Pubblicato: mer, 1 Ott , 2014

Intervista al Segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero.

Il cambiamento attraverso il superamento della centralità del mercato e della mercificazione per la libertà dell’individuo e la costruzione di nuovi rapporti sociali.

paoloferreroDopo che l’intervista con Paolo Ferrero si è conclusa, abbiamo appreso di una dichiarazione di Renzi: “ il punto è la garanzia alle imprese della libertà di licenziare”. Vorremmo dire a Renzi che il contratto sociale, l’atto di nascita della civile convivenza, si fonda sull’emancipazione dallo stato di selvaggio, ribellione dell’uomo prometeico dallo stato animale in cui il pesce grande mangia il piccolo. Pure a Renzi non dovrebbe sfuggire che nel rapporto di lavoro pesce grande è l’imprenditore, piccolo il lavoratore, tanto che sono centinaia di migliaia i lavoratori licenziati e centinaia quelli colposamente uccisi dagli imprenditori; l’art. 18, tutelando il piccolo progredisce nella civiltà, le parole di Renzi tradiscono la nostalgia della giungla. Ancora più opportuna, dunque, ci appare un’intervista a un uomo che comunque a sinistra ci sta non come intruso ma perché vi è di casa.

1)     Segretario, dai primi anni ’80 la composizione della popolazione in Italia è notevolmente cambiata, l’80% d’essa è divenuta proprietaria di immobili, la massa dunque si è trasformata in piccola e media borghesia: come aveva previsto Pasolini, consumatori che anche nelle aspirazioni e nei comportamenti sono, di fatto, conservatori e anticomunisti . Marx viene considerato ormai defunto. Pertanto in questi anni la sinistra ha perso l’ampia base sociale di cui disponeva. Ma la crisi oggi produce nuove emarginazioni. Soggetti sociali diversi tuttavia: categorie intellettuali, lavoratori precari, giovani, migranti. Difficile ricomprenderli in un’unica classe omogenea, a parte il disagio. Quale potrà essere dunque la politica della sinistra, non di attenuazione delle rinunce, ma di progetto?

Non sono d’accordo con il giudizio apocalittico di Pasolini. La proprietà della casa (sovente solo nominale, perchè in realtà si continua per anni a pagare un mutuo), non è condizione sufficiente per definire il passaggio da una classe sociale ad un’altra. Non condivido quindi la valutazione sulla radicale modifica della composizione di classe avvenuta in Italia: in Italia vi è una fortissima frantumazione della classe lavoratrice, non un restringimento di quello che un tempo avremo chiamato il proletariato. Il punto è quindi trovare le strade e le culture per unificare una classe che oggi è dispersa e senza coscienza di se perchè in questi anni oltre ad una sconfitta materiale abbiamo subito una sconfitta culturale: ci troviamo di fronte ad una potentissima colonizzazione dell’immaginario che costruisce forme di identificazione iper individualistiche anche tra i lavoratori salariati classici e che vivono in affitto. Detto questo penso che il punto di contraddizione su cui far leva oltre alla contraddizione di classe in senso stretto, sia dato dalla contrapposizione alto/basso e noi dobbiamo costruire un fronte che connetta il “basso” contro l’alto: detta brutalmente il popolo contro la finanza, le multinazionali e la miriade di manager, funzionari e politici che ne curano gli interessi.

2)     Le teorie di Marx non si sono avverate, almeno nel mondo occidentale. Ma quali dovranno essere i riferimenti culturali per ricostruire una sinistra guida del cambiamento?

Risp. Penso che il nodo di fondo stia nella valorizzazione del marxismo nella sua interezza, evitando ogni economicismo. Sono totalmente contrario alla lettura – che si sente anche a sinistra – secondo cui il marxismo sarebbe una teoria dell’eguaglianza, il liberalismo della libertà e il cattolicesimo della solidarietà. Penso che vada detto con chiarezza che Marx è il teorico della libertà degli individui: il superamento del capitalismo è necessario proprio per permettere che gli individui possano essere liberati dalla schiavitù dello sfruttamento e quindi diventare padroni della propria vita. Il superamento delle classi sociali è il passaggio propedeutico alla libertà del lavoro e al rispetto della natura. Questa è a mio parere la cultura necessaria per porre il tema del cambiamento: il superamento della centralità assorbente del mercato e della mercificazione integrale quale condizione per poter mettere al centro i valori d’uso e quindi la libertà delle persone e la costruzione di nuovi e diversi rapporti sociali.

3)     Fuori dai confini dell’Occidente, invece, si trova la massa sterminata dei nullatenenti, proprietari della sola loro prole. Ma non crede ci sia un vuoto di proposte, di progetti, che l’assenza della sinistra è, se possibile, ancora più evidente lì da dove forse potrà ripartire il futuro, data l’immobilità dell’Occidente? Non è forse vero che la sinistra esiste solo se internazionalista?

Risp: La sinistra è tale ed è efficace solo se è internazionalista e cioè se è in grado di motivare e praticare una solidarietà che non è caritatevole ma consapevolezza dei comuni interessi contro un comune avversario. Dal punto di vista delle contraddizioni, registro che in America Latina possiamo vedere un enorme processo di trasformazione sociale e di fuoriuscita dalle politiche neoliberiste che non ha pari in alcuna altra parte del mondo. Mi è però difficile dare una valutazione “storica” su dove si apriranno le maggiori contraddizioni. Ad esempio, il netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro che interessa i popoli europei è aperto a uscite a destra ma anche a sinistra. La partita è tutta da giocare.

4)     Cosa mai rappresenta, cosa vale e a cosa serve questa Europa che riesce a restar muta e immota pure dinanzi ai crimini in Palestina, che si lascia trascinare da dissennate politiche di guerra in Medio Oriente, inconcludente pure al cospetto dei tragici esodi dei disperati della terra?

Risp: Questa Europa ha costituzionalizzato le politiche neoliberiste ed è dominata da elites di destra incapaci di far valere i propri interessi distintamente dall’imperialismo statunitense. Questo fa si che l’Europa sia un gigante economico ma un nano politico in cui ogni singolo paese cerca di ritagliare qualche vantaggio dall’obbedire al principe. La costruzione di una Europa non allineata è tutt’uno con il rovesciamento di questa Europa neoliberista e subalterna agli USA. Anche per questo è decisiva la battaglia contro il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) che l’Unione Europea vuole stipulare con gli USA e che significherebbe la vera e propria costituzionalizzazione del neoliberismo su scala sovracontinentale.

5)     Si ferma anche la locomotiva Germania. Il capitalismo neoliberista è fallito, eppure non si intravede un’alternativa a questo sistema. Lei cosa pensa dovrà succedere?

Risp: Penso che la locomotiva tedesca è destinata a fermarsi a causa delle stesse politiche di austerità che il governo tedesco ha fortemente voluto e che hanno portato in recessione tutta l’Europa. Questo aumenterà le contraddizioni e la partita si giocherà sempre più tra destra nazionalista neoliberista e sinistra antiliberista. Non vedo una uscita “centrista” da questa situazione in un le classi dominanti europee ci hanno cacciato e si sono cacciate.

6)     Non basta il sentimento umano per evitare il dramma dell’emigrazione e non basta il richiamo al diritto al lavoro nei paesi sviluppati quando le condizioni di arretratezza in gran parte del globo permettono il feroce sfruttamento di manodopera quasi alla soglia dello schiavismo. Cosa, al di là delle buone intenzioni, si potrebbe concretamente fare e subito?

Risp. Per quanto riguarda le persone che scappano dalle guerra è necessario un programma di accoglienza europeo, una politica di cooperazione internazionale e l’embargo di forniture militari dall’Europa verso i paesi belligeranti. Per quanto riguarda la migrazione economica tre mi paiono le questioni principali. Innanzitutto una accoglienza decente e socializzata a livello europeo. In secondo luogo l’abolizione delle leggi come la Bossi Fini che rendono automaticamente illegali i migranti ed in terzo luogo un programma di cooperazione con i paesi dell’area del mediterraneo e più in generale del terzo mondo finalizzati allo sviluppo autocentrato di quei paesi. Per sviluppo autocentrato intendo uno sviluppo basato prioritariamente sullo sviluppo di un mercato interno e sul mantenimento della proprietà contadina ( la cui distruzione da parte delle multinazionali è all’origine di tanta parte dell’emigrazione).

7)     Torniamo in Italia. Berlusconi è stato assolto per il caso Ruby. Mi chiedo come sia potuto succedere. E tuttavia Berlusconi è un pregiudicato, i cofondatori di Forza Italia, uno è condannato in via definitiva per corruzione dei giudici, l’altro in via definitiva per mafia, il factotum che si teneva in casa era un assassino spacciatore di droga organico alla mafia e papi stesso iscritto alla loggia che organizzava colpi di Stato e stragi. Eppure è stato associato alla riforma istituzionale. Bisogna dunque che ci rassegniamo all’unico potere evidente affaristico – massonico, per il quale, nel corso della storia repubblicana, un killer di mafia è stato sovente uno strumento per intavolare trattative con le istituzioni ?

Risp: Io non mi rassegno. Prendo atto che Renzi ha resuscitato Berlusconi e lo ha eletto a principale interlocutore politico ed istituzionale. A questo punto però non basta prendersela con Berlusconi, il problema è Renzi.

8)     Come giudica la riforma di Renzi?

Risp. Se si intende la riforma elettorale, ritengo sia peggio della legge Acerbo varata dal fascismo dopo la marcia su Roma. Oltre a ipotizzare un enorme premio di maggioranza, cerca di abolire tutte le formazioni politiche minori ed in particolare la sinistra. Se ci fosse stata questa legge Gramsci e Matteotti non sarebbero mai stati eletti nel Parlamento nel 1924. Ritengo che la legge elettorale attuale, frutto della sentenza della consulta (proporzionale con una preferenza) sia la migliore legge elettorale possibile.

9)     “La Carta del coraggio”, documento conclusivo della terza Route nazionale degli scout, sfida la Chiesa e la politica: invita ad accogliere divorziati, conviventi ed omosessuali, a dare spazio effettivo alle donne, a fidarsi della coscienza dei fedeli anche quando la pensano in modo diverso dal magistero, a chiudere i Centri di identificazione ed espulsione, i famigerati Cie, a concedere la cittadinanza a chi nasce in Italia, a ridurre drasticamente le spese militari. Un atto significativo di un fermento nel panorama cristiano è passato pressoché in silenzio. Considerato che è in atto in tutto l’universo delle religioni e potrebbe acuirsi anche nel cattolicesimo una reazione integralista, non crede sia tempo di cominciare ad intraprendere tratti di cammino insieme con tutti coloro che, pur di orientamenti diversi, condividano il primato della giustizia sociale, dei diritti civili, del rispetto dell’uomo e del cittadino?

Risp. Ho sempre pensato che per uscire dal disastro delle politiche neoliberiste, la sinistra abbia nel mondo cattolico un alleato naturale. La solidarietà, il rispetto della persona e della sua dignità sono temi che – pur con significative differenze sui diritti civili – devono vedere un dialogo e una azione comune tra comunisti e cattolici. Del resto la positiva esperienza latinoamericana è impensabile senza questo dialogo tra cattolicesimo progressista e sinistra antiliberista.

10)  Come giudica l’esperienza della lista Tsipras?

Risp. Molto positivamente. E’ stato importantissimo – e non era per nulla scontato – presentarsi alle elezioni europee con una lista unitaria e il risultato ha aperto una nuova strada. Adesso si tratta di percorrerla costruendo – a partire proprio dall’esperienza della lista – un soggetto politico unitario della sinistra. Non si tratta di fare un partito unico, non ve ne sono le condizioni. Si tratta di costruire un soggetto plurale in cui tutte le anime e le esperienze della sinistra antiliberista possa no confluire per costruire un punto di aggregazione. Stiamo procedendo lentamente ma mi pare si stia procedendo nella direzione giusta!

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