di un sacrificio di giustizia e di democrazia, che come al solito non è stato colto a pieno dall’informazione, ma conforta la parte di paese che vuole crescere, di tutti coloro che prima interrogano la propria coscienza per migliorare se stessi, non chiedono conto e fatti semplicemente agli altri ma si impegnano per rinascere insieme.

Fulvio Turtulici

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